martedì, agosto 25, 2026
Rivivere il dramma di una donna di 2000 anni fa
Verso YouTube nutro sentimenti contrastanti: mi irritano profondamente l’affollamento pubblicitario che massacra ogni riproduzione e la profilazione a cui sono sottoposto volente o nolente; però talvolta la piattaforma mi fa scoprire video di buona fattura su argomenti che m’interessano di cui, altrimenti, non verrei a conoscenza.
È questo il caso della serie TV britannica “History Cold Case UK” prodotta da Banijay, della quale sono disponibili solo alcuni episodi della prima e della seconda stagione.
La serie è incentrata sulle indagini del Center for Anatomy and Human Identification con sede a Dundee (Scozia): un team multidisciplinare di scienziati, storici, antropologi ed esperti in medicina forense specializzato nel fare luce su casi oscuri del passato del Regno Unito.
Ovviamente si può storcere il naso davanti a una narrazione semplificata e snellita per rispettare i tempi di un documentario e tenere alta la soglia d’attenzione di un pubblico eterogeneo. Il rigore del metodo scientifico applicato nelle indagini, tuttavia, non viene troppo diluito o svilito, né le tecnologie (TAC, datazione C-14, analisi del DNA e dei depositi sui denti, ricostruzione digitale dei volti) sono spacciate per superpoteri di Avengers vestiti in camice medico.
Ciò premesso, senza ulteriori indugi passo a parlare dell’episodio che più mi ha impressionato: la donna sepolta con tre neonati a Baldock.
Una macabra scoperta
Baldock è un comune del Hertfordshire situato a una cinquantina di km a nord di Londra. Dal neolitico al Medio Evo il terreno fertile e pianeggiante aveva fatto di Baldock un importante riferimento per i commerci e una sede di culto. Quell'antica e documentata prosperità, però, è stata del tutto cancellata, nascosta nel sottosuolo spesso all'insaputa dei residenti.
Questo spiega perché nel 1989 venne disposta una ricognizione archeologica preliminare su dei terreni destinati alla costruzione di nuove abitazioni. La campagna rivelò la presenza di una necropoli non censita e databile alla dominazione romana, le cui tombe vennero scavate e fotografate e i relativi reperti, sia umani che di corredo funebre, catalogati e conservati per esami più approfonditi.
Una sepoltura in particolare attirò l’attenzione. Al di sotto della tomba di un individuo di sesso maschile, infatti, venne scoperta un’ulteriore fossa scavata ad angolo nella quale erano presenti gli scheletri di una donna e tre neonati.
Il macabro ritrovamento alimentò da subito domande a cui era arduo dare risposta. Chi era quella donna? Di cosa era morta? Perché era stata deposta su un fianco anziché supina? Come interpretare la presenza di tre neonati in punti diversi della tomba?
Inoltre, la collocazione della sepoltura, disallineata rispetto alle altre e all’estremità della necropoli, era forse parte di un rituale volto a impedire allo spirito di una donna considerata “problematica” di tornare dall’oltretomba a turbare la comunità?
Ricomporre il puzzle
A distanza di decenni dal rinvenimento, l’esame autoptico eseguito dal team del Center for Anatomy and Human Identification confermò che lo scheletro adulto apparteneva a un soggetto di sesso femminile, di bassa statura (circa 1 metro e 30 cm) e che al momento del decesso aveva un’età stimata intorno ai 30 anni. Non si riscontravano evidenze di morte violenta, patologie, denutrizione e gravidanze. Quanto ai neonati, le misurazioni ossee erano in linea con gestazioni portate a termine.
Ricomporre un puzzle con tante tessere mancanti o ambigue richiese tempi lunghi dovuti principalmente all’attesa dei risultati della datazione al radiocarbonio e delle analisi genetiche che, tuttavia, una volta pervenuti fornirono indizi utili ma non risolutivi.
Il DNA estratto era troppo compromesso per ricostruire il profilo genetico della donna e stabilire il grado di consanguineità con i tre neonati.
