giovedì, febbraio 22, 2018

 

Brexitnovela




“Brexit Mon Amour” - Diciannovesima puntata: scena quinta

Al tavolo delle trattative per la Brexit il gioco si sta facendo duro. A nome del governo di Sua Maestà Britannica, l’intrepida premier Theresa May cala l’asso della sua nuova, dirompente proposta.

Governo Britannico: «Sentite un po’... e se invece di rispettare il 2020 come data ultima per chiudere la transizione facessimo che vi avvertiamo noi - con calma, eh? - quando saremo pronti a lasciare definitivamente il mercato unico?»

(brusii e accenni di protesta)

Governo Britannico: «No, no.. andiamo!! Ora non mi fate quei musetti imbronciati! Sapeste quanto ho penato per convincere quei quattro infamoni del mio partito che chiedono la hard brexit o la mia testa… Dicevo: resta inteso che gli attuali diritti dei cittadini UE che arrivano nel Regno Unito scadranno ad aprile 2018 e che nel periodo di transizione saremo liberi di accordarci con chi QUIZ ci pare senza consultarvi.. Allora che ne dite?»

Delegati UE: «Madame gradisce anche qualche fetta di culo?!?»

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domenica, febbraio 04, 2018

 

Stampede


Si dirà che lo sparatore di Macerata è uno “fuori bolla”, come il cinquantottenne cosentino che avrebbe realizzato il fotomontaggio con Laura Boldrini decapitata o chi ha rappresentato Silvio Berlusconi incellofanato in una vaschetta di polistirolo con la scritta “trito bovino scelto”, con la sola, “trascurabile” differenza del passaggio dal delirio virtuale alla pratica criminale.

L’impressione, sconsolante, è quella di vivere dentro un esperimento sociale in stadio avanzato, con l’opinione pubblica nazionale riportata allo stato di mandria che reagisce sbandando disordinatamente ai segnali ansiogeni lanciati da una classe politica mai così scadente e in caduta libera di credibilità, nella quale alcuni demiurghi di mezza tacca hanno pensato bene di specializzarsi nel cinico, irresponsabile ma sinora redditizio marketing dell’allarme sociale.

Ammesso e non concesso che esista, quest’esperimento sociale sembra avere un orizzonte scontato: portare un popolo spremuto, smarrito e isterico a imboccare quella che sarà additata come l’unica via d’uscita e a considerare accettabile qualsiasi pedaggio.
Non sarebbe la prima volta che una scalata al potere usa una simile strategia: cambiano i mezzi a disposizione e le marionette in scena, non sempre cambiano i burattinai.

In ogni caso la domanda che conta oggi è se il processo di deterioramento in corso sia reversibile.
Mi auguro di sì, benché le premesse non siano delle migliori. Realismo, senso della misura e della responsabilità, fermezza nel riaffermare il bene comune al di sopra delle tattiche e delle fazioni non sono merce considerata spendibile in una campagna elettorale tra le più sciatte e inconcludenti della storia repubblicana.
Vorrei, però, ricordare agli aspiranti stregoni e ai fantocci travestiti da leader che cavalcare la tigre della paura e dell’intolleranza è uno sport pericoloso: alla lunga si rischia di ruzzolare e di essere fatti a fettine da un branco di gatti resi pazzi dal terrore.

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mercoledì, gennaio 31, 2018

 

Il fiume Lete




Tra le amicizie solo virtuali e quelle reali c’è un abisso. Le prime pagano in mancanza di profondità il loro essere parziali, poco ingombranti e facili da recidere, prive di fatica e di autentica dedizione reciproca.

Però anche nel virtuale ti imbatti in persone speciali, per cui provi stima sincera. E quando il loro tempo è prossimo a esaurirsi ti metti in disparte in segno di rispetto verso la persona e l’intimità di chi ha autentici motivi per piangerla; torni a essere fatto di byte temporaneamente parcheggiati nella partizione di qualche server.
La vicinanza virtuale in questi casi si rivela più fragile ed eterea di questa nostra vita fatta della stessa materia dei sogni, come Shakespeare fa dire a Prospero.

Così, per quanto possa sembrare irrazionale, nelle ultime ore ho vissuto con afflizione, restando a distanza, la decorso terminale di un mio contatto “speciale”, non sapendo se sperare in un improbabile “segno di Giona” o che tutto si compia come un transito senza affanni all’altra sponda del fiume Lete.

