domenica, febbraio 20, 2011

 

Scherza con i fanti



San Cristoforo

Pagani Zonda “Chi ha pane non ha denti”.
Non è per invidia, ma per puro fastidio che desidererei azzoppare a pedate quell’ineffabile TdC ventottenne che sulla Genova-Ventimiglia ha distrutto una Pagani Zonda.
Il rampollo di buona famiglia, con residenza a Montecarlo, ha perso il controllo della berlinetta supersportiva a produzione limitata, una cosuccia da mezzo milione di Euro, andandosi a schiantare contro il guardrail per finire la carambola su un’altra vettura mentre viaggiava alla modica velocità di circa 320 kmh.
Il tizio se l’è cavata praticamente senza una ciocca fuori posto, mentre l’amica che sedeva a fianco ha riportato appena qualche graffio.
Forse è il caso che, dopo il ritiro della patente e il pagamento dei danni alla Società Autostrade, questo esemplare di homo deficiens si rechi nella prima cappella innalzata a San Cristoforo per accendere un maxi cero votivo: si vede che ha trovato il santo in vena di fare gli straordinari.


Gheddafi? santo subito!

Mu'ammar GheddafiE ora come la mettiamo?
Abbiamo fatto tanto per ingraziarci il nostro “caro” alleato libico, chiudendo un occhio e genuflettendoci davanti alle sue pittoresche stravaganze, ai metodi con cui la sua “rivoluzione” ridicolizza concetti astrusi come democrazia e diritto, per non parlare dei suoi sempre garbatissimi solleciti di pagamento... e adesso anche lui, Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, traballa e rischia di ruzzolare nella polvere.

Può anche darsi che per questa volta il rais riesca a rimanere in sella, sia pur spargendo sangue a destra e manca.
Un leader non resta in piedi per oltre 40 anni senza aver intessuto una fitta e collosa ragnatela di clientele, prima di tutto nelle alte sfere delle forze armate. Quella stessa ragnatela che, da decenni, fa carne di porco dei proventi di gas naturale e petrolio non messi in quota - direttamente o indirettamente - alla Guida della Rivoluzione Libica e alla sua cerchia più intima.

Tuttavia lo scossone di questi giorni è forte, perché la popolazione urbana non beneficiata dalle briciole del sistema è stufa di vivere imprigionata in una cella fatiscente, dove i servizi più elementari funzionano per scommessa e il tempo sembra essersi fermato alla fine degli anni ’60, dove non sai mai se il vicino di casa non “arrotondi” facendo il delatore per i servizi di sicurezza, dove la disoccupazione è alle stelle.
Il desiderio di rispetto, di libertà, di riscatto da regimi arroganti e corrotti che accomuna i libici agli algerini, tunisini, egiziani, yemeniti, iraniani e ai cittadini del Bahrein potrà essere tenuto localmente sotto il tacco della repressione, ma prima o poi ci sarà un redde rationem.

Sta di fatto che un vuoto di potere in Libia sarebbe uno smacco clamoroso, una vera iattura per l’attuale governo italiano e la sua spregiudicata politica estera, che porta la partnership italo-libica come uno dei suoi più vistosi fiori all’occhiello.
Sfido io che il Cavaliere sia in ambasce e tifi, neanche tanto segretamente, per lo stagionato Gheddafi.
Difatti, ha liquidato le domande sulla situazione libica con una dichiarazione in punta di forchetta, un pudico “non mi permetto di disturbare nessuno” (sottinteso mentre l’interlocutore è occupato a fare ammazzatine al riparo da occhi indiscreti) che suona involontariamente comico in bocca all’uomo che non si fa scrupoli a imperversare telefonicamente tanto per galvanizzare fedeli e alleati quanto per insultare giornalisti, magistrati e politici non compiacenti.


Ambra la peccatrice



Forse qualcuno si sorprenderà, ma a me ciò che Ambra Angiolini ha dichiarato ad Annozero è piaciuto non solo perché la Angiolini ha messo insieme frasi di senso compiuto in un italiano discretamente fluente e incisivo (cosa non da poco di questi tempi), ma anche e soprattutto nel merito.

Diverse persone in questi giorni hanno arricciato il naso rimproverandole i suoi trascorsi di ninfetta smorfiosa e ammiccante davanti alle telecamere Fininvest all’epoca di “Non è la RAI”.
Altri, con assai meno signorilità, sono arrivati a rinfacciarle di essere l’archetipo delle olgettine del bunga bunga anche nelle prestazioni sessuali a telecamere spente, se non, addirittura, di averli indotti in una lontana adolescenza a praticare l’onanismo davanti alla TV.

Trovo insopportabile questo pseudo-moralismo d’accatto che etichetta e incasella sine die le persone, che cassa e ridicolizza giudicando dal barattolo senza nemmeno guardare, sfiorare o annusare il contenuto.

