domenica, ottobre 18, 2026
L'incidente di Monte Serra e la memoria selettiva
Ai primi di marzo del 1977 avevo appena compiuto 15 anni : un’età in cui sino a qualche giorno fa davo per scontato che le mie capacità di vagliare e memorizzare le notizie fossero sufficientemente sviluppate. Incespicando casualmente su un video “suggeritomi” da YouTube, invece, ho dovuto prendere atto di aver totalmente rimosso il ricordo di un evento drammatico che occupò per giorni le prime pagine di giornali e TG: l’incidente aereo sul Monte Serra che il 3 marzo 1977 costò la vita a 44 persone.
Tanto meno ero preparato alla narrazione del video, che ricostruiva le incongruenze e i lati opachi delle indagini che seguirono l’incidente, esauritesi con l’archiviazione dei procedimenti giudiziari in sede civile e militare sotto l’etichetta autoassolutoria della “tragica fatalità”.
Un volo di routine
Alle 15:10 del 3 marzo 1977 un C-130H Hercules dell’Aeronautica Militare decolla dall’aeroporto di Pisa con a bordo 38 allievi dell’Accademia Navale di Livorno, un ufficiale accompagnatore e i quattro membri dell’equipaggio.
Si tratta di un volo a bassa quota di routine, funzionale a familiarizzare i cadetti della Marina con il volo e come esame suppletivo di idoneità al pilotaggio per il secondo pilota.
Trascorsi circa 5 minuti dal decollo, tuttavia, l’Hercules va a schiantarsi sul crinale del Monte Serra, massiccio che separa la piana di Pisa da Lucca, disintegrandosi e prendendo fuoco nell’impatto.
Sull’incidente indagheranno in parallelo la magistratura e una commissione nominata dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica; nessuna delle due riuscirà a fornire una spiegazione completa e del tutto convincente sulle cause dello schianto.
Scartata quasi subito l’ipotesi del sabotaggio, l’indagine civile punterà il dito su un possibile malfunzionamento del sistema idraulico causato da un’inadeguata manutenzione dell’aereo e reso fatale da un errore dei piloti. La commissione militare escluderà l’inaffidabilità del C-130, attribuendo la responsabilità dell’incidente all’errore umano e alla nebbia che quel pomeriggio avvolgeva il Monte Serra.
Un incidente mai davvero spiegato
La dinamica degli ultimi istanti di volo è chiara: i piloti vedono la parete di roccia sbucare dalla nebbia e reagiscono mandando i motori al massimo e tentando una cabrata nella speranza di riuscire a scollinare, ma ormai è troppo tardi sia per pura mancanza di spazio sia perché l’Hercules C-130 è un bestione da oltre 34 tonnellate di peso (a vuoto) progettato per il trasporto di carichi pesanti, non per il volo acrobatico.
Ciò che non trova spiegazione nelle inchieste è la ragione per cui l’aereo si trovava dove non sarebbe dovuto essere . Resta incomprensibile, infatti, la virata di 60º in direzione NE con cui il C-130 abbandona la rotta prevista dal piano di volo e imbocca la valle del Monte Serra invece di costeggiarla prima di dirigersi a SE. Nelle comunicazioni via radio con la torre di controllo l’equipaggio non segnala alcuna avaria o emergenza a bordo.
È plausibile che il primo pilota, aviatore di grande esperienza, abbia deliberatamente ignorato i rischi per l’integrità dell’aeromobile e l’incolumità dei passeggeri derivanti dalla deviazione di rotta? si può ipotizzare che non fosse ai comandi e perciò non sia intervenuto tempestivamente per correggere la manovra eseguita dal secondo pilota? Non lo sapremo mai con certezza.
Sfumature di giallo
Nel complesso, dalla ricostruzione nel video su YouTube sembrano emergere una serie di infrazioni, disapplicazioni o interpretazioni alquanto elastiche dei regolamenti già prima del decollo.
Gli allievi dell’Accademia Navale, infatti, sarebbero dovuti salire su un C-119 ancora in uso nella 46ma Aerobrigata ma, all’ultimo momento, si optò per il più moderno C-130. Il cambio di programma sarebbe stato deciso allo scopo di agevolare una seconda valutazione sul reintegro al pilotaggio del secondo pilota dopo l’esito parzialmente negativo dell’esame sostenuto in mattinata: in sintesi una “scorciatoia” che forzava le procedure in materia.
Come si è detto in precedenza, circolavano dubbi sull’effettiva affidabilità dell’Hercules prescelto, il cui ridotto impiego operativo sarebbe stato da imputare a ripetuti interventi di manutenzione rallentati dall’indisponibilità delle parti di ricambio.
Nell’immediatezza della sciagura, inoltre, salta fuori che il secondo pilota dell’Hercules nascondeva una seconda attività di rappresentante di preziosi e complementi di arredo in metallo e ceramica e che nessuno aveva mai verificato la sussistenza delle gravi condizioni di salute della moglie addotte dall’ufficiale per ottenere prolungati periodi di licenza. Volendo esagerare e aggiungere una sfumatura da spy story, si potrebbe persino sospettare che quella dell'agente di commercio non fosse che una copertura
La reputazione dell’Arma Azzurra è messa seriamente a repentaglio dalle indagini, ma sin dalle prime battute si manifestano episodi oscuri e inquietanti: sigilli violati fuori procedura, false dichiarazioni ai PM, documenti e verbali che scompaiono o vengono consegnati agli inquirenti con alterazioni e parziali riscritture. A quanti all’interno dell’Aeronautica si ostineranno a indagare saranno rivolte velate minacce e fatto il vuoto intorno.
Il quadro che emerge sembra quello di un nascondere o sminuire una rogna per evitare che faccia rumore o scandalo del tutto degno del manzoniano ”sopire, troncare”.
Tirando le somme sarebbe facile abboccare alla suggestiva ipotesi complottista che intravede nella gestione del caso un preludio al muro di gomma innalzato meno di tre anni dopo sulla strage di Ustica, ma preferisco rifuggire dalle coincidenze e dai voli di fantasia senza un buon paracadute.
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