venerdì, giugno 09, 2017

 

Riina: il sassolino in piccionaia





Art. 27 3º comma Costituzione
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità...

In questi giorni ho letto - ahimè senza il minimo stupore - carrettate di commenti improntati a incredulità, indignazione e livore all’asserita notizia che la Corte di Cassazione aveva aperto un varco alla scarcerazione di Totò ‘o curtu, Salvatore Riina da Corleone, anni 86 e una collezione record di ergastoli da scontare in regime di 41bis per la ferocia sanguinaria con cui ha regnato da capo dei capi della mafia siciliana. La giustificazione di tale gesto di “buonismo" sarebbero state le condizioni terminali di Riina, cardiopatico e affetto da tumore ai reni in stadio avanzato.

È stato scritto che Riina non meritava alcuna pietà o trattamento di favore, inclusa la somministrazione di morfina (sic!), dato che alle decine di vittime ammazzate per strada, sciolte nell’acido o fatte saltare in aria su suo ordine era stata negata quella possibilità di una morte dignitosa che adesso implorava per se.

Una reazione di pancia, scandalizzata, intollerante dinanzi all’ennesimo presunto cedimento dello Stato, all’oltraggio alla memoria delle vittime della mafia, ma anche una reazione superficiale, fuori misura e poco aderente ai fatti.
Va precisato, infatti, che la Cassazione non si è espressa a favore di Riina rispedendo al Tribunale di Sorveglianza di Bologna la sentenza con cui quest’ultimo aveva rigettato l’istanza di differimento della pena o di ammissione agli arresti domiciliari presentata dai legali del boss.
Gli ermellini hanno semplicemente ravvisato che alcuni punti nella motivazione del rigetto erano carenti e contraddittori, ragion per cui la situazione di Riina dovrà essere nuovamente esaminata dal Tribunale di Sorveglianza.

Torniamo al terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione. Cosa significa “trattamenti contrari al senso di umanità”?
Non esiste un riferimento univoco a qualche fonte del diritto nazionale o internazionale che aiuti a definire questo concetto, tuttavia una sentenza della Cassazione - la n.165 del 1996 - contiene un passo illuminante:

“perché la stessa restrizione in carcere possa ritenersi contraria al senso di umanità deve verificarsi una situazione di vera e propria incompatibilità tra regime carcerario, comunque disciplinato, e condizioni soggettive del condannato.”

Ed è qui il nocciolo autentico della questione: le condizioni di salute di Riina sono divenute incompatibili con la detenzione?
Le strutture sanitarie interne al carcere di Parma sono in grado di apprestare cure continue e dignitose per cui le esigenze di sicurezza - evidenti nel caso di Riina - possono senz’altro prevalere?
Se la risposta alla seconda domanda è sì non c’è motivo di discutere.
Se la risposta è no, allora neanche alla belva può essere negato il diritto, residuale ma insopprimibile, alla dignità umana.

Parteggiare per la negazione a prescindere di qualsivoglia pietas significa:

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sabato, dicembre 26, 2015

 

Psicosi da ultimo strappo



panico da ultimo strappoSembra una delle tante bufale che girano sui social network, ma quanto avvenne nel dicembre 1973 in tutti gli Stati Uniti ha dell'incredibile: una vera e propria psicosi collettiva da mancanza di carta igienica.

Tutto ebbe inizio quando Johnny Carson, conduttore di un popolarissimo show televisivo serale, si rivolse agli spettatori dicendo: “Sapete cosa sta sparendo dagli scaffali dei supermercati? La carta igienica. C’è una drammatica penuria di carta igienica negli Stati Uniti.
Il mattino dopo scattò la corsa dei consumatori a fare incetta di carta igienica. I supermercati cercarono invano di razionarla, ma già nel primo pomeriggio le scorte di magazzino erano esaurite in tutti gli USA.

Dopo diversi giorni di questa isteria collettiva, Johnny Carson si scusò pubblicamente spiegando che la sua era stata solo una battuta. Tuttavia, proprio a causa del ridotto numero di confezioni disponibili nei supermercati, quelle poche in vendita continuarono a sparire in un batter d’occhio.
Ci vollero ben tre settimane prima che la situazione tornasse alla calma.

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lunedì, novembre 11, 2013

 

Esteri: materiali altamente infiammabili


Delta del Niger: illusionismo e inferno

Che le imprese che si occupano di attività geominerarie concernenti l’estrazione e il commercio di minerali o carburanti fossili non facciano un business “pulito” in termini d’impatto ambientale rientra nella categoria dell’ovvio come il mare salato o il ghiaccio ghiacciato.
Altrettanto facilmente comprensibile è che, oltre a rivendicare l’utilità diretta e indiretta delle loro attività, queste imprese cerchino anche di ripulire la loro immagine pubblica.
Ecco allora che le aziende mostrano il volto gentile e rispettabile di chi investe in tecnologie sempre più sostenibili, pubblica bilanci ambientali in cui autocertifica progressi ottenuti nella sicurezza e nelle emissioni nell’ambiente, si fa mecenate di iniziative culturali, sociali o benefiche ecc..

tanker on Bonny River ©PanoramioPoi succede che il fatato castello eretto dalla comunicazione d’impresa sia scosso dalle fondamenta alla prima verifica non autorizzata e filtrata, come sta succedendo a Shell e ENI-Agip per la loro gestione delle attività estrattive nel delta del Niger: forse uno dei luoghi del pianeta più inquinati e inquinanti.

Amnesty International e il Centro per l'ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (CEHRD) hanno messo sul banco degli imputati soprattutto Shell, accusata di aver diffuso dati spudoratamente al ribasso sulla mega fuoriuscita di greggio avvenuta nel 2008, dichiarando di aver perso poco più di 1.600 barili di greggio, mentre un calcolo più realistico fissa il greggio riversato nel suolo e nelle acque in 72 giorni tra 103.000 e 311.000 barili.
La compagnia olandese, inoltre, è accusata - con tanto di prove documentali e video - di aver sistematicamente manipolato i report sulle perdite di greggio lungo le sue pipeline imputandole all’azione di locali “ladri di greggio” anche grazie alla copertura fornita da autorità nigeriane compiacenti, e di mentire dichiarando bonifiche ambientali mai eseguite.

Anche la nostra ENI, che attraverso la controllata Agip ha in concessione aree estrattive assai più limitate nel delta del Niger, non fa una bella figura avendo denunciato nel 2012 ben 474 perdite isolate nelle sue condutture, imputate al sabotaggio dei soliti “ladri di greggio”: quasi il doppio di quelle ammesse da Shell.
È vero, ENI ha dichiarato di pagare regolari risarcimenti e di avere un programma un piano da 200 milioni di Dollari per la messa in sicurezza degli oleodotti nel triennio 2013-15, ma questa spiegazione suona come una tardiva ammissione di una manutenzione non esattamente all’altezza (eufemismo).

Mio malgrado, mi vedo costretto ad ammettere che la comunicazione d’impresa attuata secondo strategie di stakeholder engagement e CSR (responsabilità sociale d’impresa) si rivela spesso null’altro che un raffinato esercizio di ipocrisia, fumo negli occhi di chi non è costretto a respirare ben altre sostanze.
Quasi quasi rivaluto il crudo realismo di Milton Friedman quando contestava sul piano etico ed economico l’impianto della Corporate Social Responsability sostenendo che i manager sono agenti per conto terzi e dipendenti dei proprietari-azionisti e che, pertanto, devono agire nell'interesse esclusivo di questi ultimi, senza distrarre senza permesso somme per falsi dividendi sociali.


Mozambico: il passato che torna

MozambiqueChi ancora, contro ogni evidenza, nutrisse l'illusione che l'epoca del colonialismo e delle guerre sporche finanziate dagli appetiti di altre nazioni o multinazionali si fosse chiusa nel XX secolo è pregato di tenere d'occhio l'evolversi della situazione in Mozambico.

La ventennale pacificazione dell'ex colonia portoghese, massimo risultato ottenuto dalla diplomazia parallela della Comunità di Sant'Egidio, sta scricchiolando pericolosamente. Frelimo e Renamo, i due gruppi armati che si scontrarono dal 1975 al 1992 e poi si spartirono pacificamente il potere, hanno imbracciato nuovamente le armi l'uno contro l'altro in un tragico ritorno al passato.

Il motivo è squallidamente semplice. La guerra civile era foraggiata da vicini come il Sudafrica e la Rhodesia (oggi Zimbabwe) e dai rapporti di forza tra Occidente e Blocco Sovietico, ma in fondo il Mozambico non faceva gola in quanto ritenuto privo di risorse minerarie o energetiche appetibili. Per questo alla pacificazione, firmata a Roma, non furono frapposti particolari ostacoli.
Negli ultimi anni, però, sono stati scoperti vasti giacimenti di carbone, petrolio e gas naturali, oro e diamanti.
I dirigenti di Renamo e Frelimo non riescono a mettersi d'accordo sulla spartizione di questa colossale torta, e alle loro spalle soffiano sul fuoco nazioni come la Cina e le multinazionali interessate ad accaparrarsi lo sfruttamento delle materie prime.
Tutto come al solito.

