venerdì, dicembre 08, 2017

 

Constant



25 anni fa usciva negli USA il singolo Constant Craving, una ballata avvolgente ai confini tra il genere country e il soft rock dominata da una voce femminile, quella di K.D. Lang, di cui si percepiva la spiccata personalità.

Per certi versi, il clamoroso successo dell’album che conteneva la hit (6 dischi certificati platino solo nei mercati USA/Canada) e l’aspetto prettamente musicale hanno avuto un impatto minore rispetto al “personaggio" K.D. Lang.
Il taglio di capelli, l’inclinazione per i blazer e il vestiario di taglio maschile portati con eleganza e il suo tranquillo coming out come lesbica fecero della cantante l’icona di stile “differente” che ancora mancava nello showbiz.

Non ha avuto la carriera lunga e sfolgorante che ci si poteva aspettare da una voce come la sua, ed è un peccato.



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sabato, novembre 25, 2017

 

Castway



Nostalgia, nostalgia canaglia. Da qualche giorno sono entrato per curiosità in un gruppo chiuso di Facebook dal titolo che non lascia adito a fraintendimenti: “Naufraghi di Splinder”.

Mi sono sentito un po’ un impostore tra di loro visto che sulla piattaforma Splinder, chiusa ai primi del 2012, ho pubblicato poco o nulla né si può dire che abbia lasciato il segno, mentre chi commenta ha vissuto intensamente quella stagione irripetibile di creatività e socialità malgrado Splinder.

Già, la sorte spettata a quel servizio resta uno degli esempi più eclatanti in Italia di come l’acquisto multimilionario da parte di un gruppo grosso, ma con il core business altrove e un management non all'altezza, possa essere il bacio della morte per i fiori di serra del web.

Tornando al gruppo, l’atmosfera non poteva che essere quella dei raduni di ex liceali e compagni di classe, dove ci si ritrova vent'anni dopo con l’imbarazzo di farsi riconoscere o di frugare nella memoria in cerca della scintilla di un ricordo in comune.
Il tutto, però, gestito senza affanno, con garbo, affettuosa sollecitudine e spigliatezza. L’onda della nostalgia dei bei tempi andati e il piacere di ritrovarsi non fanno perdere la consapevolezza che la vita è andata avanti, altrove o di traverso in certi casi.

Molti dopo Splinder hanno aperto un blog altrove, ma “non è stata più la stessa cosa”; diversi hanno smesso di scrivere. Un po’ tutti si sono sentiti dispersi, tagliati fuori, periferici rispetto a un flusso che ormai passa altrove, frammenti in caduta libera di una galassia perduta… naufraghi di Splinder, appunto.

Un ultimo appunto: sono abbastanza vecchio da avere una collezione di ricordi nostalgici di altre e più lontane stagioni nelle quali mi sono sentito parte di qualcosa di più grande e di importante: i baracchini CB, le radio libere, i newsgroup, i forum e la chat tra utenti Mac quando la Mela morsicata non era ancora l’acclamata griffe di dispositivi hi-tech di lusso. Oggi guardo i fenomeni social con occhio disincantato e il freno a mano tirato e non è che mi senta privilegiato. C’è qualcosa di peggio dell’innamorarsi di un'idea ed è il non innamorarsi più.


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domenica, novembre 05, 2017

 

Maniac



Ebbene sì, lo ammetto a fatica, ma anch’io ho assunto comportamenti turpi e inappropriati nei confronti del gentil sesso.
I fatti risalgono a molti anni fa, però ritengo giusto assumermi la responsabilità dell’accaduto.

Tornato dalla mia solita visita al parchetto malfamato e malfrequentato dove, secondo voci di corridoio, andavo a molestare le vecchiette con la scusa di cercare l’ispirazione, mi fermai alla reception per scambiare quattro chiacchiere con la segretaria.

Lei mi dava le spalle, china sulla fotocopiatrice e io, che quel giorno indossavo un trench alla tenente Colombo, proprio non seppi resistere all'insana tentazione... infilate le mani nelle tasche, improvvisai il classico gesto del maniaco sessuale.
La poverina colse il movimento con la coda dell’occhio. Non sussultò: fece una vera e propria giravolta acrobatica e, fissandomi con gli occhi sbarrati, esclamò: “Oh santalamadonna!!”.

Dopo qualche secondo tolse le mani dalla bocca e, profferita qualche esclamazione non esattamente da educande, si sciolse in un irrefrenabile moto di ilarità neanche mi fossi mostrato ignudo sotto l’impermeabile :-(
In effetti l’avevo messa sotto shock perché tutto si sarebbe aspettata da me tranne una burla sopra le righe.

Ho grande rispetto per le donne e, malgrado il tempo trascorso da allora, mi affligge il pensiero che qualcosa che ho fatto possa aver offeso e traumatizzato quella persona. Mi rincresce; non riflette ciò che sono.
Mi scuso perciò con l’ex collega per le conseguenze che possono averla tormentata in tutti questi anni a causa del mio comportamento del tutto incongruo.

