lunedì, aprile 13, 2026

 

Come cambieranno le Danze Ungheresi?



Il giorno dopo la vittoria di Peter Magyar in Ungheria le incognite sono pari alle aspettative. Sull’ex delfino di Orban e il suo partito di centrodestra, virtualmente vicino alle posizioni del PPE in Europa, sono confluiti i voti di TUTTI gli oppositori alla democratura orbaniana, e proprio questo rende la futura gestione di questo ampio ma anche disomogeneo tesoretto di consensi tutt’altro che scontata.

Vorrà Magyar "prendere il toro per le corna" e affrontare il delicato compito di smantellare il sistema di potere autocratico e clientelare costruito da Orban, che ha avuto 16 anni di tempo per consolidarsi in modo capillare nell’economia, nella pubblica amministrazione, nella magistratura e nei media, oppure sceglierà la via più indolore e gattopardesca di un “lifting” che si limiti a sostituire i personggi impresentabili e a smussare gli spigoli più evidenti nelle relazioni tempestose con la UE?

Per l'Unione Europea la vittoria di Magyar è una buona notizia a metà. Sicuramente la sconfitta di Orban alleggerisce le pressioni sui governi dei Paesi chiave del’Unione esercitate dal peso elettorale crescente delle formazioni politiche di estrema destra, dalle ingombranti ingerenze dell'amministrazione Trump e dalla guerra ibrida portata avanti dal Cremlino.
Dopo la Polonia, in teoria il blocco sovranista, euroscettico e filorusso dei “Paesi Visegrád” vede incrinarsi un altro dei suoi pilastri. La fronda di Slovacchia e Repubblica Ceca, tuttavia, è ancora perfettamente in grado di condizionare e inceppare i farraginosi processi decisionali della UE.
Staremo a vedere.

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