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domenica, dicembre 09, 2012

 

Non poteva farne a meno


the return of belusgrinch

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sabato, settembre 22, 2012

 

Di piccole e grandi cose



Bigini d’autore

BiginiBignami, Ciranna e Simone, ovvero tre esempi di case editrici che hanno fatto business senza aver mai messo sotto contratto autori celebri e tenendo un bassissimo profilo.

D’altronde, la specializzazione che li ha resi benemeriti agli occhi di migliaia di (ex) studenti era - ed è - il pulp educational, ovverosia i riassunti iper-concentrati e semplificati per sveltire la preparazione di esami e concorsi: materiali da maneggiare con discrezione, quindi, e dei cui servigi nessun cliente, per quanto soddisfatto, si è poi vantato pubblicamente.

Mi viene da sorridere ripensando ai Bignamini, i “bigini” per eccellenza, smilzi e con le loro tristissime copertine in cartoncino da piccola tipografia di paese, esposti in vetrina nella storica “Libreria dello Studente” che aveva sede in Piazzetta Savoia, a Cagliari.

Questo genere di manualistica usa e getta non sempre è di qualità accettabile, ma in molti casi la concisione e la chiarezza espositiva risultano sorprendenti, persino ammirevoli, specie se confrontate con la disperante dispersività e macchinosità di certi libri di testo “ufficiali”.
Condensare bene la complessità di una materia o di un libro in poche pagine è, né più né meno, un’arte. Sfrondare con l’accetta è il meno: bisogna padroneggiare l’argomento e possedere in uguale misura capacità di sintesi e chiarezza di linguaggio. Ragion per cui, faccio tanto di cappello alle case editrici e, soprattutto, ai misconosciuti autori degli umili “bigini”.


Pastafarian

Tutta la storia del trailer del film che descriverebbe Maometto come una figura equivoca e delle reazioni violente che ha suscitato nei paesi arabi a me puzza di gioco di sponda tra fazioni che puntano a lucrare vantaggi da un clima di muro contro muro tra Occidente e Islam.

L’operazione che ha portato alla realizzazione della pellicola di serie Z è avvolta da misteri e nebbie in cui fanno capolino personaggi borderline in qualche modo riconducibili alla lobby islamofoba americana.
Fare scoppiare la “bomba” durante la campagna per la presidenza USA appare, pertanto, una scelta tattica diretta a ottenere la massima risonanza e a recapitare a certi ambienti della destra radicale repubblicana il messaggio: “Hey, non dimenticate che ci siamo anche noi”.
Allo stesso tempo, la pubblicazione on line del trailer è stato un regalo servito su un piatto d’argento al fondamentalismo islamico, che non ha perso l’occasione di far sentire tutto il suo peso mobilitando e manovrando le piazze.

Non fosse una cosa seria, per cui alcune persone hanno perso la vita in Libia e altre sono in pericolo solo perché di nazionalità americana o, genericamente, “occidentali”, la pubblicazione del trailer sarebbe da rubricare come un’azione da perfetti thriller seeker, un po’ come in questo folle spezzone di “Ridere per ridere” di John Landis, interpretato da un quasi irriconoscibile Woody Allen:



A parte tutto questo, che attiene al lato più sudicio della lotta per il potere oscenamente travestita da zelo religioso, la vicenda pone alcuni interrogativi sul senso e sui limiti della libertà di espressione, sulla tolleranza e sul rispetto da dare alle religioni rivelate.

Mi pare che nella parte dell’opinione pubblica occidentale che si ritiene benpensante ci sia poca o nessuna voglia di andare oltre lo stereotipo dell’Islam popolato da individui ignoranti, ottusi e irascibili, spinti al revanscismo e al fanatismo religioso dal bisogno di compensare un ego roso da un irrisolto complesso di inferiorità: in pratica dei poveri di spirito, degli irrecuperabili da compatire e che non è il caso di provocare. Anche nelle versioni più soft e prive di malizia, si tratta di una visione paternalista e falsamente buonista, in cui occhieggia un inconsulto senso di superiorità.

Da altre parti, la virulenza delle reazioni nel mondo arabo è vista solo come l’ennesima conferma che i musulmani - ovunque siano - sono una minaccia; barbari ed eversori della civiltà con cui non è possibile arrivare a una pacifica convivenza, ma solo applicare inflessibilmente la legge del più forte e del “padroni in casa nostra”.

Nell’uno e nell’altro caso si ragiona in termini di masse, si applicano categorie universali senza alcun riguardo e senza alcun rispetto per le persone vere, in carne e ossa.

PastafarianNon è che dall’altra parte della barricata le cose vadano meglio in termini di pensiero massificato, di diffidenza e di intolleranza verso la diversità. Come pare abbia detto un imam algerino durante un sermone “Cosa facciamo noi musulmani per dimostrare di essere migliori di chi ci giudica? Scendiamo in piazza sdegnati, urliamo la nostra rabbia e la scarichiamo nella violenza: non sappiamo fare niente di meglio?”.

Tornando a bomba, fino a che punto la libertà di esprimere una opinione, per quanto urticante sia, deve essere piena e incondizionata?
Dove finisce la libertà e inizia la responsabilità?
Dobbiamo accettare forme di censura preventiva alla circolazione delle opinioni e delle idee in nome del politicamente corretto?
Qual è il confine tra la richiesta di rispetto verso le religioni e il larvato ricatto morale per cui qualsiasi critica o ironia su singoli aspetti della religione altrui diventa ipso facto una provocazione inaccettabile?

Quasi quasi mi dichiaro pastafariano.

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sabato, giugno 09, 2012

 

I marziani tra noi



Life on Mars

Nel mio ultimo post avevo biasimato la deriva forcaiola dell'antipolitica e chi sta dandosi da fare per alimentarla, giocando col fuoco.

physalia physalisÈ sconfortante ammetterlo, ma i fatti dell'ultima settimana sono li a dimostrare che i partiti più rappresentativi dell'attuale "strana coalizione" stanno gareggiando a chi getta sull'incendio la secchiata di benzina più generosa.

Lo spettacolo offerto da questa classe politica sorda al sentire comune, incapace di resistere al riflesso condizionato di salvare le chiappe all'onorevole collega inquisito e alle sirene della più classica delle spartizioni di poltrone, è degno delle peggiori cronache marziane.

Per la cronaca, i vertici del Piddì ce la stanno mettendo tutta per dare il peggio del loro repertorio sconclusionato. Ormai sto giungendo alla conclusione che questo partito non è un caso umano di creatura chimerica nata con un cruciverba al posto del corredo genetico, bensì una physalia physalis, altrimenti nota come Caravella portoghese.


Che la Curia mediti, per favore

berretta da monsignore

"Avete fatto della Mia Casa una spelonca di ladri" e "Guai a voi se scandalizzerete anche una sola di queste persone semplici".
Qualcuno Oltretevere dovrebbe fare una meditazione accurata e quotidiana di questi passi evangelici.


Al supermercato delle idee

Nel mio paesello di'origine domenica 10 e lunedì 11 giugno le urne saranno aperte per il rinnovo del consiglio comunale.

Giovedì, con un tempismo che la dice lunga su moventi e obiettivi, è stata fatta deflagrare la mina del programma di una delle 3 liste in competizione, contenente interi paragrafi copiati di sana pianta dal programma del PD che oggi governa il Comune di Capannori (Lucca), disponibile su internet.

Bene, scandalizzarsi perché oggi si ricorre ai motori di ricerca per reperire informazioni e spunti utili sarebbe un esercizio di vacua ipocrisia. È vero anche che aprirsi al mondo e studiare i modelli che funzionano è spesso più produttivo che intestardirsi nella rincorsa al "tutto originale - tutto fatto in casa".

Tuttavia c'è qualcosa di disturbante nella mossa della lista "copiona", che pure annovera giovani e meno giovani competenti e agguerriti.
Questo modo di agire alla "tutto è lecito in guerra e in amore" è, a mio parere, parte del lascito "culturale" del ventennio berlusconiano con cui dovremo fare i conti per molti anni ancora.

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sabato, maggio 12, 2012

 

Italia 2012: amara constatazione



Italia 2012

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martedì, ottobre 18, 2011

 

Black Quote



Uno spunto per una riflessione amarognola dopo i (mis)fatti di Roma del 15 ottobre

BlackQuote

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domenica, maggio 01, 2011

 

patchworking



Paradossi

SamedayNon ci poteva essere contrasto più agghiacciante: nello stesso momento in cui da Londra arrivavano le immagini del matrimonio regale, evento mondano globale e favola romantica d’altri tempi perfettamente orchestrata, in Libia e Siria si apriva il quotidiano mattatoio con centinaia di civili senza nome abbattuti per strada, sull’uscio di casa o dentro stanze centrate casualmente da una pioggia di granate.

Mentre milioni di persone commentavano, divertite, i cappellini dalle fogge più estrose e improbabili sfoggiati dalle signore della upper class britannica o ascoltavano antichi inni religiosi superbamente eseguiti, stupendosi che venissero cantati da tutti i presenti alla cerimonia, nelle prigioni del Bahrain uno dei tanti desaparecidos sequestrati e incarcerati durante la repressione urlava di dolore o agonizzava in cella.

