sabato, marzo 14, 2009

 

Rebirth





lil' snoozer


Lentamente muore
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.


Martha Medeiros


Ad aggiornare il blog, di questi tempi, si ha l’impressione vagamente inquietante di scrivere le cronache di una pestilenza; per la precisione la peste delle penne che tacciono.
Come rispondendo a un comando silenzioso, la blogosfera italiana si sta progressivamente svuotando. Forse è presto per parlare di incipiente crepuscolo, ma un distratto, rinunciatario torpore avvolge blog un tempo sede di vivaci discussioni, altri arrancano, altri ancora si arenano o chiudono i battenti.

Risparmiamoci pure tutte le considerazioni trite e ritrite sull’effimero e sulle mode virtuali: tutto vero, tutto ampiamente visto e vissuto in passato, per cui non c'è di che restare sorpresi o scandalizzati. Salvo rare eccezioni, poi, siamo tutti saltati su questa giostra spinti dalla curiosità e - perché no? - da un pizzico di vanità, consapevoli di conformarci, volenti o nolenti, a una moda.
Chiediamoci, piuttosto, se il blog sito/diario personale conservi un senso una volta privato di una quota rilevante delle sue funzioni relazionali, in buona misura consegnato a un semi-isolamento e al ruolo di fonte estemporanea di informazioni.

Quel che mi domando - e vi domando - è se questa fase di riflusso sia anche l'appianamento di un'anomalia.
Mi spiego: insieme a quantità industriali di spazzatura virtuale e a fenomeni di ego spropositato, i blog hanno fatto emergere una qualità di scrittura "meditata", colta e originale, che segnalava buone letture, interessi e attitudini in aperto contrasto con la mediocrità, gli impacci e il lessico impoverito di cui siamo testimoni ogni santo giorno.
Ora sembrerebbe che la scrittura meditata non sia più di moda, e quel che è peggio è che non esiste nulla che la sostituisca.
Si parla spesso di Facebook e delle sue conversazioni stringate ed immediate come causa di ogni male. Secondo me è un errore o una comoda scusa, perché Facebook, Twitter & Co. rappresentano una modalità relazionale diversa e non sovrapponibile ai blog.

Potrebbe anche darsi che, di questo passo, tra un anno o giù di li restino in campo solo i blog più attrezzati e professionali, sempre che li si possa ancora chiamare blog.
Personalmente, però, credo che i blog non spariranno almeno finché ci sarà quella che una mia conoscente chiamava "l'urgenza di scrivere, di spiegare e di spiegarsi".
In ogni caso, sarebbe ora di fare spassionatamente il punto sulle ragioni per cui vale la pena di continuare a tenere un blog, fosse anche solo per non ritrovarsi mestamente nei versi di Martha Medeiros, erroneamente attribuiti a Pablo Neruda.

Non so voi, ma a un "lentamente muore" preferisco il "muore per rinascere".

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Comments:
Sai che sempre più spesso mi ritrovo a fare le stesse tue considerazioni? Sembra che la bloggosfera stia perdendo proseliti che, inutile dirlo, si sono riversati su facebook. Come tu giustamente dici social network e blog non sono sovrapponibili, ma chi aveva il blog più per moda e per curiosità che per desiderio di confronto ha mollato il blog per riversarsi sulla nuova moda e mi duole dire che sono stati in tantissimi a farlo...
Io personalmente ho meno tempo di prima per scrivre ma continuo a trovare interessante farlo anche se manca molto più di prima la componente del commentatore che ti stimolava a riflettere su ciò che postavi. Per ora siamo ancora qui, del doman non v'è certezza...!
 
@La Coniglia
- Giusta considerazione. Neanche a farlo apposta ci siamo ritrovati a discuterne su...Facebook io, Daniele (Macca), La Meringa e altri blogger.
Quanti si riversavano sui blog soltanto perché "fa figo" e per ottenere il loro quarto d'ora di visibilità/celebrità sono stati i primi a volatilizzarsi, ma in teoria questa emorragia avrebbe dovuto coinvolgere solo marginalmente le nostre piccole "reti": il che non è.
Ci sono da considerare poi i fattori tempo e comodità (pigrizia in certi casi). Pensare un argomento, svilupparlo, cercare le immagini, rifirine e postare monopolizzano l'attenzione e assorbono un bel po' di tempo. E' vero, sul blog si può anche essere telegrafici e umorali postando "misonorottoilcazzo-punto", ma è un'eccezione.
Su Facebook (ma anche su Skype e Twitter) è l'esatto contrario: meno responsabilità e vincoli, meno impegno, meno riflessione e, soprattutto, tempo di riscontro pressoché immediato.
Resta da chiedersi se è la relazionità elementare, pura, diretta quel che si cerca, se non sia questo il motivo per cui ora diversi blogger si interrogano se non siano arrivati a raschiare il fondo del barile.
 
Sono assolutamente d'accordo sul fatto che blog e Fb siano due cose diverse. Due linguaggi diversi, non sovrapponibili. Ma che si possono integrare. (su FB è pieno di discussioni comparative tra i due)

Ci sono sicuramente ondate che vanno di qua e di là a seconda della moda del momento.

Il blog, quello serio, quello vivo, dopo una scrematura d'utenza, sopravviverà alla grande. Secondo me ovviamente. Selezione naturale.

Vale sempre la pena scrivere, anche solo per un unico lettore. te stesso!

:)
 
Se persino il buon Scoble deve rinunciare alla sua Web TV perché Western Digital non gli passa più la pecunia ;-)
A parte le battute. A me sembra che questo sia un periodo pieno di ispirazione. Certo, occorre avere voglia di rimettersi in discussione, di imparare, di scommettere.
Chi faceva la vetrina chiude e si trasferisce altrove. Buon trasloco. Chi rimane avrà più possibilità di essere ascoltato.
 
Sì, si muore per rinascere...sono d'accordo.
Un caro saluto, Giulia
 
vedremo che succederà al mondo blogger...lo vedremo solo col tempo!
 
Come hai detto, ne abbiamo discusso. Ci sono moltissime considerazioni da fare, ed è per questo che mi sto preparando ad un altro post sull'argomento, a cui questo tuo pezzo darà un contributo.
Se siam qua, a scriverne, vuol dire che un pò, almeno, ci crediamo.
Di sicuro la fruizione ed il mdo sono cambiati.
Grazie del contributo, preciso e puntuale che dài...
Dan
 
Se solo riuscissimo a portare sul nostro blog almeno una parte delle nostre centinaia di amici su FB, magari le cose migliorerebbero...
Scherzi a parte, secondo me alla fine è una questione di tempo. Chi prima al lavoro dedicava del tempo al blog ( e magari con scarsi risultati) ora prerferisce dedicarlo a FB (prendendo duecento piccioni con una fava).
E' economicamente conveniente.
Non mi guardare così. Non è il caso mio. Io continuo a non lavorare...
 
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