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giovedì, ottobre 19, 2017

 

Made of stone


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venerdì, settembre 15, 2017

 

NOLI (me tangere)



Un’iniziativa locale spacciata per pacificatrice, ma che di pacifico o di riparatorio ha pressoché nulla sta diventando un rumoroso caso nazionale. Il casus belli è costituito dalla decisione della giunta comunale di Noli (Savona) di erigere una targa in memoria di Giuseppina Ghersi, un’adolescente che nel 1945, a ostilità appena cessate, fu sequestrata, seviziata e infine liquidata con un colpo alla nuca da tre membri della cosiddetta polizia partigiana comunista.

Il contesto non è un dettaglio

All’alba della Liberazione, la stagione delle esecuzioni sommarie di repubblichini e presunti collaboratori dei nazifascisti si abbatté come una piaga supplementare su un Paese uscito a pezzi dalla guerra.

Nel caos e nel vuoto di potere lasciato dal conflitto alcune squadre partigiane si sentirono autorizzate a sostituirsi allo Stato e a “regolare i conti” senza andare per il sottile. Nell’opacità del momento non mancarono localmente le vendette personali, gli abusi e gli atti di criminalità comune fatti passare per giustizia sommaria.

Un appunto del 4 novembre 1946 inviato dai vertici della Polizia ad Alcide De Gasperi documenta le segnalazioni pervenute dalle questure di tutta Italia, fissando in 8.197 il numero delle persone uccise perché “politicamente compromesse” e in 1.167 i casi di persone prelevate e presumibilmente soppresse.
L’asettica, burocratica contabilità dei morti è impressionante. Ai casi sporadici a Matera, Terni, Napoli e Roma si contrappongono le cifre delle province del centro-nord che erano state sotto il controllo della Repubblica Sociale Italiana:

I giorni dell’ira

La giovanissima Giuseppina Ghersi fu una delle vittime della spirale d’odio che avvolse il savonese subito dopo la Liberazione. A distanza di oltre 70 anni la ricostruzione dei fatti non è del tutto limpida, essendo affidata unicamente all’esposto presentato anni dopo dal padre della vittima per chiedere l’apertura di indagini.

Sembrerebbe che i partigiani del savonese vollero vendicarsi dei Ghersi, su cui pendeva il sospetto di aver contribuito con le loro delazioni alla cattura e alla fucilazione di alcuni combattenti. Penetrati nell’abitazione dei Ghersi, tre membri della polizia partigiana avrebbero prelevato Giuseppina, su cui poi avrebbero infierito per ore.

Senza entrare in dettagli, sembra che prima di essere uccisa l’adolescente abbia subito il trattamento umiliante riservato alle donne accusate di aver intrattenuto relazioni con i militi repubblichini. Questo particolare potrebbe non significare nulla ed essere solo il riflesso di una sadica bestialità oppure, all’opposto, indicare che gli aggressori consideravano Giuseppina direttamente coinvolta nelle spiate dei genitori.

Quando i morti sono agitati come clave

Letto con gli occhi di oggi quanto accadde a Giuseppina Ghersi suscita sdegno e orrore senza se e senza ma. Opporsi alla volontà della giunta di Noli, perciò, è un po’ come cercare di difendere l’indifendibile - il pestaggio, la violenza carnale, l’assassinio - solo perché gli autori del crimine militavano nelle file partigiane. Ne sa qualcosa l’ANPI di Savona, che ha provato a protestare e ha incassato fulmini a destra e sinistra.

Il guaio è che in questo come in altri casi si usano i morti come una clava decontestualizzando, omettendo, annullando la differenza di valori in campo e distorcendo la memoria storica sino a costruire la narrazione più funzionale agli interessi di bottega. È stato così nell’immediato dopoguerra, quando si preferì il silenzio omertoso sugli eccessi e le vendette "per non turbare gli animi" e non disturbare quella mitopoiesi che ha imbalsamato e sistemato in una teca museale la Resistenza. Oggi nell'ostensione di una povera vittima trasformata in icona c'inzuppano il pane la feccia dell'estrema destra e i gazzettieri della solita destra cinica e sguaiata.

Nel polverone, una parola di saggezza è arrivata dal primo cittadino di Savona, Ilaria Caprioglio, cui sento di potermi associare.

“Non si deve rischiare di strumentalizzare un fatto accaduto settant’anni fa e dai contorni ancora oscuri. Quello che sappiamo è che si è trattato di una violenza terribile e di un abuso nei confronti di una bambina. Al netto dell’era fascista e di quello che significò allora, c’è stata una vita innocente spezzata, davanti alla quale credo si debba provare rispetto e silenzio. Basta urlarsi addosso l’uno con l’altro e giocare a chi si infanga di più. Non voglio parlare né di destra né di sinistra, invito a guardare alle nostre coscienze.”

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domenica, agosto 27, 2017

 

prova tecnica



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