È sempre stato così, ovviamente. Nel testo di "Baudelaire", i Baustelle scrivono: "Pasolini è morto per te/ morto a bastonate per te/ Nello stesso istante/ in qualche altra spiaggia/ si è fatto l’amore/ uniti contro il mondo."
È di questi giorni, inoltre, il ritrovamento nel Kent (UK) dei resti di una giovane donna tra i 18 e i 25 anni, uccisa nel periodo della conquista romana della Britannia con un colpo di spada alla nuca mentre era legata mani alla schiena.
Lo scenario più probabile è che i legionari che avanzavano nella zona avessero l'ordine di non risparmiare nessuno sulla loro strada. Questo accadeva mentre a Roma si celebravano i fasti di un impero che portava pace e civiltà nel mondo.
A differenza del passato, però, oggi la copertura informativa globale resa possibile dai cellulari e dai social network rende il confronto pressoché istantaneo e impietoso.


Sconcerto

CptBarbossa
«Sì...perduti, questo siamo... Perdersi è l'unico modo per trovare un posto che è introvabile... altrimenti chiunque saprebbe come trovarlo»
( Capitan Hector Barbossa - Pirati dei Caraibi/Ai confini del mondo )

In questi giorni mi sento una pallina da flipper sparata a tutta velocità verso una destinazione sconosciuta. Non ho mai abbastanza tempo per analizzare i cambi di direzione apparentemente casuali e, anche se l’avessi, probabilmente otterrei dati incompleti e fuorvianti. Sfioro, urto e rimbalzo, interagisco, mi adatto accompagnato da una vaga premonizione di perdizione.

Questo stato di confusione e di insicurezza si è riverberato in uno dei rari sogni che ricordo da sveglio. Per la prima volta ho sognato la mia ex moglie e i figli in una situazione collocata in un imprecisato futuro. È stato un sogno lungo e penoso per il senso di straniamento che mi ha fatto provare.

Rientravo a casa, o almeno questa è stata la sensazione, in pieno giorno dopo aver trascorso la notte in uno squallido giaciglio di fortuna.
La prima sorpresa spiacevole è stata trovare i mobili sistemati in modo diverso. La seconda è stata la voce di mio figlio, ormai fattosi grande, alle mie spalle; se ne stava seduto con indolenza e, squadrandomi accigliato, mi diceva che dovevo provvedere a far da mangiare per lui.
Mi sentivo troppo demoralizzato, sfibrato dalla stanchezza e dalla vecchiaia, per rispondere a tono. Avrei voluto andarmene, ma per quanto mi sforzassi non riuscivo a ricordare il percorso per tornare al tugurio, situato in un’area verde all’estrema periferia dell’abitato.
La mia ex consorte appariva brevemente solo per salutare. Lasciava per sempre la casa insieme a mio figlio avendo preso anche le ultime cose che rivendicava come sue.
Mi sono ritrovato completamente solo, immobile, annichilito, al centro di una stanza spoglia e silenziosa, illuminata da una lama di sole che entrava dalla finestra. L’ultimo “fotogramma” onirico prima del risveglio è stato il pulviscolo sospeso nella luce del sole che stavo fissando senza alcuna vera ragione.


Buon Primo Maggio


1stMay

... e anche quest'anno niente rentrée per la Sagra di Sant'Efisio :(
Buona settimana a tutti

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martedì, febbraio 01, 2011

 

Scampoli di ordinaria umanità



Redivivo e rotabile

nighr train imgComunicazione di servizio destinata ai coraggiosi che, con ammirevole costanza, si collegano ancora a questo blog: sono ancora vivo e pronto ad ammorbare chicchessia.
Il black-out negli aggiornamenti è dovuto al fatto che sciropparsi 18 ore di viaggio su convogli ferroviari notturni a lunga percorrenza non è una cosetta di tutto riposo, specialmente quando alla soglia delle 50 primavere manca giusto un’incollatura.

Nel mio caso, la scoperta di questa forma di turismo alternativo del weekend ha in primo luogo solide ragioni affettive che, da sole, bastano e avanzano a giustificare la latitanza da blog, forum, newsgroup e social network.
Ma al di là di ogni altra considerazione, viaggiare nottetempo su e giù per lo Stivale mi ha dato l’opportunità di stare a stretto contatto (in tutti i sensi) con la realtà di un Paese in viaggio, con un’umanità pendolare che nei fine settimana si sottopone a massacranti maratone trascinandosi dietro una babele di trolley, borsoni e pacchetti di ogni misura.

Se l’orgoglio, la nostalgia e la fatica avessero una forma, questa sarebbe una valigia stipata all’inverosimile, mentre ci sono pochi dubbi che l’odore caratteristico sarebbe quello pungente del velo di traspirazione che ristagna dentro scompartimenti che, per contrasto, hanno la stessa temperatura iniziale delle celle frigorifere di un macello industriale.

Superato il caos del trovare sistemazione, i volti rattrappiti in maschere di stanchezza e di tensione nervosa si distendono, i cellulari cinguettano senza sosta frasi rassicuranti e appuntamenti antelucani ribaditi a parenti e amici, s’inizia a guardarsi intorno per capire chi siano e fino a che punto ci si possa fidare dei vicini di posto. Nei casi migliori, si arriva a essere accompagnati al primo degli stentati intervalli di sonno da gradevoli chiacchierate a ruota libera tra occasionali compagni di pena.

Già, la pena: perché il privilegio di viaggiare sulla rete ferroviaria italiana da Milano ad Ancona, Foggia, Crotone o Reggio Calabria a prezzi mediamente accessibili si paga con l’afflizione di vagoni standard disegnati 30 anni fa per tratte considerevolmente più brevi e, soprattutto, in dispregio dell’ergonomia.

L’educazione - che purtroppo resta un optional - e lo spirito di sopravvivenza consigliano istintivamente i passeggeri ad assumere posture a “S”, con il bacino e le gambe fuori asse pur di poter incastrare queste ultime a lato di quelle del dirimpettaio; il collo e il capo penosamente in torsione alla ricerca di un punto d’appoggio sui rilievi laterali dei poggiatesta.
La consapevolezza di dover affrontare ore e ore di viaggio ingabbiati in spazi insufficienti porta allo spasimo il desiderio di allungare liberamente le gambe e, allo stesso tempo, scoraggia chi non siede “lato corridoio” dall’alzarsi per cercare la toilette fintanto che lo stimolo non diventa un’urgenza indifferibile.

Pur in queste condizioni di scomoda precarietà, viaggiare in notturna fa scoprire dai finestrini scorci di un’Italia meno gretta e abbruttita, quasi pacificata e poetica nel suo essere temporaneamente riportata dal sonno a uno stato d’innocenza. Mi scuserete, ma trovo che in questi tempi volgari e sgraziati non sia poco.




Flattened morality

cover image of Tart (movie) Fare soldi, tanti e subito: sembra questo il chiodo fisso di tanti italiani.
Se fino a ieri, però, l’aspirazione a sistemarsi si sfogava in giocate compulsive al Gratta e Vinci, nell’inseguimento di improbabili numeri “ritardatari” o dell’ennesimo jackpot multimilionario, oggi emerge la disponibilità ad accettare qualsiasi proposta indecente, tanto più ignobile se le uniche fiches da giocare alla roulette sono le grazie giovanili di una figlia o di una nipote da promuovere nella dura competizione per vellicare le attenzioni lascive di tal culo floscio (sic!), potentissimo e attempato satrapo.

Solo qualche anno fa avremmo liquidato il tutto come materiale di scarto di un dozzinale feuilleton ambientato nell’Europa del feudalesimo e nella decadenza dell’impero ottomano.
Purtroppo siamo stati costretti a ricrederci dalla cronaca giudiziaria, a fare dolorosamente i conti con una torbida acquiescenza morale, con occhi levati al cielo e sorrisetti condiscendenti a mezza bocca che fanno sembrare l’Italia un’unica, degradata parrocchia del malaffare.

Si fa strada un dubbio: siamo certi di essere diversi dai genitori-lenoni della porta accanto, oppure la nostra pretesa incorruttibilità è subordinata al fatto che ci manca l'occasione per saltare sul luccicante carro della tentazione?
In ogni caso, se pure fossimo radicalmente diversi non culliamoci nell’illusione "pronta cassa" fornitaci dalla lettura dei forum e degli aggiornamenti dei social network: salvo sporadiche eccezioni, quella è solo la proiezione virtuale della nostra piccola riserva indiana.

Intanto c’è da scommettere che se la squallida cronaca dei festini e della vita esagerata del potentissimo sultano cadrà nel dimenticatoio o verrà astutamente oblata per vie traverse, ci sarà pronto il vitello grasso da immolare per il ritorno alla ragione del nonno prodigo.
Per la sorte delle “jeunes filles” sacrificate senza troppi rimpianti sull’altare della doppia morale e della convenienza politica, invece, ci sarà giusto lo spazio di una lacrimuccia edificante su qualche trafiletto a margine, condita dall'untuosa consapevolezza che tanto all'orizzonte non si prospetta alcuna "crisi di vocazioni”.

