sabato, aprile 29, 2017

 

Il lato non affilato della memoria





Ieri notte ho avuto notizie di una persona persa di vista quasi 40 anni fa: una bella persona conosciuta per poco tempo, ma di cui serbavo un bel ricordo.
Mi ero sempre ripromesso di informarmi ma, data la lontananza, il lunghissimo silenzio e la complicazione di non essere compaesani, non sapevo come farlo con la dovuta discrezione, senza infastidire o generare inutili incomprensioni.

Per me la fregatura sta nel fatto che, nella memoria, le amicizie con cui non ho più contatti restano esattamente come le ho lasciate: gli anni, le rughe e i capelli grigi, i matrimoni riusciti o deragliati, i figli e i problemi di salute sono tutte esperienze con cui non devono fare i conti, anche se sono perfettamente consapevole che si tratta di un artificio, una costruzione mentale, qualcosa di totalmente irreale.

Tornando a bomba, per farla breve ho saputo che questa persona così solare, simpatica e alla mano è morta circa 8 anni fa.
Il diabete, che già condizionava la sua vita quando la conobbi, se l'è portata via scavandola lentamente e silenziosamente, goccia a goccia, saccheggiando i suoi talenti un pezzo per volta.
Non so come spiegare cosa ho provato venendo a sapere che era morta da tempo: è stato come riaffacciarsi in una stanza della casa in cui si è cresciuti e trovarla vuota, in rovina, polverosa e silenziosa.

Non me la sono sentita di chiedere maggiori ragguagli sulla sua vita: sarebbe stato fuori luogo mettere in imbarazzo il mio interlocutore con domande indiscrete e personali, in ogni caso irrilevanti. Preferisco tenermi il calore del ricordo di un'amicizia adolescenziale e immaginare che la persona che conobbi abbia avuto la vita piena, negli affetti, nel lavoro e nel sociale, che meritava.

La memoria è un'arma a doppio taglio, ma qualche volta si ha la possibilità di scegliere la parte non affilata.

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venerdì, febbraio 24, 2017

 

letame virtuale



tracciato del social network beast

I liquami verbali che tracimano da gruppi chiusi dal titolo che si descrive da solo come "Fistare Bebe Vio con le sue stesse protesi" e "Pastorizia never dies" e le condivisioni a manetta del video delle due Rom chiuse come bestie in un gabbiotto per i rifiuti a Follonica sono solo due esempi recenti dell'insostenibile bruttura dei social network oggi.

C'è qualcosa di disarmante nella bestiale leggerezza con cui persone apparentemente non stupide, incolte e abbruttite dalla vita trovano normale, divertente, persino cool sciorinare sui social network immagini, contenuti audio/video e commenti degni dei deliri di persone sessualmente represse, intrisi di violenza verbale, privi di qualsiasi rispetto ed empatia verso le vittime.

Il peggio è l'amoralità, la mancanza di consapevolezza e di senso di responsabilità nei confronti di ciò che si pubblica o si condivide sui social network.
Facebook e la virtualità sono vissute come una dimensione carnevalesca in cui le regole sono sospese o sovvertire e tutto è effimero intrattenimento. Alle prime critiche c'è chi fa spallucce, chi palesa il suo analfabetismo funzionale, ma anche chi reagisce sprezzante proclamandosi detentore di un inarrivabile, insindacabile e incompreso intento satirico.
Sarà anche virtuale ma tutto questo concime organico nel ventilatore social rende l'aria irrespirabile.

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mercoledì, gennaio 11, 2017

 

Il passo falso del grillo



Mi sono posto una domanda oziosa: come dare una parvenza di senso alla scombinata liaison dangereuse tra il ruspante ed euroscettico MoVimento Cinque Stelle e i vertici del gruppo Liberal-democratico al Parlamento Europeo?

I protagonisti

Beppe GrilloGuy Verhofstadt - ex premier del Belgio, interessato ad aprire le porte dell’ALDE al M5S allo scopo di puntellare la posizione dei Liberal-Democratici come terzo gruppo dell’Europarlamento, ma soprattutto per prenotare per sé la prossima poltrona di prestigio lasciata vacante a Strasburgo o Bruxelles.

I vertici M5S - per cui concludere la trattativa con Verhofstadt e l'ALDE era un’occasione da cogliere perché:
• avrebbero svincolato gli euro-pentastellati dall’alleanza sempre più limitante e improduttiva con l’UKIP di Nigel Farage, poco coinvolto nei lavori dell’Europarlamento da quando ha fatto bingo con la Brexit;
• operando all’interno dell’ALDE, la pattuglia del M5S avrebbe potuto esercitare un’influenza maggiore sulle decisioni dell’Europarlamento;
• ultimo ma non ultimo, c’era una discreta possibilità di ritagliarsi la stessa autonomia decisionale goduta all’interno del gruppo parlamentare EFDD.


Gli ignari

Quasi tutti gli europarlamentari dei due gruppi più la base elettorale del M5S in Italia.


Il feuilleton

L’accordo, strombazzato in Italia come già concluso e solo da ratificare, è saltato miseramente.
Le resistenze, le proteste e le spaccature all’interno dell’ALDE che Verhofstadt aveva sottostimato si sono trasformate in una porta sbattuta in faccia ai Cinque Stelle.
Questi ultimi, non potendo fare altrimenti, hanno inscenato la manfrina del “non ci meritano”, “questa volta abbiamo fatto tremare i poteri forti e loro hanno reagito” ecc. ecc. La verità è che ora pagheranno pegno a Nigel Farage per rientrare nell’EFDD.