La datazione delle ossa da una parte fissava un arco temporale a cavallo tra I e II secolo d.C., ossia nel contesto di una provincia saldamente in mano a Roma, dall'altra lasciava impregiudicata l'alternativa tra appartenenza a una tribù celtica e provenienza da qualche regione dell'impero.
Come vedremo a breve, dirimere l’aspetto “etnico” non era una questione marginale se si considera che quattro secoli di dominazione di Roma non stravolsero né annullarono la distanza tra le usanze sociali celtiche praticate dalla maggioranza della popolazione e la cultura greco-romana adottata dalle élite e nelle principali città.
La svolta
Un contributo fondamentale alla soluzione del caso arrivò dal consulto di una luminare nelle pratiche magico-superstiziose diffuse tra i Romani e altri popoli dell’evo antico.
A giudizio dell’esperta la deposizione su un fianco non solo non rientrava tra gli “esorcismi” a protezione dei viventi, ma neppure andava interpretata come manifestazione di disapprovazione post-mortem. Al contrario, la composizione della salma suggeriva rispetto verso la defunta in quanto era la postura più confortevole per una donna dal ventre appesantito e ingrossato da una gravidanza avanzata.
Queste indicazioni, unite al sopraggiunto esito delle analisi sui residui dentali che descriveva una dieta coerente con le abitudini della popolazione celtica rurale, chiarirono la sequenza degli eventi. Tutto ciò che era apparso anomalo o incongruo ora acquisiva senso e la dimensione di un dramma frequente persino ai giorni nostri: il decesso per complicanze di una partoriente, tanto più incinta di tre gemelli.
L’ipotesi trovò conferma in un riesame dello scheletro: la minuta e matura donna di Baldock effettivamente rientrava nei casi abbastanza rari - in media 1 ogni 10.000 - di gravidanza trigemellare.
Ancora oggi questo evento comporta rischi di aborto e di complicanze sia per la gestante che per i nascituri, tanto da far preferire il parto cesareo a quello naturale. 2.000 anni fa la donna celta andò incontro al suo destino non avendo accesso alle cure e ai metodi cruenti e brutali, ma talvolta efficaci in emergenza, dell’ostetricia romana.
La gravidanza arrivò felicemente a termine e la donna entrò in travaglio assistita dalle parenti e da chi nel villaggio assolveva il ruolo di levatrice.
Il primo gemello venne alla luce, ma il secondo si presentò in posizione podalica andando a ostruire irrimediabilmente il canale del parto. Si può solo immaginare l’infelice, indebolita da ore se non giorni di doglie, esaurire ogni residua stilla di energia sino a perdere conoscenza e morire.
Il decesso della donna fissò la sorte dei tre neonati. Per quanto possa suonare crudele, si decise che il bimbo partorito non aveva speranze di sopravvivenza e il suo cadavere venne quindi deposto sulle spalle della madre all'altezza della nuca. Il secondo fu espulso successivamente nel processo di decomposizione, finendo tra le ginocchia della defunta. il terzo gemello, morto nella vana attesa del suo turno di nascere, rimase ranicchiato nel grembo materno.
Dopo la scienza
Il team scientifico ha condiviso i risultati dell’indagine con gli abitanti di Baldock in un incontro pubblico. Una volta rimossa la cappa di mistero, la vicenda della madre e dei suoi tre gemelli ha suscitato sentimenti di compassione e vicinanza verso l'antica "concittadina", resi ancora più forti dalla ricostruzione digitale del volto della defunta.
Il team, inoltre, ha rivelato di aver mandato ad analizzare il DNA dell’uomo che occupava la sepoltura soprastante sospettando che si trattasse del compagno della donna nonché padre dei tre gemelli, ma di non aver ottenuto riscontri sufficienti.
Esaurito il compito della scienza e raggiunti gli obiettivi di divulgazione, si può sperare che per i poveri resti mortali sia arrivato il momento di lasciare definitivamente gli scatoloni per essere trasferiti in un luogo dove riposare indisturbati.
Etichette: Britannia, Storia, Televisione, YouTube


