venerdì, maggio 12, 2006

 

Un libero giudizio su Libero

Ormai i titoloni da osteria di Libero e i fondi al curaro di Vittorio Feltri suscitano in me solo una curiosità di tipo quasi antropologico: praticamente un'inezia rispetto ai conati che accompagnano la lettura de Il Giornale (La Padania è fuori lista: sarò anche reprobo, ma non vedo perché espiare in anticipo autoinfliggendomi torture disumane).

Confesso di provare ammirazione per Feltri (senior) dai tempi in cui dirigeva L'Europeo e di considerarlo tuttora un maestro non già per quel che scrive ma per come scrive.
A mio modesto avviso, Feltri è tra i pochi giornalisti italiani dotati di autentico carisma e di una prosa brillante, godibile, accompagnata dalla rara capacità di essere monotematico senza apparire monocorde.
Il suo sodale Renato Farina, ad esempio, non riesce a uscire dagli steccati di un livore malmostoso. Per quanto si sforzi, le sue invettive sprezzanti da inquisitore sono o troppo "di testa" o troppo "di pancia" e, in ogni caso, hanno il calore e la seduttività della verdura surgelata appena estratta dal freezer.
Feltri, al contrario, è un asso nell'intrattenere il lettore seminando astutamente esche che tengono desta la sua attenzione, nel fingersi distaccato e obiettivo quando distribuisce giudizi al vetriolo, nell'usare spudoratamente la sciabola facendola passare per un fioretto.

D'altra parte Feltri è una curiosa figura di arciconservatore: una furbissima canaglia che si diverte come un matto a essere la voce di ciò che una certa Italia reazionaria, timorata di Dio e fondamentalmente ipocrita pensa ma non ha le (beep!) di esternare in pubblico.


Dal punto di vista della comunicazione, Libero è una Case History interessante. Libero è l'antitesi dell'intellettualismo d'élite de Il Foglio. È confezionato per sguazzare negli eccessi, per estremizzare i toni del confronto politico, per essere il giornale nazionalpopolare che rispecchia i timori, il moralismo di facciata, le pulsioni anti-sistema e l'anticomunismo viscerale della piccola borghesia di destra.
Felti ha dimostrato furbizia e mestiere nel posizionare la sua creatura, nell'alimentare la mistificazione del giornale corsaro, fazioso ma non allineato, che scrive tutto quello che la concorrenza asservita ai partiti reputa troppo forte o sconveniente.

Chapeau, dunque, a Vittorio Feltri, vincitore (per ora) in un'ardua sfida dove illustri colleghi ed editori agguerriti hanno fallito miseramente. Però, Vittorio, da tuo antico estimatore una cosa te la devo proprio dire:
IMHO, Libero fa (beep!).


Comments:
imparato molto
 
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