Il taxi

yellow cabTutto questo mediocre canovaccio mi ha ricordato una frase di Enrico Mattei: “Uso i partiti allo stesso modo in cui uso i taxi: salgo, pago la corsa e scendo.”
La trattativa è stata il taxi su cui sono saliti due estranei che intendevano raggiungere i rispettivi obiettivi.
Accordarsi era esclusivamente una questione di convenienza: ci sarebbe stato tempo e modo, in seguito, per appianare le siderali divergenze di vedute, per far digerire ai rispettivi parchi buoi l’idea che il rospo da baciare era un bellissimo principe sotto maleficio e, al momento opportuno, separarsi salvando la reputazione.

Sul più bello, però, il taxi ha forato: nemici come prima.

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sabato, gennaio 07, 2017

 

Le divisioni di Saviano



Gomorra book by Roberto Saviano

«Il Papa? Quante divisioni ha il Papa?», avrebbe chiesto Stalin a Yalta a quanti gli facevano presente le esigenze di Pio XII sull'assetto europeo. La stessa domanda risuona oggi a proposito di Roberto Saviano da Napoli, scrittore e saggista, almeno alla luce delle reazioni tranchant nei toni e miserrime nei contenuti di alcuni noti esponenti della politica nostrana alla sua uscita sogno sindaci africani estrapolata da un’intervista curata da Gianni Riotta per la RAI.

Già, di quante divisioni dispone Roberto Saviano? È un pericoloso arruffapopoli? È il leader in pectore di un movimento politico di massa? Si candida a sindaco di qualche grande città? Ha in tasca la potenza deflagrante della verità assoluta o la soluzione definitiva per sanare l’Italia meridionale dai suoi mali endemici?

Direi niente di tutto questo. Saviano di per se non è un oracolo, un santone o un eroe senza macchia da sollevare su laici altari.
Di mestiere fa lo scrittore, ovverosia campa sul successo di ciò che scrive. E siccome scrive e parla di malavita organizzata e di altri problemi di stringente attualità si documenta, studia, riflette ed esprime opinioni talvolta discutibili ma non del tutto infondate: è così che si è costruito una sua autorevolezza.

Dice anche stronzate, Saviano, che sembra avere un altissimo concetto di se a fronte di una simpatia e di un calore umano tutt’altro che irresistibili e si presta al rituale delle “ospitate” sui media per promuovere le sue opere in uscita. Dov’è lo scandalo?
Dà fastidio, ah come dà fastidio in questo Paese il Roberto Saviano ghibellin fuggiasco con robusto conto in banca; quanto urta l’intellettuale finto-asceta che si permette di levare il dito accusatore senza sporcarsi le mani, il pennivendolo che lucra vendendo la carogna di un’Italia parallela, cinica, molle, malavitosa e decadente.

Ma esiste quest’Italia marcia alle radici o è solo il parto della fantasia di un furbone, di un lavativo che ha trovato il modo di vivere in agiatezza senza faticare?
Forse è proprio qui il punto. Non è in discussione l’esistenza di camorra, sacra corona unita, ndrangheta e mafia, dei racket, della corruzione, del caporalato, delle guerre per il controllo del territorio, ma che sia Saviano a spremere questi bubboni per vendere - bene - i suoi libri: altrove chiamerebbero questo atteggiamento invidia sociale o rancore iconoclasta.

Quanto poi al “sogno un sindaco africano” non significa niente se non si colloca quest'affermazione nel contesto dell’asfissia culturale, politica e amministrativa del Centro-Sud, dove i semi del riscatto e della speranza sembrano puntualmente seccare in una terra diventata sterile.
Prendersela con Saviano perché “fa male all’immagine di Napoli” o perché invade indebitamente il campo della politica è un po’ come avere un orgasmo fissando il dito che indica la luna.

Inciso finale: a scanso di equivoci, mai stato fan di Roberto Saviano.

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giovedì, dicembre 15, 2016

 

Anti-antivirus



security paranoid

Gli antivirus sono cosa buona, utile e giusta fintanto che non pretendono di prendere il controllo totale del browser impedendone di fatto l'utilizzo.
Avast, purtroppo, ha dimostrato questa insana e precocissima propensione alla paranoia da sicurezza, istigando Firefox - già severo di suo - e iCab a rifiutare tassativamente l'accesso a normalissimi e protetti indirizzi https quali quelli di Gmail, Facebook, Pinterest, Flickr e del servizio di home banking.

Se voleva essere un test sulle mie doti di pazienza e mite rassegnazione, beh, è finito ingloriosamente nel cestino insieme ad Avast.

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giovedì, dicembre 01, 2016

 

Apotropaico



mano figa

Un’immagine come questa ha risvegliato il ricordo, lontano nel tempo, di un ciondolino scoperto da bambino in una vecchia scatola di latta tra ditali, spille, bottoni e monetine fuori corso. Era una minuscola mano serrata a pugno appartenuta - venni a sapere - alla primissima infanzia di mio padre.

Ingenuamente, non capivo cosa fosse quella lieve protuberanza tra l'indice e il medio che sembrava un’imperfezione, una sbavatura. Ero ben lontano dall'immaginare che quell'oggetto fosse una mano fi*a, un amuleto oggi desueto che veniva indossato legato al polso a difesa da s’ogru malu: il malocchio.

Oggi fare la fi*a è solo un gesto volgare o, in altre parti del mondo, un modo spiccio per esprimere il rifiuto di fare qualcosa.
Nulla che spartire con il significato apotropaico del ninnolo, vestigia di remoti rituali contro l’invidia malevola intesi a mettere i bambini e la fertilità, sia femminile che maschile, sotto la magica protezione della vulva di una divinità (Iside, Astarte, Venere, Giunone).
Superstizione, senza dubbio, tuttavia provo rispetto per i sentimenti materni di mia nonna o di chi fece quel dono tanto particolare, conservato con discrezione nel ripiano più alto della credenza di cucina, mezzo secolo fa.

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