martedì, febbraio 01, 2011

 

Scampoli di ordinaria umanità



Redivivo e rotabile

nighr train imgComunicazione di servizio destinata ai coraggiosi che, con ammirevole costanza, si collegano ancora a questo blog: sono ancora vivo e pronto ad ammorbare chicchessia.
Il black-out negli aggiornamenti è dovuto al fatto che sciropparsi 18 ore di viaggio su convogli ferroviari notturni a lunga percorrenza non è una cosetta di tutto riposo, specialmente quando alla soglia delle 50 primavere manca giusto un’incollatura.

Nel mio caso, la scoperta di questa forma di turismo alternativo del weekend ha in primo luogo solide ragioni affettive che, da sole, bastano e avanzano a giustificare la latitanza da blog, forum, newsgroup e social network.
Ma al di là di ogni altra considerazione, viaggiare nottetempo su e giù per lo Stivale mi ha dato l’opportunità di stare a stretto contatto (in tutti i sensi) con la realtà di un Paese in viaggio, con un’umanità pendolare che nei fine settimana si sottopone a massacranti maratone trascinandosi dietro una babele di trolley, borsoni e pacchetti di ogni misura.

Se l’orgoglio, la nostalgia e la fatica avessero una forma, questa sarebbe una valigia stipata all’inverosimile, mentre ci sono pochi dubbi che l’odore caratteristico sarebbe quello pungente del velo di traspirazione che ristagna dentro scompartimenti che, per contrasto, hanno la stessa temperatura iniziale delle celle frigorifere di un macello industriale.

Superato il caos del trovare sistemazione, i volti rattrappiti in maschere di stanchezza e di tensione nervosa si distendono, i cellulari cinguettano senza sosta frasi rassicuranti e appuntamenti antelucani ribaditi a parenti e amici, s’inizia a guardarsi intorno per capire chi siano e fino a che punto ci si possa fidare dei vicini di posto. Nei casi migliori, si arriva a essere accompagnati al primo degli stentati intervalli di sonno da gradevoli chiacchierate a ruota libera tra occasionali compagni di pena.

Già, la pena: perché il privilegio di viaggiare sulla rete ferroviaria italiana da Milano ad Ancona, Foggia, Crotone o Reggio Calabria a prezzi mediamente accessibili si paga con l’afflizione di vagoni standard disegnati 30 anni fa per tratte considerevolmente più brevi e, soprattutto, in dispregio dell’ergonomia.

L’educazione - che purtroppo resta un optional - e lo spirito di sopravvivenza consigliano istintivamente i passeggeri ad assumere posture a “S”, con il bacino e le gambe fuori asse pur di poter incastrare queste ultime a lato di quelle del dirimpettaio; il collo e il capo penosamente in torsione alla ricerca di un punto d’appoggio sui rilievi laterali dei poggiatesta.
La consapevolezza di dover affrontare ore e ore di viaggio ingabbiati in spazi insufficienti porta allo spasimo il desiderio di allungare liberamente le gambe e, allo stesso tempo, scoraggia chi non siede “lato corridoio” dall’alzarsi per cercare la toilette fintanto che lo stimolo non diventa un’urgenza indifferibile.

Pur in queste condizioni di scomoda precarietà, viaggiare in notturna fa scoprire dai finestrini scorci di un’Italia meno gretta e abbruttita, quasi pacificata e poetica nel suo essere temporaneamente riportata dal sonno a uno stato d’innocenza. Mi scuserete, ma trovo che in questi tempi volgari e sgraziati non sia poco.




Flattened morality

cover image of Tart (movie) Fare soldi, tanti e subito: sembra questo il chiodo fisso di tanti italiani.
Se fino a ieri, però, l’aspirazione a sistemarsi si sfogava in giocate compulsive al Gratta e Vinci, nell’inseguimento di improbabili numeri “ritardatari” o dell’ennesimo jackpot multimilionario, oggi emerge la disponibilità ad accettare qualsiasi proposta indecente, tanto più ignobile se le uniche fiches da giocare alla roulette sono le grazie giovanili di una figlia o di una nipote da promuovere nella dura competizione per vellicare le attenzioni lascive di tal culo floscio (sic!), potentissimo e attempato satrapo.

Solo qualche anno fa avremmo liquidato il tutto come materiale di scarto di un dozzinale feuilleton ambientato nell’Europa del feudalesimo e nella decadenza dell’impero ottomano.
Purtroppo siamo stati costretti a ricrederci dalla cronaca giudiziaria, a fare dolorosamente i conti con una torbida acquiescenza morale, con occhi levati al cielo e sorrisetti condiscendenti a mezza bocca che fanno sembrare l’Italia un’unica, degradata parrocchia del malaffare.

Si fa strada un dubbio: siamo certi di essere diversi dai genitori-lenoni della porta accanto, oppure la nostra pretesa incorruttibilità è subordinata al fatto che ci manca l'occasione per saltare sul luccicante carro della tentazione?
In ogni caso, se pure fossimo radicalmente diversi non culliamoci nell’illusione "pronta cassa" fornitaci dalla lettura dei forum e degli aggiornamenti dei social network: salvo sporadiche eccezioni, quella è solo la proiezione virtuale della nostra piccola riserva indiana.

Intanto c’è da scommettere che se la squallida cronaca dei festini e della vita esagerata del potentissimo sultano cadrà nel dimenticatoio o verrà astutamente oblata per vie traverse, ci sarà pronto il vitello grasso da immolare per il ritorno alla ragione del nonno prodigo.
Per la sorte delle “jeunes filles” sacrificate senza troppi rimpianti sull’altare della doppia morale e della convenienza politica, invece, ci sarà giusto lo spazio di una lacrimuccia edificante su qualche trafiletto a margine, condita dall'untuosa consapevolezza che tanto all'orizzonte non si prospetta alcuna "crisi di vocazioni”.

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Comments:
Rispondo sulla "parrocchia del malaffare": penso che il degrado e la corruzione abbiano logorato il tessuto sociale nel suo complesso. Prova ne è che in un qualsiasi altro Paese il "nostro satrapo" sarebbe stato costretto a dimissioni immediate e infamanti. Il fatto che sia ancora lì, senza che ci sia stata una vera reazione della pubblica opinione, la dice lunga su quanto rappresenti i vizi diffusi, ancorchè latenti, del nostro popolo.
 
Hai descritto benissimo, come sai fare, le sensazioni di un viaggio che abbiamo fatto in molti.
Mi ricordo benissimo alcuni tremendi spostamenti per Roma o, ultimamente, per Rimini.
Assurdo.
Sono stato di meno ad andare a Miami e non scherzo.
Un abbraccio, prezioso Amico.
 
Odio dover riconoscere che è tutto vero.
 
Io odio il pendolarismo. A me piace avere tutto a portata di mano. Ma l'aereo no????
 
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