La Angiolini di “Non è la RAI” era una starlette senza particolare talento che mi era indifferente, esattamente come altre scoperte di Gianni Boncompagni quali Laura Freddi, Antonella Elia, Claudia Gerini e Isabella Ferrari.
Questi antecedenti non hanno impedito alle ultime due - già baby fidanzate di Boncompagni - di maturare e di farsi strada per meriti propri come attrici di buon livello, rispettate non solo sul set, ma sembrano marchiare Ambra Angiolini come shallow mind a vita, una "miracolata", e per ciò stesso priva del diritto ad avere e a esprimere un’opinione personale, giusta o sbagliata che sia.
Mi pare francamente che sia un controsenso molto "all'italiana", tanto più becero e inconsistente nel paraculissimo Paese di “Uomini e Donne”, delle indulgenze plenarie e degli sdoganamenti senza pudore.

Buona settimana.

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Comments:
Per ordine (con te è obbligatorio :-)
1) I deficienti sono sempre la maggioranza e corrono pure. Mi fa piacere che non si sia fatto nulla, ma la lezione non servirà: questi non evolvono neanche per scherzo.
2) Tu sai che non lo dobbiamo disturbare, il Colonnello. sia mai che pensiamo che il disagio, la povertà, la mancanza di Libertà siano cose che ci riguardano, seppur in un paese "lontano". I giovani, le donne, i lavoratori rovesceranno, prima o poi, questi regimi, che a Noi fanno così comodo. Ti consiglio la lettura dell'editoriale di oggi su il "manifesto", a firma di Giampaolo Calchi Novati.
3) A me la Angiolini non mi sta affatto antipatica: è pure una bella donna. Altri tempi, i suoi: la degenerazione non è allargabile fino a vent'anni fa. E' che fa comodo, sopratutto per una certa Sinistra (sottolineo "certa"), prendersela un pò a casaccio.
Grazie per la pazienza, hermano.
Un abbraccio.
 
Eh no, "Errori di Stumpa", scusa...!
Se la Angiolini fosse andata in tv a dire: "Io non sono la stessa dei tempi di Non è la Rai, ma oggi comprendo che quello che facevo allora contribuiva a rafforzare un'immagine femminile sbagliata. Non ne ero consapevole negli Anni '90, ma oggi sono schierata con le donne", allora sì, avrebbe avuto tutto il mio rispetto.
Ma non è andata così.
La Angiolini non ha nemmeno sentito il bisogno di fare autocritica. Del resto, siamo in Italia: tu vai in tv ospite del padrone di casa di turno, Santoro, che ti beatifica e t'incensa ben bene per strumentalizzarti, dici "Cosa ho fatto di male?" e poi giù a dare addosso alle papi girls.
Ciò è molto, molto italiano: prima fai Non è la Rai (e ci fai bei soldi) e poi fai la Santa Inquisizione di Non è la Rai, tutto senza battere ciglio.
Una cosa è dirsi cambiata; un'altra è salire in cattedra e mettersi a fare la maître à penser, scusa. Che credibilità hai?
 
@Daniele - Concordo sul fatto che l'Occidente cerca unicamente due cose nel MO: 1) governi stabili, non importa in che modo e a quale prezzo; 2) neutralità o non belligeranza verso Israele.

@Rio - Non sono d'accordo sul presupposto che Ambra Angiolini, come le altre che ho citato nel post, per poter esprimere le sue opinioni debba ancora oggi sottoporsi all’atto di abiura e fare pubblica ammenda per aver partecipato al programma furbetto, sottovuoto spinto e ammiccante al voyeurismo che l'ha lanciata, questo perché:

a) dove sta scritto che debba riconoscersi nella lettura negativa che ne facciamo noi?
Una mia conoscente blogger, ad esempio, ha fatto parte dello stuolo di comprimarie che "facevano numero" nello studio di Non è la RAI e non se ne vergogna affatto, anzi ricorda l'esperienza al C.P. Palatino come una bella avventura, stravolgente ma in cui ci si divertiva una cifra. Puoi provare a chiederle di far atto di contrizione come viatico per esprimere le sue opinioni sulla manifestazione delle donne, ma prima assicurati di essere a bordo di una macchina con il motore acceso e la marcia innestata.

b) mi pare che si confonda il personaggio pubblico con la persona in carne e ossa. Quest’ultima può non essere mai stata una cervellona, ma ha colto l’occasione di un casting né più né meno come altre attrici e soubrette a inizio carriera prima e dopo di lei.
Ha fatto i soldi facendo la lolita davanti alle telecamere come voleva Boncompagni? Ok, dov’è il problema? Se è rimasta a galla tra alti e bassi e lavora tuttora nel mondo dello spettacolo è perché poi tanto lolita e tanto cretina non era, come non lo era Pietro Taricone prima e dopo il GF o Claudia Koll quando girava per Tinto Brass, se rendo l’idea.

c) ma entriamo nel merito: che c’è di così inaccettabile in quello che ha detto? Non mi pare che abbia sputato nel piatto dove ha mangiato (RTI-Fininvest), quanto piuttosto abbia detto che la deriva secondo cui si può dire fortunata e si sistema solo quella che ha l’occasione di aprire le gambe all’uomo influente, al Berlusconi eliocentrico della situazione, è un modello socialmente malato, ammorbante, degradante, cui spetta alle donne - ma non solo a loro - non sottostare più supinamente, in silenzio.
 
P.S. Non difendo Ambra Angiolini perché mi sta simpatica o perché vedo in lei la musa rivelata dell'intelligencija gauchiste, ma perché penso non sia meno qualificata di altri a dire la sua.
 
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