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sabato, gennaio 01, 2011

 

January 1st recap



2010: le novità dal passato

Non l’avrà dato a vedere, ma per l’archeologia e la paleoantropologia il 2010 è stato un anno di fuochi d’artificio, svolte inattese e - qua e là - qualche vistosa scivolata sul marketing del sensazionalismo.

Affari di famiglia

La decodifica del DNA nucleare estratto da resti fossili dell’Uomo di Neanderthal, ad esempio, impresa fino a ieri considerata fantascienza, ha permesso ai ricercatori dell’Istituto Max Planck di Lipsia di identificare un piccolo, ma significativo lascito dei neandertaliani nel codice genetico della popolazione mondiale di oggi, eccezion fatta per gli africani.

Questa prima crepa nella teoria che predicava l’impossibilità di un incrocio fertile tra rami diversi del genere Homo, tenacemente ribadita in tempi recenti anche dal fisico e divulgatore scientifico Antonino Zichichi, è stata allargata dalla sequenziazione del DNA nucleare estratto dalla falange fossile di una bambina di 5/7 anni vissuta circa 40.000 anni fa nei pressi di una grotta di Denisova, nella Siberia meridionale.
La comparazione tra DNA, infatti, ha messo in luce che la bimba di Denisova apparteneva a un terzo ramo evolutivo della nostra specie - affine ai Neanderthal, ma distinto da questi ultimi - sciamato dalla culla africana verso l’Asia in tempi diversi sia rispetto ai primi neandertaliani sia rispetto agli ultimi a essersi messi in cammino, ossia i nostri progenitori diretti.

Inoltre, l’Uomo di Denisova si sarebbe insediato in un’area dell’Asia abbastanza vasta da trovarsi a contatto non solo con i clan dei Neanderthal, ma anche con i nuclei di Sapiens Sapiens in migrazione verso il Pacifico del Sud e l’Oceania, da convivere per un certo tempo e da mescolarsi con essi, considerato che una porzione della sua impronta genetica si ritrova esclusivamente in alcune popolazioni melanesiane e della Guinea Nuova Papua.

Si può ipotizzare che i nostri antenati nomadi, alle prese con le difficoltà di sopravvivere di caccia e raccolta in territori sconosciuti, non abbiano pensato unicamente a sbarazzarsi dei potenziali concorrenti per il cibo, ma talvolta siano ricorsi a forme di scambio e ad alleanze temporanee con le popolazioni preesistenti, mettendo da parte l’inquietudine suscitata dal loro aspetto, così simile e così diverso.


Non si butta via niente

La cueva de el Sidrón, nelle Asturie (Spagna) è al centro di un piccolo giallo preistorico a tinte splatter.
In una sorta di sifone della grotta sono state trovate ammonticchiare numerose ossa umane in un primo momento scambiate per resti risalenti alla guerra civile spagnola, ma in seguito retrodatate a circa 43.000 anni fa.

Gli esami dei periti forensi hanno stabilito che si tratta di ossa appartenenti a una dozzina di individui: uomini, donne e bambini di Neanderthal. Le ossa spezzate, forse per estrarne il midollo, e i segni di incisione e intaccatura nei punti di intersezione dei muscoli lasciano intendere che il gruppo abbia incontrato una fine violenta e sia stato mangiato in un banchetto antropofago.

Secondo uno studioso spagnolo, l’esame del DNA mitocondriale avrebbe stabilito un legame di consanguineità tra alcuni membri del gruppo, probabilmente un clan familiare, ma tali conclusioni sono state giudicate affrettate.
Sulle ossa e sui denti erano sicuramente presenti segni di carenze alimentari e malnutrizione. I Neanderthal trovati a El Sidrón erano cacciatori che avevano patito ripetutamente la fame e che, forse per questo motivo, erano sconfinati nel territorio di caccia rivendicato da un altro clan. Sorpresi e trucidati dai rivali nei pressi della grotta, sarebbero stati divorati senza rimorsi in nome della dura legge della sopravvivenza.

Nell’immagine (© National Geographic), la ricostruzione del probabile aspetto di “Wilma”, ottenuta dai dati antropometrici di uno degli individui di sesso femminile trovati a El Sidrón.


L’esercito perduto nelle sabbie

Narra lo storico greco Erodoto (484-425 A.C) che nel 523 A.C. l’imperatore persiano Cambise II, impadronitosi dell’Egitto, inviò spedizioni militari nel deserto a ovest del Nilo per debellare gli ultimi focolai di resistenza degli egizi, concentrati intorno alle oasi, e creare una testa di ponte in vista della progettata campagna via terra contro Cartagine.

Una di queste armate, forte di circa 50.000 effettivi più servi e schiave, era partita da Tebe diretta alla grande oasi di Siwa con l’obiettivo di metterla a ferro e fuoco e radere al suolo il tempio del venerato oracolo del dio Amon (quello consultato anche da Alessandro Magno in cerca di conferme sulla sua origine semidivina).
Si trattava, quindi, di un gesto con valenze militari, strategiche e politiche.
Tuttavia, l’esercito del Re dei Re non arrivò mai a Siwa perché, in un luogo imprecisato lungo il percorso, venne investito da una gigantesca tempesta di sabbia che seppellì la maggioranza e disorientò i pochi superstiti, condannandoli a vagare nel deserto fino a morire di fame e sete.

Malgrado secoli di ricerche, i resti dell’armata perduta di Cambise non furono mai restituiti dalle sabbie, al punto che si consolidò l’opinione che Erodoto avesse riportato una leggenda priva di fondamento o una diceria diffusa per denigrare la potenza militare persiana, peraltro abbonata a disastrosi infortuni dovuti a disorganizzazione, incompetenza o eccesso di sicurezza.

Questo fino a quando una spedizione geologica e archeologica italo-egiziana guidata dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni non si è imbattuta, a circa 150 km da Siwa, in una serie di manufatti di origine achemenide come punte di freccia, l’impugnatura di un pugnale, resti di monili e finimenti di cavalcature. Inoltre, intorno a una grande roccia isolata, la spedizione ha scovato un vero e proprio ossario, probabilmente una piccola parte degli scheletri sepolti sotto metri e metri di sabbia.

La notizia del ritrovamento, circolata a novembre scorso, ha sollevato pesanti critiche e scetticismi: gli stessi Castiglioni sono stati cauti nell’attribuire quanto hanno scoperto all’armata persiana svanita nel deserto.
Tuttavia molte cose collimano: la scelta di una pista alternativa alle carovaniere in vista di sferrare un attacco di sorpresa, l’errore di percorso dovuto all’imprecisione delle mappe in possesso dei persiani, il ritrovamento di resti di pozzi artificiali con cocci di anfore per l’acqua che rispondono alla tattica persiana di disseminare in anticipo l’itinerario di “punti di sosta” dove l’esercito avrebbe trovato di che dissetarsi, la datazione e la fattura dei manufatti, la presenza di molte ossa sotto il costone roccioso che poteva offrire un minimo di riparo nell’imperversare del khamsin.

Mancano all’appello gli equipaggiamenti delle truppe (elmi, scudi, armature), ma ciò è comprensibile se si pensa che nel deserto qualsiasi cosa riutilizzabile è preziosa e che il punto del ritrovamento è stato battuto per secoli dai beduini.


Il gladiatore ritrovato (?)

York, nell’Inghilterra settentrionale, in epoca romana si chiamava Eboracum ed era la città più a nord di tutto l’impero, sede di prefettura, di una legione acquartierata nella vicina fortezza, nonché vivace centro commerciale dove si sperimentava un melting pot ante litteram, confermato dal ritrovamento di sepolture di residenti di origine nubiana, danubiana e dell’Asia Minore, di cui alcuni privi del cranio.

A metà dicembre scorso è circolata la notizia del ritrovamento di un ulteriore scheletro in una sorta di discarica di epoca imperiale.
Dall’analisi delle caratteristiche dell’ossatura si è potuto stabilire che l’uomo doveva essere stato uno spadaccino - o comunque una persona che in vita aveva seguito un lungo addestramento all’uso della spada - e che la sua morte era diretta conseguenza di un duello in cui era rimasto più volte ferito prima di ricevere il fendente definivo al capo.

Il fatto che lo scheletro si trovasse in un’area di pertinenza dell’anfiteatro un tempo esistente a Eboracum ha stuzzicato l’interesse e la fantasia dei media, che hanno subito parlato di “gladiatore ritrovato”, inserendolo così nella scia del celebre film di Ridley Scott.
Forse sarebbe stato il caso di non essere tanto frettolosi nel cercare titoli sensazionalistici, visto e considerato che Eboracum era una città vicina a un confine piuttosto turbolento (quello con i Pitti scozzesi) ed era abitata da un gran numero di persone che per vivere praticavano mestieri pericolosi, anche senza scomodare i ludi gladiatori.
Inoltre, a differenza di quanto capitato allo sfortunato spadaccino, non era usuale che i corpi dei gladiatori morti combattendo nell'arena venissero scaricati come immondizia. Resta aperto, perciò, lo scenario di un agguato o di un regolamento di conti, che renderebbe plausibile la volontà di occultare lo scomodo cadavere.


