sabato, luglio 30, 2011

 

Attenzionando



Mastro Ugolindo

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Ugo Cappellacci si è dichiarato pronto a rimettere la tessera del PDL in segno di protesta.
Già che c'è, Governatore, rifaccia anche la fototessera per i documenti d'identità. Mi dia retta, con tutti i ceffoni che le sono stati rifilati dal "governo amico" sarebbe meglio evitare di trovarsi a dare spiegazioni imbarazzanti.

No, Governatore, non la compatisco. Lei era pienamente consapevole della contropartita politica da pagare per essere collocato sulla poltrona che occupa e godere del modesto appannaggio mensile di 14.600 Euro. Troppo a lungo è stato educato e e remissivo, troppo spesso ha scelto di porgere l'altra guancia, per inciso quella dei sardi di cui avrebbe dovuto rappresentare e difendere gli interessi.
Le occasioni mancate sono tante: dallo scippo del G8 e dei fondi FAS alla vertenza entrate, dalle servitù militari che arricchiscono tutti tranne i sardi alla cessione della Tirrenia, solo per fare qualche esempio.
Chissà se davvero ha capito che è meglio non avere questo governo per amico, che è meglio stare soli che doversi guardare le spalle dai compagni di partito che siedono nei ministeri romani: meglio sardi che mai.


Penati, Pasini e il Sestogate


Filippo Penati e Giuseppe Pasini

Premetto che non dispongo di gole profonde che mi passano informazioni riservate sul Sestogate. Pur abitando a Sesto San Giovanni dal 18 anni, infatti, conosco solo di vista Filippo Penati e Giuseppe Pasini, ovvero due dei protagonisti dell'inchiesta monzese su presunte maxi stecche (leggi tangenti) e strane triangolazioni bancarie legate alla riconversione delle aree industriali dismesse e al sistema del trasporto pubblico nel Nord Milano.
Quelle che seguono sono solo annotazioni personali e notiziole "di contorno".

La prima impressione è che il (presunto) verminaio che è divenuto di pubblico dominio sia solo la punta dell'iceberg, ma anche che non ci sia nulla di scontato sull'esatta natura e le dimensioni di ciò che si trova sotto il pelo dell'acqua.

Ad esempio non mi convince - e un po' me ne dispiaccio - la posizione di Giuseppe Pasini. Come mai una figura stimata come questo ottantenne dall'aspetto da galantuomo "vecchio stampo", arrivato a Sesto nel 1951 da Fossalta di Piave, ha taciuto per tanti anni di essere stato vittima di concussione?
Perché proprio ora e non nel 2007, quando concorreva alla poltrona di sindaco nella lista civica appoggiata dal PDL? Perché non una parola in questi anni che ha trascorso seduto in consiglio comunale come capogruppo della minoranza?

Sorge il sospetto (puramente dietrologico) che Giuseppe Pasini sia stato indotto a scoperchiare il vaso di Pandora da una regia interessata a replicare i risultati ottenuti nel 2006 con le rivelazioni sull'affaire Unipol-Banca Antonveneta, nell'eventualità che l'entropia dell'attuale maggioranza imponga in autunno lo scioglimento anticipato delle Camere.

Un'altra possibile spiegazione è che Giuseppe Pasini, da sempre stratega del Gruppo edile omonimo, abbia deciso di regolare i conti in sospeso con Penati, la giunta sestese e il PD, rei di aver originato le attuali difficoltà dell'azienda tenendo bloccato in comune il suo progetto di riconversione della Falk abbastanza a lungo da rendere necessario uscire dall'affare per non essere trascinati a fondo, svendendo la proprietà dell'area a Luigi Zunino.
Dopo quel bagno di sangue, il Gruppo Pasini è rimasto il nome più importante dell'edilizia sestese, ma il ciclo di espansione avviato con il recupero delle aree ex Magneti Marelli ha subito una battuta d'arresto.
I Pasini hanno ceduto il complesso cinquecentesco di Villa Torretta, recuperato dallo stato di rudere fatiscente e trasformato in albergo di lusso. Inoltre, hanno subito lo smacco del trasloco in altra sede della filiale italiana di Oracle, che da sola occupava quasi per intero la torre del centro direzionale realizzato in una porzione dell'area Marelli.

E arriviamo a Filippo Penati, l’inquisito, fino a pochi giorni fa uno degli uomini più influenti del PD lombardo, Vicepresidente del Consiglio Regionale, ex Presidente della Provincia di Milano, capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani prima che quest’ultimo fosse eletto segretario del PD.

Quando sono arrivato a Sesto, Filippo Penati era vicesindaco nella giunta guidata da Fiorenza Bassoli. Di professione assicuratore, Penati aveva l’aria del quarantenne rampante impegnato a dismettere la polvere e il grigiore da appartniki del PCI-PDS. Si sarebbe detto che Penati fosse il classico quadro tanto abile nel tessere trattative dietro le quinte quanto impacciato e poco comunicativo alla luce del sole.

Nei due mandati da sindaco, Penati si scrolla di dosso legnosità e timidezze: è un vincente, un pragmatico e un moderato nel contesto di un partito che a Milano e in Lombardia litiga, sbanda, arretra e rimedia ceffoni a ogni tornata elettorale.
Penati svecchia la sua immagine in coincidenza con l’elezione - a sorpresa - a Presidente della Provincia di Milano.

La permanenza a Palazzo Isimbardi non è tutta rose e fiori. Le discutibili prese di posizione in tema di ordine pubblico e campi Rom, la contrapposizione aspra con il sindaco di Milano Gabriele Albertini sull’acquisto del 15% dell’autostrada Milano-Serravalle alimentano le contestazioni di chi, a sinistra, taccia Penati di essere un trasformista, un burocrate poco sveglio, velleitario e intimamente conservatore che si è venduto per ingraziarsi i poteri forti.

L’astro di Filippo Penati inizia ad appannarsi dopo la mancata riconferma alla Provincia, battuto dall’anonimo Guido Podestà, e la netta sconfitta alle successive elezioni regionali lombarde.

Resta da capire quanto ci sia di vero nelle dichiarazioni raccolte e nella documentazione in mano alla Procura di Monza. L’ipotesi che nella ex Stalingrado d’Italia fosse stato messo a punto un sistema parallelo e opaco di finanziamento/estorsione di cui beneficiavano singoli componenti delle giunte comunali e le casse del PDS-PD fa cadere le braccia.
Dal dimenticatoio si riaffaccia il ricordo di Primo Greganti, il Compagno G che resistette all'incarcerazione e alle pressioni del Pool Mani Pulite senza rivelare i segreti della doppia contabilità del PCI e i meccanismi con cui il partito della questione morale aveva percepito la sua quota di mazzette in occasione dell’affare Enimont .


huge emptiness

Sunrise @ Monument Valley
The sun rises again,
but who will melt the frost inside my soul?
If only I could reset my mind
If only I could reset my mind
I could spread my wings again

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Comments:
Mi viene da pensare, in maniera assolutamente controcorrente, che non è che perché uno è un politico di sinistra che deve essere per forza onesto.
 
A proposito della poesia citata in Huge Emptiness: voglio solo ricordare che quando si dicono certe cose, la volontà e la disposizione d'animo sono quelle giuste. La brina ha i giorni contati, ormai. :)
 
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