sabato, aprile 29, 2017

 

Il lato non affilato della memoria





Ieri notte ho avuto notizie di una persona persa di vista quasi 40 anni fa: una bella persona conosciuta per poco tempo, ma di cui serbavo un bel ricordo.
Mi ero sempre ripromesso di informarmi ma, data la lontananza, il lunghissimo silenzio e la complicazione di non essere compaesani, non sapevo come farlo con la dovuta discrezione, senza infastidire o generare inutili incomprensioni.

Per me la fregatura sta nel fatto che, nella memoria, le amicizie con cui non ho più contatti restano esattamente come le ho lasciate: gli anni, le rughe e i capelli grigi, i matrimoni riusciti o deragliati, i figli e i problemi di salute sono tutte esperienze con cui non devono fare i conti, anche se sono perfettamente consapevole che si tratta di un artificio, una costruzione mentale, qualcosa di totalmente irreale.

Tornando a bomba, per farla breve ho saputo che questa persona così solare, simpatica e alla mano è morta circa 8 anni fa.
Il diabete, che già condizionava la sua vita quando la conobbi, se l'è portata via scavandola lentamente e silenziosamente, goccia a goccia, saccheggiando i suoi talenti un pezzo per volta.
Non so come spiegare cosa ho provato venendo a sapere che era morta da tempo: è stato come riaffacciarsi in una stanza della casa in cui si è cresciuti e trovarla vuota, in rovina, polverosa e silenziosa.

Non me la sono sentita di chiedere maggiori ragguagli sulla sua vita: sarebbe stato fuori luogo mettere in imbarazzo il mio interlocutore con domande indiscrete e personali, in ogni caso irrilevanti. Preferisco tenermi il calore del ricordo di un'amicizia adolescenziale e immaginare che la persona che conobbi abbia avuto la vita piena, negli affetti, nel lavoro e nel sociale, che meritava.

La memoria è un'arma a doppio taglio, ma qualche volta si ha la possibilità di scegliere la parte non affilata.

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