mercoledì, marzo 13, 2019

 

Una questione spinosa



Brexit a parte, c'è un neonato morto di polmonite in un desolato campo di detenzione nel nord della Siria ad agitare le acque della politica inglese. Si tratta del figlio di Shamima Begum, una delle tre teenager fuggite dal Regno Unito per unirsi al califfato nero dell'ISIS.

Per la oggi diciannovenne Shamima quel neonato era il terzo figlio, dopo i due dati alla luce e morti prematuramente avuti da un foreign fighter olandese, anch'esso catturato e detenuto in un campo dall'altra parte della Siria.
Per allevare quel figlio, Shamima aveva chiesto di poter tornare nel Regno Unito pur riaffermando la sua lealtà all'ISIS e dichiarandosi indifferente all'orrore di cui era stata testimone oculare. Dinanzi a tale atteggiamento, la risposta del governo britannico era stata improntata alla massima fermezza: alla ragazza era stata revocata la cittadinanza britannica.

Quel che si rimprovera al governo di Theresa May è di non aver mosso un dito per il neonato, malgrado fosse a conoscenza delle durissime condizioni di vita nel campo, dove poco meno di 100 bambini sono morti da dicembre a oggi e molti altri sono destinati a incontrare lo stesso fato.

Il Segretario di Stato agli Affari Esteri, Jeremy Hunt, ha giustificato la linea di condotta del governo dichiarando che era stato fatto il possibile, ma che non si potevano esporre funzionari britannici al rischio di operare in una zona di guerra; affermazione opinabile poiché il campo dove si era spostata Shamima si trova lontano dal teatro delle operazioni belliche, in un'area stabilmente sotto il controllo delle forze dell'Esercito Popolare Siriano, alleato degli USA e del Regno Unito.
In altre parole, dopo essersi levato la rogna di riportare in patria Shamina e di dover istruire un processo a suo carico, il governo Tory avrebbe abbandonato il bimbo al suo destino non considerandolo più affar suo, facendogli in questo modo pagare le colpe di sua madre.

Dando per scontata una certa dose di opportunismo politico nella polemica in corso c'è da chiedersi se un atto di misericordia, pur non dovuto nei confronti di una donna privata della cittadinanza, sarebbe stato più opportuno delle espressioni pro forma di cordoglio.
Non diversamente da quanto è successo in Italia nel caso di ostaggi catturati all'estero e riportati in patria dietro il pagamento di un lauto riscatto, anche nel Regno Unito sono forti i sentimenti di ostilità e di biasimo verso la madre, cui si imputa in toto la responsabilità per la morte del neonato. Nessuno aveva costretto la minorenne Shamima a scappare di casa, aggirare le disposizioni del governo e andare ad affiliarsi all'ISIS in Siria. Ragion per cui nulla avrebbe giustificato uno sforzo da parte del governo di Sua Maestà per recuperare la pecorella niente affatto smarrita e salvare il figlio nato da un criminale.

"Buonismo"e "Cattivismo", pietà e rigore assoluto si contrappongono muro contro muro, ognuno con le proprie ragioni non trattabili.

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sabato, marzo 09, 2019

 

Vittime collaterali



Tutto ciò che conosciamo della guerra, dai filmati passati nei telegiornali ai film più drammatici e realistici, è nulla rispetto all’impatto del video girato dalla cabina di un elicottero d’attacco AH-64 Apache che documenta una “operazione militare di routine” condotta nel 2007 a Sadr City - sobborgo di Baghdad, circa 1 milione di abitanti - in cui morirono due reporter dell’agenzia Reuters macellati per strada, insieme a una dozzina di civili adulti e due bambini, dai proiettili del cannone automatico da 30 mm dell’elicottero.

Il video fa parte dei materiali classificati che Wikileaks ha ottenuto da whistleblower come Bradley (oggi Chelsea) Manning. Per lo stato maggiore e l'Amministrazione USA, l’equipaggio dell’Apache rispettò le procedure di sicurezza e le regole d’ingaggio su un gruppo di civili che fu bollato sbrigativamente come “insurgents” (rivoltosi). Dall’alto, l’attrezzatura dei reporter venne scambiata per armamenti.

Il sonoro del video testimonia lo scambio radio tra l’elicottero e il comando, ma anche l’accanimento nel fare fuoco su un furgone sopraggiunto per soccorrere i feriti, in particolare uno dei reporter che si vede trascinarsi a terra ed essere colpito nuovamente mentre sta per essere adagiato sul pianale dell’automezzo.

All’interno del van semidistrutto le truppe di fanteria USA arrivate sul posto trovano due bambini feriti gravemente. Nel video si vede un soldato trasportare a braccia uno dei bambini verso un veicolo corazzato d’appoggio Bradley. Tuttavia la richiesta di trasportarli d’urgenza all’ospedale di campo americano riceve dal comando l’ordine di lasciare che se ne occupino gli iracheni.

Nell’asettica terminologia tecnica, tutto ciò rientra sotto l’etichetta “vittime collaterali”.

Per chi avesse il fegato di confrontarsi con la crudezza delle immagini e dimestichezza con l’inglese parlato e scritto lascio il link YouTube alla drammatica testimonianza del soldato che cercò di soccorrere i bambini: https://youtu.be/kelmEZe8whI

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