Anno nuovo, solita brutta aria per la libertà di espressione

La nuova Legge sui Media entrata in vigore in Ungheria il 1 gennaio è un pessimo biglietto da visita per il 2011 sul fronte della libertà di opinione e di stampa.

Fresca d’insediamento alla presidenza di turno dell’Unione Europea, l’Ungheria governata dalla coalizione di centrodestra guidata da Viktor Orban ha approvato un provvedimento che mette sotto tutela tutti i media nazionali, ponendoli di fronte alla minaccia di multe salate qualora i cinque componenti di un’Autorità ad hoc, nominati tra i membri del partito Fidesz al potere, ravvisino “posizioni politicamente non equilibrate” o il “danneggiamento della dignità umana”.

La nuova Autorità potrà visionare i contenuti e i materiali media di radio, televisione, giornali e siti web, imporre restrizioni e costringere i giornalisti a rivelare l’identità delle loro fonti quando le notizie tocchino argomenti rilevanti per la sicurezza nazionale.

È lampante che una legge che concede poteri di controllo e d’interdizione sui media così penetranti a un'authority che non è super partes, bensì diretta espressione della maggioranza al potere, a fronte di deleghe tanto nebulose da poter essere interpretate in modo assolutamente arbitrario, è una clava pronta ad abbattersi su qualsiasi voce critica e sul dibattito politico.

Governo e parlamento magiari se ne sono infischiati dei moniti dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), delle proteste della federazione europea delle agenzie di stampa e dei blandi mugugni del Parlamento Europeo, confermando la gravità della deriva autoritaria e sciovinista che sta alterando i connotati di una nazione fino a ieri considerata paciosa e tollerante.

C’è solo da augurarsi che il pericoloso esempio ungherese non solletichi da noi il desiderio di rimettere in pista le varie e scellerate proposte di legge-bavaglio sulla stampa e su internet.


Ricordi di viaggio


La Posadina B&B - CagliariSono tornato dalla Sardegna in tempo per trascorrere il passaggio dal 2010 al 2011 nel silenzio (relativo) di casa.

Dalla trasferta in terra sarda ho portato con me nuovi ricordi - alcuni felici e gioiosi, altri decisamente non estusiasmanti - e la convinzione che Cagliari sia il posto dove mi sento davvero a casa, sebbene siano passati poco meno di 20 anni da quando mi sono trasferito a Milano.

Nella foto scattata con il cellulare, un dettaglio di La Posadina, il Bed & Breakfast che ho scelto quasi per caso sul web e che si è rivelato una piacevole bomboniera in una zona centrale, ma estremamente tranquilla della città.

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domenica, novembre 14, 2010

 

Mid-November Resume 11.14.2010



Dialogo tra sordi

mahmoud al zahar«Noi abbiamo il diritto di controllare la nostra vita secondo la nostra religione, non secondo la vostra. Del resto, voi non avete religione, siete laici. Voi non vivete come esseri umani, non vivete neanche come animali, accettate l'omosessualità. E avete il coraggio di criticarci?
Noi siamo quelli che rispettano e onorano le donne. Voi usate le donne come animali. Una donna da voi ha un marito e centinaia di migliaia di amanti. Dato il modo in cui rispettate le donne, non sapete mai chi è il padre dei vostri figli.
Noi vi capiamo molto bene: siete gente miserabile, moralmente miserabile. Non avete il diritto di criticarci per quel che siamo.»

Mahmoud Al-Zahar, co-fondatore, portavoce e leader della prima ora di Hamas, nonché attuale “ministro degli affari esteri” di Gaza, a un giornalista dell’agenzia Reuters.


Parole dure, volutamente offensive, che grondano intolleranza, commiserazione e profondo disprezzo, ma soprattutto rancore e spirito di rivalsa.
Difficile non provare un moto d’ira dinanzi a cotanta ostentazione di cafoneria, astio e ignoranza. Chi diavolo crede di essere questo mentecatto che si permette di bollare come subumano - addirittura più infimo di quello delle bestie - il nostro stile di vita e dipingerci tutti come depravati figli di padre incerto? Verrebbe da consigliargli di essere meno assiduo nel frequentare youporn per “acculturarsi” sui costumi occidentali, di mangiare leggero la sera e di darsi a letture meno allucinogene.

Tuttavia, rispondere per le rime a una volgare provocazione vorrebbe dire scendere allo stesso livello di chi l’ha pronunciata.
In secondo luogo, qualsiasi dialogo è utile nella misura in cui da entrambe le parti si è disposti ad ascoltare e a fare a meno di termini altisonanti, ma da tempo insozzati di violenza, sangue, affari e ipocrisia come “democrazia”, “moralità”, “identità” e “religione”.
Con Hamas, che non è altro che un clan sanguinario che usa lo schermo del fondamentalismo per vivere di rendita sulle disgrazie di un milione e mezzo di poveracci rinchiusi in una prigione senza sbarre, queste condizioni semplicemente non sussistono, anche perché, detto con rude franchezza, di Gaza non ce ne frega nulla.
Non ci sono interessi strategici (leggi giacimenti di idrocarburi o altre materie prime pregiate) che ci spingano a mettere sul piatto qualcosa di concreto e di meglio di un risicato e aleatorio baratto tra un po’ di assistenzialismo e la fine dei razzi e degli attentati in territorio israeliano.

Infine, a ben vedere, le dichiarazioni del portavoce di Hamas suonano sinistramente familiari. Sì, ricordano il tono intollerante caro a certe frange estreme del tradizionalismo vetero-cattolico di casa nostra, con la differenza che quest’ultimo non ha né il seguito né il potere di imporre con i kalashnikov la salvifica correzione dei nostri costumi dissoluti.


Palco Osceno

palcoscenicoSono andato a rileggere ciò che scrivevo su un forum tra il 2005 e il 2006 in merito alla situazione politica ed economica nazionale e ne ho tratto la conferma di una sensazione claustrofobica ricorrente in queste ultime settimane, ovverosia che in Italia il tempo si sia riavvolto su se stesso perché si ripeta, con minime varianti, lo stesso scadente psicodramma.

Allora come oggi l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, pur godendo di una maggioranza blindata nei due rami del parlamento, aveva consumato buona parte della legislatura per portare a casa leggi ad personam o pro sodalibus e si era distinto come “governo delle grandi riforme annunciate”.

Allora come oggi, Giulio Tremonti teneva strette le chiavi della cassa e si barcamenava tra indecenti sanatorie, condoni tombali, sadiche sforbiciate ai trasferimenti agli enti pubblici e annunci che i conti erano sotto controllo, salvo poi essere messo spalle al muro e sacrificato a causa della disastrosa situazione del disavanzo pubblico.

Allora come oggi si biasimava l’ostinata azione di disturbo di un ingrato piantagrane, di una “serpe in seno”: allora era Marco Follini, oggi è Gianfranco Fini.

Allora come oggi mi scontravo con utenti dalle scoperte simpatie per il centrodestra che erano smagati, frustrati e imbarazzati, ma fermi nella convinzione che la manifesta inadeguatezza dell’esecutivo Berlusconi fosse da imputare all’opposizione, alla magistratura e all’inquilino del Quirinale che, avendo in odio il Premier, lo assillavano al punto di impedirgli di governare.

Già, nulla sembra essere cambiato negli ultimi cinque anni tranne il quadro economico generale, che si è drammaticamente deteriorato; tranne l’istruzione, la ricerca scientifica, i beni culturali, la politica industriale, la messa in sicurezza del territorio e i servizi al cittadino, tutti con un vistoso segno meno; tranne la povertà e le diseguaglianze sociali, che sono in crescita, e - ultimo, ma non ultimo - il grottesco squallore che avvolge le dorate stanze di Cesare.

Vogliamo scommettere che tutto questo non basterà a farci uscire una volta per tutte dalla trappola del tempo immobile?

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domenica, gennaio 17, 2010

 

Sunday Mixture 01.17.2010



Haiti

Dinanzi alla catastrofe e alla morte di migliaia di persone si resta ammutoliti: qualsiasi discorso fatto dalle nostre comode scrivanie degrada a sterile chiacchiericcio.
Però, a rischio di risultare sgradevole e irrispettoso, su Haiti vorrei fare alcune annotazioni e riflessioni che vanno oltre l’emergenza umanitaria in atto.

Prima di tutto c’è la constatazione che il mondo si ricorda dell’esistenza di Haiti - che molti paiono collocare geograficamente in qualche punto del Pacifico, confondendola con Tahiti - solo in occasione di avvenimenti e notizie di particolare gravità come l’uragano di qualche anno fa, l’assassinio di un cooperante italiano ammazzato per strada da una gang e il terremoto.

Tolte queste occasioni, per le diplomazie e le istituzioni finanziarie internazionali, per i governi dei Paesi vicini e per i mezzi di comunicazione, Haiti è una sorta di ulcera infetta che trasuda miseria, degrado e violenza nel bel mezzo dei Caraibi da cartolina.
Non che nell’area caraibica e dell’America Centromeridionale manchino situazioni di diffusa povertà e di violenza endemica, ma il caso di Haiti è considerato estremo e senza speranza, un buco nero da cui tenersi alla larga e da coprire con un velo di silenzio che sa tanto di cordone sanitario. Sotto questo aspetto, si può dire che Haiti condivida il trattamento riservato a nazioni tormentate e senza particolari risorse strategiche come la Somalia, l’Eritrea e lo Zimbabwe.

