martedì, agosto 01, 2017

 

La continuità dell’inadeguatezza



A un anno e passa dell’insediamento trionfale al Campidoglio, novella Bastiglia espugnata, c’è poco gusto a infierire sulla giunta pentastellata di Roma guidata (?) dal sindaco Virginia Raggi come ha fatto, buon ultimo, il quotidiano francese Le Figaro.

Le macerie e le voragini ereditate dalle passate giunte hanno steso per mesi una comoda ombra protettiva sugli impacci, i ripensamenti e le faide interne che hanno reso un ginepraio il completamento della giunta.
La discontinuità con il malaffare sbandierata come un mantra dai Cinquestelle è stata, a sua volta, un comodo parafulmine per deviare gli strali sulla ritrosia ai limiti dell’immobilismo con cui la giunta Raggi ha approcciato gli enormi, endemici problemi della capitale.

Tuttavia la stagione di grazia non può durare in eterno. Il suo predecessore, il “marziano” Ignazio Marino, al giro di boa dell’anno già friggeva a fuoco lento con l’accusa di aver sprecato tempo in interminabili riunioni producendo scarsi risultati concreti.

Nessuno ha la bacchetta magica per trasformare una metropoli complicata, disfunzionale, anarchica e da troppo tempo abbandonata a se stessa in una città modello. L’impressione dominante, però, è che la truppa pentastellata galleggi sul pantano dell’Urbe indecisa a tutto. Sembrano evidenti le resistenze, le giravolte e le afonie di un movimento che a livello locale (e non solo) ha paura di steccare, ma soprattutto non vuole o non sa trasformarsi da opposizione in realtà che si sporca le mani muovendo le leve del governo della città, che ha una visione chiara, prospettica, realistica di programma.

Il basso profilo, il silenzio e la circospezione con cui sta lavorando la giunta capitolina è difficile da distinguere dal tirare a campare e dallo schivare le rogne in attesa di istruzioni dai sacri vertici nazionali o della botta di culo che provvidenzialmente tolga le castagne dal fuoco e spiani la strada.

Resta inevasa una domanda: può la "diversità etica" dei Cinquestelle - genuina o di facciata che sia - compensare la disarmante continuità dell’inadeguatezza?

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Comments:
Si sono candidati ad amministrare l'inamministrabile. E tutti sapevano che gran casino fosse Roma: Marino lo aveva ripetuto per anni. "Un'emergenza controllata" era solito definire la propria attività amministrativa.
Nessuno sconto a loro, proprio come loro non ne hanno fatti a loro predecessori.

Anche sul piano del marketing, la Casaleggio Associati si è dimostrata quell'aziendina patronale, provinciale, mediocre e pretenziosa che altro non è.
Ma a chi e come è venuto in mente di fare a Roma, in quel gran casino, una campagna elettorale tutta basata sulla fanfara strombazzata a palla?! E se dopo vinci?

Lì bisognava lavorare come ha fatto la Appendino a Torino, in punta di piedi, dicendo cose come "Affronteremo i problemi più importanti uno per vola e cercheremo di farlo seriamente, con umiltà".
Invece no: "Adesso che arriviamo noi, libereremo Roma, ripuliremo il Campidoglio, risolveremo il problema X in un mese..."
Coglioni. Non si possono definire diversamente.

PS. Come tag, "Il buco con la fregatura intorno è da Pulitzer". :-)
 
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