mercoledì, maggio 13, 2009

 

Nasty profits





Tradito dalla fretta

M.SalviniLe dichiarazioni razziste di Matteo Salvini sui posti a sedere e sulle carrozze da riservare ai soli milanesi sono state commentate e stigmatizzate un po’ ovunque.
Perché me ne occupo, allora?
Perché ho annotato due cosette, forse scontate, che nella reazione epidermica di rigetto sono rimaste in secondo piano.
  1. Salvini farnetica?
    Che la proposta lanciata da Matteo Salvini sia bieca, grottesca e fragrante di stallatico non ci piove. A dispetto di ogni evidenza, però, io sospetto che Salvini non sia né uno sprovveduto né un povero mentecatto.
    Il Lumbard i suoi bravi 4 conti sull’efficacia della propaganda li sa fare, tant’è che ha scelto di farla fuori dal bulacco proprio per creare una piccola bomba mediatica a suo uso e consumo.
    Difatti la sparata ha avuto risonanza immediata, e tanto più forti sono state le reazioni di censura, tanto più è uscita rafforzata presso l’elettorato sensibile ai proclami "Law and Order" l’immagine di Salvini come politico che non ha paura di sporcarsi le mani.

  2. Il razzismo è ancora un tabù?
    C’è un aspetto ancora più interessante: le reazioni in seno al PDL, in particolare quelle di Riccardo De Corato, vicesindaco di Milano, e del Senatore Ignazio La Russa.
    Sia De Corato, politico che sui temi della sicurezza e della tolleranza zero verso gli immigrati non ammette di essere secondo a nessuno, sia La Russa hanno commentato quasi infastiditi che sì, l’uscita di Salvini è stata inopportuna, esagerata nei toni, ma soprattutto poco concreta, inattuabile.

    Il punto sta proprio qui: non un fiato, non una presa di distanze, non una condanna del contenuto scopertamente razzista.
    Viene spontaneo pensare che per i due più navigati uomini politici il collega Lumbard è stato tradito dalla fretta, ha sbagliato nel non curare a sufficienza gli aspetti pratici, di fattibilità della sua proposta.
    Pur facendo la tara all’assuefazione ai toni da grand guignol delle sparate di Bossi e alla diplomazia tra alleati di governo, trovo significativo che due esponenti di spicco della maggioranza abbiano respinto la proposta di Salvini per un vizio di forma e non per l’inaccettabilità della sostanza.
    Come dire che l’esponente della Lega ha dato voce a un pensiero che già circola, ma che deve essere passato in lavatrice, stirato e imbustato nei dovuti modi prima di essere venduto al pubblico.


Quando la finanza lava più nero

Barclays BankBarclays plc non è una banca qualsiasi: è il terzo gruppo bancario del Regno Unito, il settimo in Europa per capitalizzazione.

In Italia, Barclays è in piena fase di espansione, con oltre un centinaio di filiali già operative nelle principali città, numerose altre di prossima apertura e una buona posizione nei mutui attraverso Banca Woolwich.
Barclays sta attuando una politica aggressiva sia nel credito retail, reclamizzando un tasso di interesse sui conti correnti vicino al 5%, sia nel settore delle carte di credito revolving (Barclaycard).
Fin qui tutto abbastanza bene: dopo l’appannamento della stella di ING Direct e del suo Conto Arancio si sentiva la mancanza di uno sfidante capace di pungolare le banche di casa nostra, cronicamente afflitte dalla sindrome del braccino corto e da idiosincrasia alla concorrenza.

Sennonché salta fuori l'opaco retrobottega estero di Barclays. Il 4 maggio scorso, infatti, The Observer e The Guardian hanno accusato Barclays di essere al centro di un progetto per creare un paradiso fiscale in Ghana.
Secondo i quotidiani britannici, da almeno 4 anni anni il board di Barclays starebbe tessendo le trame per istituire nel Paese africano un International Financial Services Centre che garantirà tasse risibili e obblighi di trasparenza pressoché nulli.

A noi che ci frega? Saranno cavoli del Ghana e di Barclays” direte voi.
Nossignori, perché un paradiso fiscale in quell’angolo del Golfo di Guinea significa non solo piazzare una idrovora capace di risucchiare capitali dai Paesi confinanti, dissestando le loro traballanti economie, ma anche e soprattutto fare un immenso favore ai narcotrafficanti.
I signori della droga già oggi utilizzano l’Africa come piattaforma per i loro lucrosi commerci in Europa e sarebbero ben lieti di avere a disposizione un'efficiente "lavanderia industriale" per ripulire il denaro sporco al riparo da occhi indiscreti.

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Comments:
Questa della Barclays proprio non la sapevo.
 
Su Salvini e gli altri: dici bene, Marcello: l'attenzione è solo al COME. Sul COSA, a quanto pare, ci hanno già fo**uto.
Giorno per giorno, a piccole inesorabili dosi, hanno narcotizzato la nostra capacità di indignarci e reagire.
 
io sono talmente demoralizzata e triste per come vanno le cose in italia che sentire anche della Barclays mi ha dato proprio il colpo di grazia...che mondo di merda!

Scusa la parola ma quando ci vuole ci vuole!
 
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