Su Haiti sembra infierire una specie di maledizione storica per aver avuto l’ardire di recidere anzitempo il cordone ombelicale con la Francia (1804) senza avere le forze per governarsi autonomamente e per essere diversa, marcatamente più “nera” rispetto a tutte le colonie ed ex colonie spagnole, portoghesi, olandesi, francesi e inglesi.

Negli ultimi 50 anni, dalla dittatura sanguinaria di Papa Doc Duvalier a oggi, il collasso dell’economia, la disorganizzazione e la corruzione dell’apparato statale, la violenza nelle strade, la crescente dipendenza dagli aiuti umanitari e dai servizi gestiti dalle ONG non hanno fatto che alimentare nel mondo l'opinione razzista secondo cui africani e afroamericani sarebbero intrinsecamente incapaci di far funzionare uno stato efficiente.

Se c’è una cosa da sperare nell’ora della tragedia è che gli aiuti che stanno convergendo da tutto il mondo siano coordinati in modo da non alimentare ulteriormente la spirale perversa della dipendenza, ma da sostenere Haiti e gli haitiani nella (ri)costruzione di un futuro che sappia camminare sulle proprie gambe.


Silenzio, parla la TV dell'amore

Malgrado cerchi di tenere da parte i pregiudizi, a mio parere le ultime mosse del gabinetto Berlusconi su televisione e internet mostrano non solo le distorsioni legate al macroscopico conflitto di interessi del Premier e la compiacenza (eufemismo) del governo verso le istanze di alcune lobby, ma anche un indirizzo assai poco rassicurante in tema di libertà di espressione.

In controluce, appare la volontà di togliere ossigeno alla Rete dando un bel giro di vite alla circolazione di materiali audiovisivi e di scritti “scomodi” con la scusa della tutela del copyright e della correttezza delle notizie, così da rendere il web meno appetibile come alternativa alla televisione agli occhi degli utenti e degli investitori pubblicitari.
Per amore o per forza la TV, quella del digitale terreste infestata dal moltiplicarsi di canali utili unicamente ad aumentare gli spazi pubblicitari a vantaggio di una sola holding, deve tornare a regnare.

Il vero obiettivo politico ed economico perseguito da governo e maggioranza è proprio la restaurazione dell'assoluta centralità della televisione, di una comunicazione controllata dall’alto e monodirezionale dove non ci sia spazio per repliche, dissensi e dissonanze non addomesticate.


Just breathe

Come da titolo: respiriamo un po' con la musica, finché si può. Buona settimana a tutti.

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domenica, novembre 08, 2009

 

A gray sunday resume 11.08.2009



Primi in classifica!

È ufficiale: l’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OEDT) di Lisbona conferma che nel consumo di Cannabis noi italiani siamo sul gradino più alto d’Europa.
Wow, che emozione... pardon: che sballo!!

tabella sull'uso di cannabis

fadcocaine AdvIl rapporto fornisce una sorta di borsino aggiornato sull’uso degli stupefacenti in Europa e, nel caso del nostro Paese, ribadisce dati già di dominio pubblico.
Detto dei derivati dalla canapa indiana, che incontrano un favore trasversale - occasionale o continuativo - che va dal quindicenne al sessantaquattrenne, non sorprende che il consumo di eroina sia in calo mentre è in crescita quello di MDMA, specialmente nella fascia dei giovanissimi (15-19 anni).

Soprattutto, non stupisce che in Italia si consumi una quantità spropositata di cocaina.
Per un Piero Marrazzo costretto a fare outing sull’uso estemporaneo di coca, quanti sono gli insospettabili - politici, personaggi dello spettacolo, professionisti e manager in carriera - che si affidano alle piste per reggere i ritmi che si sono imposti?

Per farsene un'idea è sufficiente ricordare che il CNR ha rilevato a Roma concentrazioni di cocaina nell’aria pari a 0,1 nanogrammi per metro cubo e che i consumatori italiani di neve sono passati dai 400.000 del 2001 al milione del 2008.

Silvio GarattiniMa il termometro più efficace della febbre da cocaina in Italia lo si trova in quanto dichiarò a suo tempo il farmacologo Silvio Garattini sui metaboliti della cocaina presenti nelle acque nere di Milano.

"Abbiamo analizzato le acque che passano dal depuratore di Nosedo. I nostri lavori del 2006 e del 2007 indicano che ogni giorno a Milano si consumano circa 10.000 dosi di cocaina, che nel weekend salgono a 15.000. Abbiamo fatto analisi analoghe a Lugano e Londra. In percentuale al numero degli abitanti, Milano è la città dove il consumo è il più alto".



Design & Dintorni

Benché esistano pochi dubbi sulla mia granitica mancanza di buon gusto e senso estetico, il design m’incuriosisce per la sua capacità di trovare soluzioni originali e forme interessanti anche per oggetti di uso comune.

design origami tea bagsPrendiamo queste particolarissime bustine di tè disegnate dalla russa Natalia Ponomareva.
Tra tutti i possibili oggetti che circondano la quotidianità, chi di noi ha mai degnato di attenzioni la comune bustina di tè, karkadè, camomilla o tisana se non per inveire quando disgraziatamente si rompe nella tazza?
Non di meno, la designer russa è riuscita a conferire la grazia e l’eterea leggerezza degli origami a una cosa tanto umile e banale: non è cosa da poco.

Resta in sospeso una domanda assai poco alata: quanto sareste disposti a spendere per il piacere (effimero) di servire il tè con le bustine origami in tazza?


Recycling Music

Enrico Ruggeri non rientra tra i musicisti che prediligo, tuttavia nella sua altalenante carriera ha scritto e composto - per sé e per altri - canzoni che si elevano rispetto alla generale mediocrità della musica leggera italiana.
Uno di questi brani è sicuramente Portiere di Notte, un successo dei primi anni '80.
L’ho riascoltata qualche giorno fa in radio, trovandola ancora piacevole, ispirante e ispirata malgrado la voce di Ruggeri, anche se francamente dubito che possa essere interpretata da altri con altrettanta efficacia e personalità.



Buona settimana!

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domenica, ottobre 11, 2009

 

A long sunday resume 10.11.2009



Non ci capiremo mai

punto escalamativoSull’edizione on line del Times ho letto i commenti (quasi tutti di italiani) sugli articoli riguardanti il nostro discusso e discutibile Presidente del Consiglio.
Ne sono uscito confortato nella convinzione che esista una differenza sostanziale di visione e di approccio alla politica tra gli elettori dell’area (sinistrata) del centrosinistra e i supporter del centrodestra.

I primi sognano di essere liberati (probabilmente per grazia ricevuta) dalla più resistente e pervasiva incarnazione del Male Assoluto; vivono nell’allarme permanente che il blocco di potere cementato da Silvio Berlusconi, princeps a legibus solutus, abbatta gli ultimi paletti delle regole democratiche e s'industriano a fare controinformazione, indulgendo spesso e volentieri nel più goliardico dei dileggi autoconsolatori.
Tuttavia, ipercritici e masochisti per natura come sono, annaspano nell’autoanalisi e in un'elaborazione infinita del lutto che è incapace di produrre un'opposizione organizzata, tra l'altro senza che vengano mai risparmiate botte da orbi ad amici e potenziali alleati.

I secondi, invece, entrano nell’agone con l’aria truce di chi debba regolare i conti con chi ha appena vilipeso l’onorabilità della mamma e di tutte le ascendenti di sesso femminile.
Gli elettori del Centrodestra sono profondamente compresi nella missione salvifica di dare ordine, prosperità e felicità alla nazione, si sentono finalmente riscattati e premiati da un governo buono, ragion per cui sono indisponibili a mettere minimamente in discussione i loro dogmi, anche a costo di chiudere gli occhi e tapparsi naso e orecchie.
Persino quando si sforzano di dare un minimo di respiro e articolazione alle loro argomentazioni, reclamando a gran voce considerazione per la loro intelligenza e il diritto del Premier a essere lasciato lavorare, ricadono fatalmente in toni da curva calcistica e in patetiche lagnanze da cittadella assediata dagli infedeli.

Di questo passo, dubito che ci capiremo mai.


Esteri

Erevan (Armenia)La finestra sul mondo offre nel giro di poche ore una notizia positiva e due spiacevoli.
Iniziamo dalla buona notizia: Turchia e Armenia normalizzano le relazioni diplomatiche e commerciali dopo un secolo di reciproca ostilità e 16 anni di frontiere ermeticamente chiuse.

Dietro questa svolta, ratificata in Svizzera, c’è prima di tutto la sollecita benedizione della Russia. Con questa mossa, infatti, Putin e Medvedev puntano a indebolire ulteriormente la posizione della “ribelle” Georgia nello scacchiere del Caucaso offrendo una sponda alla Turchia, che da tempo ambisce a contare di più nella regione.
Per la repubblica armena e per gli armeni della diaspora il passo della normalizzazione è un boccone amaro da ingoiare in nome della realpolitik. Per Erevan tornare a parlare con Ankara significa rompere un isolamento asfissiante; una scelta obbligata, drammatica e urgente al punto di mettere da parte la memoria della pulizia etnica attuata dai turchi tra il 1915 e il 1918.

