venerdì, dicembre 07, 2012

 

Aromi perduti


Sin da bambino il giardino di zia Lina (madrina di mio padre) era per me un piccolo, ombroso eden botanico, fascinoso e inaccessibile, protetto com'era da un'alta recinzione.
Lemoncinia Nelle aiuole, meticolosamente delimitate da file di vecchi coppi e pianelle sbeccate, c’era un po’ di tutto: dal ciliegio giapponese al frangivento che aveva assunto la forma e le dimensioni di un vero e proprio albero, dalle rose rampicanti a una monumentale vite il cui tronco, rugoso e grosso quanto il braccio di un uomo, svettava fino a creare un pergolato sulla terrazza attigua.

Morta zia Lina, per qualche anno mi sono dedicato a recuperare il giardino in stato di abbandono rastrellando, potando, zappando, innaffiando e rimpiazzando con piante nuove quelle morte di vecchiaia o di incuria. Era il mio hobby ogni volta che tornavo in paese da Cagliari e andavo piuttosto fiero dei risultati ottenuti.
Una volta trasferitomi a Milano per lavoro, per qualche tempo ho sperato che i miei fratelli continuassero a prendersi cura del giardinetto. Loro, invece, scelsero di monetizzare quel fazzoletto di terra di circa 60 mq, ma questa è un’altra (triste) storia.

Una delle “mie” essenze preferite era sistemata vicino al cancello. Gracile e slanciata, non dava troppo nell’occhio e non aveva neanche una fioritura degna di nota, però se strofinavi le sue foglie ti lasciava sulle dita un intenso, delizioso profumo agrumato. Si trattava di un esemplare di Cedrina o Lemoncina, una verbenacea che predilige i climi miti e l’esposizione soleggiata, ma che si era ben adattata a una collocazione esposta ai venti impetuosi e agli inverni alquanto crudi del mio paese.

È improbabile che quella Cedrina sia ancora viva e vegeta, un po’ per l’età - avrebbe più o meno 60 anni - un po’ perché da un ventennio il giardino è abbandonato a se stesso. Stamattina per caso, affettando un limone, ho ripensato a quella pianta con un po’ di nostalgia
Mi piacerebbe acquistarne una da tenere in appartamento: non sarebbe la stessa cosa, ma non c’è nulla di male nel soddisfare questo desiderio di radici.

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