sabato, settembre 15, 2018

 

EU copyright: un potenziale bacio della morte




La nuova direttiva UE sulla tutela del copyright approvata mercoledì scorso, mentre l’attenzione dei media era concentrata sull’Ungheria di Orban, è frutto di un’elaborazione durata anni, nei quali svariate proposte sono state analizzate e respinte dai panel di esperti in sede di commissione e un testo è stato bocciato in aula dal parlamento europeo.
Ciò non ha allentato minimamente la marcatura stretta delle lobby - principalmente quella degli editori - sugli europarlamentari, né ha impedito che qualche manina astuta reintroducesse nel testo votato due regole che sono potenzialmente disastrose per la libertà di espressione.

#link tax: ai fornitori di servizi in rete, tra i cui i motori di ricerca, gli aggregatori di news e i social network, non sarà più permesso di pubblicare collegamenti ipertestuali (link) alle pagine dei siti di quotidiani e periodici senza un previo accordo con gli editori per il pagamento di una licenza.
Il divieto - da cui restano escluse organizzazioni come Wikipedia - ha maglie strette: senza licenza, saranno ammessi solamente link composti da un’unica parola del titolo o sottotitolo.

Dov’è il problema? Nei risultati dei motori di ricerca e sui social saranno visibili come oggi solamente i link alle testate online di quegli editori con cui i fornitori di servizi avranno interesse ad accordarsi.

Algoritmi. i fornitori di servizi di cui sopra dovranno adottare filtri basati su algoritmi che scandaglieranno qualsiasi contenuto gli utenti vorranno pubblicare (testi, foto, video, link) confrontandolo con un database di materiali coperti da copyright. In caso di risultanza positiva il processo di pubblicazione sarà automaticamente bloccato.

Quali problemi:
a) non è contemplato alcun controllo a garanzia di cosa sarà immesso e aggiunto nel database;
b) la vaghezza del testo della direttiva consegnerà ai filtri - e a chi li “istruisce” - il potere di censurare anche i contenuti più banali e innocenti. Facciamo qualche esempio:
• l’aforisma tratto da un libro [BOCCIATO]
• due righe tratte dal testo di una canzone [BOCCIATE]
• il selfie o la clip video che abbia come sfondo l’interno di uno stadio di calcio [BOCCIATI]
• la foto o il video amatoriale in cui compaiano un cartellone pubblicitario o un palazzo senza che sia stata richiesta e ottenuta la licenza d’uso di chi detiene la proprietà intellettuale [BOCCIATI];
c) gli algoritmi, come dimostra l’applicazione fattane su YouTube, sono tutt’altro infallibili, ma in caso di errore si avrà unicamente la possibilità di sporgere reclamo e attendere che sia esaminato.

Ora, è fuori discussione che occorra una regolamentazione aggiornata che garantisca un congruo riconoscimento ai creativi, agli autori e agli editori e può anche darsi che gli effetti della nuova direttiva siano meno catastrofici del temuto.
Non di meno, dubito che gli europarlamentari, presi dalla fretta di portare a casa il risultato con ampio margine rispetto alla fine del loro mandato, fossero realmente consapevoli delle conseguenze di ascoltare le sirene dei lobbisti.
Una cosa è certa: se un set di regole a tutela del copyright come quello approvato dal parlamento europeo fosse stato in vigore quando il web era ancora in fasce avremmo sulla coscienza un infanticidio informatico. La Rete come la conosciamo non esisterebbe.

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