Orhan PamukLa prima cattiva notizia è strettamente collegata alla prima e riguarda il Nobel per la Letteratura 2006, Orhan Pamuk, nei confronti del quale i giudici della Suprema Corte d’Appello turca hanno emesso una sorta di fatwa civile.

Lo scrittore turco più famoso al mondo rischia di essere trascinato in tribunale e di pagare a carissimo prezzo una dichiarazione rilasciata nel 2005 a un giornale svizzero: "Noi turchi abbiamo ucciso trentamila curdi e un milione di armeni e nessuno, tranne me, osa parlarne in Turchia".
Tanto per non smentirsi, infatti, la Suprema Corte ha sancito che Pamuk è reo di “vilipendio della nazione e denigrazione della turchità”, disponendo che possa essere nuovamente processato per la frase incriminata di cui sopra e che - qualora sia condannato - qualunque cittadino turco che si ritenga offeso possa sporgere querela e chiedere risarcimento (con tanti saluti alla libertà di espressione n.d.r.).

img. key escapeAltra pessima notizia, che vale doppio: mentre le autorità di Teheran procedono alle prime esecuzioni capitali nei confronti dei dimostranti scesi in piazza la scorsa primavera, sul web rimbalza l’accusa rivolta a Yahoo! di aver barattato 200.000 account di posta elettronica di giovani iraniani - o di origine iraniana - in cambio dell’assicurazione che il motore di ricerca non venisse oscurato.

Yahoo! ha smentito la notizia negando di aver avuto abboccamenti con i vertici della repubblica islamica, tuttavia non è la prima volta che Yahoo! - al pari di Google - resta invischiata in storie opache di "concessioni indecenti" a fronte di pressioni da parte di alcuni governi.

Orrori in postproduzione

img. disaster adv by Ralph Lauren“Ehy, dudes, the face is bigger than the pelvis!” (traduzione: Hey, gente, la faccia è più grande del bacino!).
La griffe Ralph Lauren è stata pizzicata in flagrante dagli occhi acuti del web con un'immagine pubblicitaria per la linea Blue Line a dir poco grottesca.

A colpi (maldestri) di Photoshop, la postproduzione ha strizzato senza pietà il figurino della modella Filippa Hamilton, che nella realtà porta una rispettabile taglia 44, riducendola a uno scheletro privo di proporzioni.

La notizia delle scuse ufficiali della griffe è riportata oggi sui giornali italiani. Ciò che negli articoli si omette di raccontare, però, è che prima della resa i legali di Ralph Lauren hanno tentato la carta della censura e dell'oscuramento preventivo, sollecitando la rimozione dell’immagine (e delle annesse critiche) per presunta “violazione di materiale protetto da copyright”.
Imbarazzante.

Giusto per ricordare

fosforo biancoQuesta foto non è piacevole.
In effetti, è uno scatto che smuove qualcosa di profondo e di difficile da gestire, specie se si è genitori, ma serve a ricordarci la differenza che intercorre tra la guerra vista nel salotto di casa, confusa tra spot pubblicitari e informazioni edulcorate, e la realtà.

La bambina, fotografata dall'equipe medica nella primissima fase delle lunghe cure cui è stata sottoposta nell’ospedale della base USA di Bagram, in Afghanistan, può dirsi fortunata. La casa dove viveva con i genitori e i fratellini, infatti, è stata centrata per errore da una granata illuminante al fosforo bianco, trasformandosi all'istante in una bara fiammeggiante.
Lei è stata salvata, ma con ustioni gravi sul 60% del corpo.

Oggi la bambina, che se non erro ha compiuto otto anni, è tornata a una vita quasi normale, pur portando evidenti nelle carni i segni dello strazio; quello strazio che non vogliamo vedere, preferendo l'illusione che la guerra sia un eroico campeggio di onorabili boy-scout.

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mercoledì, settembre 23, 2009

 

This is not America...



NOTA BENE - Questa non è una storia "vera": i nomi e le situazioni narrate
non hanno sicuri riscontri nella vita reale.
Tuttavia questa America è troppo verosimile e vicina per non fare riflettere,
per non lasciare addosso un senso di disagio.

Quanto segue è la traduzione di un contenuto pubblicato su The Onion.




Il lavoro di Stephen Durkee alla D&L Media Services si è abbassato a livelli totalmente alienanti attraverso una sequenza di gradini infinitesimali, al punto che lui quasi non se n’è reso conto, racconta al cronista il trentaduenne manager.

Durkee, alla D&L dal 2002, afferma che dozzine di piccoli cambiamenti nelle regole aziendali, combinate alla sua personalità conciliante, hanno fatto sì che gradualmente ogni giornata di lavoro si trasformasse in un’ininterrotta catena di umiliazioni.

Ora che ci penso, un sacco di piccole cose si sono aggiunte lentamente, come quando mi hanno ridotto il tempo della pausa pranzo a 30 minuti lo scorso ottobre,” dichiara Stephen Durkee mentre porta a spasso Twombly, il poco educato bulldog dell’Amministratore Delegato Janice Dugan, compito di cui non c’è traccia nel lungo elenco di mansioni descritte nel contratto di Durkee.
Da una parte o dall'altra, suppongo che tutto ciò non sia orribile come può sembrare. Tenga presente che negli ultimi 2 anni ho dovuto affrontare ben cinque cambi di posizione lavorativa e del fatto che ho dovuto acquistare a mie spese il computer con cui lavoro.
Immagino che possa sembrare bizzarro che uno si lamenti ora per queste cose, ma cos'altro potresti fare?

Oltre agli scarsi avanzamenti di carriera e alla perdita di diversi benefit che hanno impercettibilmente contribuito alla sua impotenza professionale, la natura pacifica e l’etica del lavoro hanno fatto di Strephen Durkee l’oggetto di soprusi da parte sia dei superiori che dei colleghi.

Secondo stime personali, a Durkee sono state affidate o imposte di fatto 34 mansioni extra rispetto al suo normale carico di lavoro.
Non ricordo in che modo mi hanno affibbiato anche le note spese degli assistenti manager, ma questa è solo una delle situazioni, come quella per cui sono io a dover andare a prendere tutta la corrispondenza nell’atrio e a smistarla agli interessati, invece che ciascuno vada a ritirare la propria.

Aspetta, non lo dovrei fare, giusto?” aggiunge l'uomo prima di guardarsi intorno nel suo minuscolo e disadorno cubicolo, le cui dimensioni si sono ridotte a una media di 15 cm l’anno per fare spazio - tra le altre cose - a dozzine di scatole contenenti vecchie scartoffie amministrative e contabili.

Benché Durkee sia stato ridotto a qualcosa meno dell’ombra di ciò che era, lui stesso racconta di come abbia iniziato a compiere patetici, invisibili gesti di ribellione nello sforzo di preservare qualcosa di ciò che egli considera la sua dignità.

Talvolta, quando vado a ritirare dalla lavanderia i vestiti di di Mr.Louis Ridge (il Vicepresidente n.d.r), mi fermo alla caffetteria e poi invento qualche scusa per giustificare il ritardo,” ci dice Durkee con una gioia negli occhi che fa male al cuore, subito dopo aver dato 10 Dollari per il pranzo a Erik Sommers, un “commerciale” che prende circa il triplo del suo stipendio.
Lo so che è una cosa ridicola e infantile, ma se non mi divertissi qualche volta almeno, probabilmente darei i numeri.

Sebbene sia giunto alla consapevolezza che il suo lavoro è divenuto degradante oltre qualsiasi livello di accettabilità, Durkee sostiene di non avere al momento alcun piano per evadere dalla sua condizione subumana.
Lo so che non è una condizione ideale, ma non posso permettermi di mollare tutto e andarmene. Ho ancora da pagare i debiti di quando mi sono laureato, e poi naturalmente ci sono le rate per la casa e quelle per la macchina. Cosa dovrei fare? Ho davvero bisogno di questo lavoro.”
Oltretutto, non voglio che mia moglie mi dia nuovamente dell’inutile ammasso di gelatina davanti ai miei amici,” conclude Stephen Durkee.

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giovedì, luglio 09, 2009

 

Amore di mamma



evil mumIn genere gli idioti sono innocui, salvo metterli in condizioni di poter esprimere il loro potenziale dannoso.
Prendiamo il caso della signora di Long Island (New York) che ha postato nella sezione...ahem..."Incontri e Relazioni Personali" di Craiglist, controverso sito USA specializzato in inserzioni, il seguente annuncio: "Cerco affetto. Sono bionda, sono carina... ti sto aspettando", seguono nome e recapito telefonico.

Che c'è di strano? C'è che nominativo e numero telefonico portano a una bambina di soli 9 anni.
Con quella perfida inserzione-burla, infatti, la gentildonna ha voluto "vendicare" sua figlia, tornata a casa in lacrime dopo un bisticcio avvenuto a scuola.
"Sono sbigottita, non immaginavo che ci sarebbero state conseguenze" - ha cercato di giustificarsi la dolce mammina, che ora dovrà vedersela con un'azione legale.

