sabato, marzo 21, 2015

 

le bestie feroci



135 morti e decine di feriti nelle moschee sciite di Sanaa (Yemen). Persino Al Qaeda evita le mattanze nelle moschee, mentre questi “scrupoli" non appartengono al cuore nero e sanguinario del califfato sunnita di stampo wahhabita e dei suoi emissari, epigoni e vassalli in giro per il M.O., il Maghreb e l'Africa sub-sahariana.
Da'esh -IS
Sembra di essere tornati all'epoca di Timur Lenk, meglio conosciuto come Tamerlano, e delle macabre pire di teste mozzate ammassate sulle mura delle città assediate, ma senza la luciferina grandezza del condottiero turco-mongolo.
Forse sarebbe più corretto dire che il fervore religioso fondamentalista è, ancora una volta, messo al servizio di un'ambizione politica senza freni, in un connubio perverso che vede come unica via di accesso all'egemonia l'annientamento di miscredenti, politeisti e infedeli, sarebbe a dire di tutti coloro che - musulmani sciiti, yazidi, alawiti, sufi ecc., ebrei e cristiani di ogni credo - non sono considerati autentici credenti o non si sottomettono e convertono prontamente.

Ovunque l'islam d'impronta salafita/wahhabita entra in scena, sotto qualsiasi sigla e dietro qualunque paravento, la convivenza tra le fedi diventa impossibile, la libertà di culto impensabile, le minoranze devono scegliere tra esilio ed estinzione, i diritti individuali di base semplicemente cessano di esistere e le testimonianze del passato diventano una contaminazione da sigillare o estirpare.

Ai ghazi del terrore e al loro sogno malato di imporre con la spada il regno della perfezione e della giustizia di Dio su questa terra bisognerebbe tagliare i rifornimenti alle radici.
Per fare questo, però, sarebbe necessario a monte un cambiamento radicale di rotta nell'atteggiamento apparentemente pragmatico, ma di fatto miope e irresponsabile, ispirato al detto "il nemico del mio nemico è mio amico" delle diplomazie occidentali e della finanza internazionale.
Per garantirsi una sempre più risicata e precaria "stabilità" in un'area vitale per i flussi di materie prime, infatti, si continuano a tessere e disfare convergenze di interessi con questo o quello degli attori nello scontro per la supremazia culturale e politica in atto da tempo all'interno del mondo arabo, ignorando volutamente il ruolo pervicacemente destabilizzante, da "pupari", svolto dalle ricche monarchie della Penisola Arabica, in particolare dal "fedele alleato" Saudita.

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