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domenica, gennaio 28, 2018

 

ONG e la strategia di avvelenamento dei pozzi



Adesso che i conti di chiusura d’anno sono definitivi, le ONG possono constatare gli effetti devastanti prodotti dalla campagna di discredito subita nel corso del 2017: le donazioni da privati nel nostro Paese hanno subito un calo stimato tra il 5 e il 10%.

Si tratta di una batosta non indifferente, ben superiore alle fluttuazioni fisiologiche. Quel che fa più male, al di là dell’entità contabile e dei riflessi sui progetti e programmi di cooperazione internazionale, è che il flop nella raccolta fondi rispecchia un mutato atteggiamento degli italiani nei confronti delle ONG, che scontano e continueranno a scontare anche nel 2018 un’immagine sporcata dall’accusa infamante di essere state complici e addirittura al soldo degli scafisti.

È difficile non pensare a un piano accuratamente preparato. Per ridurre l’interferenza umanitaria delle ONG che si frapponeva alla strategia di chiusura e militarizzazione delle frontiere UE bisognava agire in modo indiretto e bastonarle nel loro punto sensibile: la credibilità agli occhi dell’opinione pubblica e dei donatori privati.

Una tattica di “avvelenamento dei pozzi” iniziata a fine 2016 mettendo in circolo dossier riservati di fonte Frontex in cui si ventilavano collusioni tra le attività delle navi noleggiate dalle ONG per il salvataggio a mare e la malavita che gestisce il traffico di immigrati.
Non accuse precise e circostanziate, solo sospetti e indizi disseminati ad arte, ma sufficienti a sensibilizzare una Procura della Repubblica: quella di Catania.

Ed è proprio il Procuratore etneo Carmelo Zuccaro, sino ad allora segnalatosi per riservatezza e misura nelle dichiarazioni, a fare esplodere la bomba parlando pubblicamente dell’apertura di indagini volte ad appurare se le ONG fossero finanziate dai trafficanti di migranti.

Da allora la campagna di discredito conosce un crescendo, cavalcata non solo - com’era prevedibile - dalla forze politiche di Destra ed Estrema Destra che hanno fatto dell’allarme invasione e del nazionalismo xenofobo la loro arma di propaganda, ma anche in modo più sfumato e opportunista dai media e da partiti e movimenti sia all’opposizione che al governo.

Nell’estate 2017 le ONG sono pubblicamente messe alla gogna e si arriva al capolavoro tattico del Ministro degli Interni Marco Minniti che impone l’aut-aut: o firmare un accordo vincolante e accettare di essere messe sotto tutela oppure essere escluse dalle operazioni di rescueing.
In quelle condizioni cercare di ristabilire la verità, di raccontare cosa stava succedendo di fronte alle coste libiche, delle norme e delle procedure che regolano le operazioni di salvataggio a mare è stato utile come cercare di svuotare un pozzo con un ditale da cucito.

Non c’è che dire: al netto dei difetti delle ONG e di eventuali errori compiuti durante le frenetiche operazioni di salvataggio a mare, se qualcuno voleva che le ONG si mettessero a cuccia c’è perfettamente riuscito.

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mercoledì, gennaio 17, 2018

 

Amicizie e Sorellanze (da Buzzfeed)



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venerdì, dicembre 08, 2017

 

Constant



25 anni fa usciva negli USA il singolo Constant Craving, una ballata avvolgente ai confini tra il genere country e il soft rock dominata da una voce femminile, quella di K.D. Lang, di cui si percepiva la spiccata personalità.

Per certi versi, il clamoroso successo dell’album che conteneva la hit (6 dischi certificati platino solo nei mercati USA/Canada) e l’aspetto prettamente musicale hanno avuto un impatto minore rispetto al “personaggio" K.D. Lang.
Il taglio di capelli, l’inclinazione per i blazer e il vestiario di taglio maschile portati con eleganza e il suo tranquillo coming out come lesbica fecero della cantante l’icona di stile “differente” che ancora mancava nello showbiz.

Non ha avuto la carriera lunga e sfolgorante che ci si poteva aspettare da una voce come la sua, ed è un peccato.



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