Si fa presto a battere la grancassa e a dare aria ai denti accusando internet di essere un covo di insidie. Tante volte il vero pericolo è seduto davanti al monitor, con le dita sulla tastiera e il cervello rigorosamente disconnesso.

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mercoledì, maggio 13, 2009

 

Nasty profits





Tradito dalla fretta

M.SalviniLe dichiarazioni razziste di Matteo Salvini sui posti a sedere e sulle carrozze da riservare ai soli milanesi sono state commentate e stigmatizzate un po’ ovunque.
Perché me ne occupo, allora?
Perché ho annotato due cosette, forse scontate, che nella reazione epidermica di rigetto sono rimaste in secondo piano.
  1. Salvini farnetica?
    Che la proposta lanciata da Matteo Salvini sia bieca, grottesca e fragrante di stallatico non ci piove. A dispetto di ogni evidenza, però, io sospetto che Salvini non sia né uno sprovveduto né un povero mentecatto.
    Il Lumbard i suoi bravi 4 conti sull’efficacia della propaganda li sa fare, tant’è che ha scelto di farla fuori dal bulacco proprio per creare una piccola bomba mediatica a suo uso e consumo.
    Difatti la sparata ha avuto risonanza immediata, e tanto più forti sono state le reazioni di censura, tanto più è uscita rafforzata presso l’elettorato sensibile ai proclami "Law and Order" l’immagine di Salvini come politico che non ha paura di sporcarsi le mani.

  2. Il razzismo è ancora un tabù?
    C’è un aspetto ancora più interessante: le reazioni in seno al PDL, in particolare quelle di Riccardo De Corato, vicesindaco di Milano, e del Senatore Ignazio La Russa.
    Sia De Corato, politico che sui temi della sicurezza e della tolleranza zero verso gli immigrati non ammette di essere secondo a nessuno, sia La Russa hanno commentato quasi infastiditi che sì, l’uscita di Salvini è stata inopportuna, esagerata nei toni, ma soprattutto poco concreta, inattuabile.

    Il punto sta proprio qui: non un fiato, non una presa di distanze, non una condanna del contenuto scopertamente razzista.
    Viene spontaneo pensare che per i due più navigati uomini politici il collega Lumbard è stato tradito dalla fretta, ha sbagliato nel non curare a sufficienza gli aspetti pratici, di fattibilità della sua proposta.
    Pur facendo la tara all’assuefazione ai toni da grand guignol delle sparate di Bossi e alla diplomazia tra alleati di governo, trovo significativo che due esponenti di spicco della maggioranza abbiano respinto la proposta di Salvini per un vizio di forma e non per l’inaccettabilità della sostanza.
    Come dire che l’esponente della Lega ha dato voce a un pensiero che già circola, ma che deve essere passato in lavatrice, stirato e imbustato nei dovuti modi prima di essere venduto al pubblico.


Quando la finanza lava più nero

Barclays BankBarclays plc non è una banca qualsiasi: è il terzo gruppo bancario del Regno Unito, il settimo in Europa per capitalizzazione.

In Italia, Barclays è in piena fase di espansione, con oltre un centinaio di filiali già operative nelle principali città, numerose altre di prossima apertura e una buona posizione nei mutui attraverso Banca Woolwich.
Barclays sta attuando una politica aggressiva sia nel credito retail, reclamizzando un tasso di interesse sui conti correnti vicino al 5%, sia nel settore delle carte di credito revolving (Barclaycard).
Fin qui tutto abbastanza bene: dopo l’appannamento della stella di ING Direct e del suo Conto Arancio si sentiva la mancanza di uno sfidante capace di pungolare le banche di casa nostra, cronicamente afflitte dalla sindrome del braccino corto e da idiosincrasia alla concorrenza.

Sennonché salta fuori l'opaco retrobottega estero di Barclays. Il 4 maggio scorso, infatti, The Observer e The Guardian hanno accusato Barclays di essere al centro di un progetto per creare un paradiso fiscale in Ghana.
Secondo i quotidiani britannici, da almeno 4 anni anni il board di Barclays starebbe tessendo le trame per istituire nel Paese africano un International Financial Services Centre che garantirà tasse risibili e obblighi di trasparenza pressoché nulli.

A noi che ci frega? Saranno cavoli del Ghana e di Barclays” direte voi.
Nossignori, perché un paradiso fiscale in quell’angolo del Golfo di Guinea significa non solo piazzare una idrovora capace di risucchiare capitali dai Paesi confinanti, dissestando le loro traballanti economie, ma anche e soprattutto fare un immenso favore ai narcotrafficanti.
I signori della droga già oggi utilizzano l’Africa come piattaforma per i loro lucrosi commerci in Europa e sarebbero ben lieti di avere a disposizione un'efficiente "lavanderia industriale" per ripulire il denaro sporco al riparo da occhi indiscreti.

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domenica, aprile 19, 2009

 

Sunday Resume 04.19.09



Compagno Silvan

Mago SilvanChe sia Aldo Savoldello, classe 1935, veneziano da anni trapiantato a Roma, il leader che tanto attendevamo per guidare l'opposizione alla riscossa?

E' bastato che l'astuto Savoldello privasse Lorena Bianchetti della protezione dell'anello magico forgiato dalla Ditta Sauron di Arcore perché la fede e il coraggio leonino della giornalista, iscritta all'Ordine per meriti episcopali, si liquefacessero all'istante.
La sventurata ha tentato un estremo atto di resistenza, dissociandosi dal micidiale affondo contro Berlusconi pronunciato da Savoldello e lanciandosi in una disperata professione di fede che richiede il totale controllo sulla lingua.

Ecco la documentazione filmata di quei drammatici momenti (se ne sconsiglia la visione ai deboli di stomaco)



Il giorno seguente, però, Lorena Bianchetti è stata intercettata all'aeroporto di Fiumicino mentre faceva il check in per un volo intercontinentale diretto a Città del Messico.
Raggiunta telefonicamente dall'ANSA, la Bianchetti ha rilasciato la seguente, laconica dichiarazione: "Chiedo scusa a tutti. Parto per il Chapas perché intendo mettermi al servizio del SubComandante Marcos e della causa internazionalista. Aldo Savoldello mi ha aperto gli occhi: ho capito che altrimenti la mia vita non avrebbe senso".

Compagno Aldo, o dovrei dire Mago Silvan, per piacere usa la tua prodigiosa bacchetta magica su Silvio e i suoi compagni di merende! Ah... ahem... ti sarei grato se, magari in un altro momento, volessi usare la tua bacchetta anche a favore del mio conto in banca. Sim Sala Bim! :-)

Fatt' and Furious

fast & furious"I coglioni sono molti più di due", infatti ieri notte ne ho contati otto: 4 per macchina.

Ero in auto con amici che mi riaccompagnavano gentilmente a Stalingrad City quando, all'altezza di Porta Venezia, entra in scena una Audi con targa francese. Osservando lo stile "avventuroso" del conducente, lasciamo sfilare l'Audi poco prima di un semaforo, che l'autovettura supera a razzo malgrado sia ormai rosso pieno.

Al semaforo successivo è il turno di una Lancia Ypsilon con a bordo quattro ragazzotti usciti belli pimpanti da qualche locale. I giovanotti in questione si divertono un mondo a fare casino schiamazzando, suonando il clacson e giocando con i fari per chiedere strada.
Noi stiamo dietro per i fatti nostri e continuiamo a osservare scambiandoci commenti sarcastici. Quando vediamo l'Audi e la Ypsilon imboccare Viale Monza ci guardiamo in faccia per un attimo pensando la stessa cosa: "Sta a vedere che...".
Detto fatto: l'Audi e la Lancia iniziano a sfidarsi in sorpassi e controsorpassi in stile Fast & Furious.
A un certo punto, al francesino alla guida dell'Audi salta la mosca al naso perché accelera, sorpassa e poi inchioda i freni di botto.
Con l'aiuto di San Cristoforo, il conducente della Ypsilon evita il tamponamento e dalle auto ferme scendono tutti e otto gli occupanti per un tempestoso "chiarimento".

Prima di proseguire, facciamo in tempo a vedere che già stanno volando i primi spintoni. Nel retrovisore vediamo anche in lontananza i lampeggianti blu di una vettura dei vigili urbani o delle forze dell'ordine che sta sopraggiungendo.
Non saprò mai quale sia stato l'epilogo della vicenda, ma se per caso ci fosse stata una macchina per misurare la concentrazione di stupidità nel sangue penso che sarebbero risultati valori da guinness dei primati.

Pesce d'aprile o uovo di pasqua?

L'incredibile caso di un distinto signore russo operato per una massa tumorale ai polmoni. In sala operatoria, il chirurgo apre e non crede ai suoi occhi: con le pinze, infatti, estrae una piantina di abete alta circa 5 cm.
Non ditemelo: lo so che ha tutta l'aria di un pesce d'aprile, ma forse è un altro trucco del Mago Silvan, in trasferta in Russia con il disegnatore Vauro per preparare il ritorno al potere dei comunisti.
Ecce video



Buona settimana a tutti

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