domenica, marzo 06, 2016

 

Non solo Regeni



«Sei un uomo forte, sheikh Kenawi: quanti figli hai?»
«Nove figli e sei figlie»
«Ringrazia il Signore»
«Basta che mi dica chiaro e tondo che avete ucciso mio figlio»
«Solo Dio è immortale»

Il 25 gennaio scorso Kenawi Hamdan, 67 anni, si è recato in un commissariato di polizia della città di Beni Suef, un centinaio di km a sud della capitale egiziana. Le autorità lo avevano convocato per informarlo della morte di suo figlio Mohammed, trentaduenne, ingegnere impiegato in un ufficio locale del Ministero dell'Agricoltura.

Di Mohammed Hamdan si erano perse le tracce il 10 gennaio, giorno in cui dei poliziotti in borghese si erano presentati in ufficio per prelevarlo, ammanettato, davanti ai colleghi attoniti. Nei giorni successivi, tuttavia, la famiglia Hamdan si era sentita rispondere dalle autorità che Mohammed non figurava nella lista delle persone trattenute in arresto.

Shutterstock: forced disappearancesIl 25 gennaio Mohammed Hamdan rispunta: cadavere e crivellato di proiettili.
La versione data dal Ministero degli Interni è che l'ingegnere sia stato ucciso nel corso di un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza egiziane presso una fattoria dove si era nascosto insieme ad altri appartenenti a una cellula eversiva affiliata ai Fratelli Musulmani responsabile dell'omicidio di almeno tre poliziotti.

Ovviamente è poco credibile che l'uomo trascinato via in manette due settimane prima fosse contemporaneamente libero di spostarsi e di darsi alla clandestinità.

I riflettori sulle "sparizioni forzate" e sugli abusi commessi da polizia e altri apparati di sicurezza egiziani si sono accesi con il ritrovamento alla periferia del Cairo del cadavere di Giulio Regeni con segni di percosse, ferite da taglio, ustioni da sigarette e da scariche elettriche.

Per un caso Regeni, però, quante altre situazioni simili passano sotto silenzio perché riguardano cittadini egiziani?
Secondo l'Associazione Egiziana per i Diritti e la Libertà, le sparizioni forzate sono state 314 nel 2015 e 35 nei primi mesi di quest'anno.
Nella maggior parte dei casi, questi desaparecidos vengono arrestati e "torchiati" per giorni senza che ne venga data comunicazione alle famiglie e senza alcuna garanzia di difesa, salvo poi riemergere vivi quando le autorità decidono di formalizzare la detenzione.
A Giulio e Mohammed non è andata altrettanto bene; vittime di una "guerra al terrore con il terrore" che non ammette discussioni o dissensi e non ha tempo da perdere con le sottigliezze e i codicilli della democrazia standard.

fonte: Associated Press

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