lunedì, maggio 11, 2020

 

Ricomincio dal coro



Nulla meglio di un capolavoro musicale assoluto come l'esecuzione del Vespro della Beata Vergine (1610) di Claudio Monteverdi da parte del Monteverdi Choir e orchestra barocca diretti da John Eliot Gardiner nella Basilica di San Marco, a Venezia, "decontamina" lo spirito e ridimensiona il vacuo chiacchiericcio social delle ultime 48 ore.


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venerdì, dicembre 08, 2017

 

Constant



25 anni fa usciva negli USA il singolo Constant Craving, una ballata avvolgente ai confini tra il genere country e il soft rock dominata da una voce femminile, quella di K.D. Lang, di cui si percepiva la spiccata personalità.

Per certi versi, il clamoroso successo dell’album che conteneva la hit (6 dischi certificati platino solo nei mercati USA/Canada) e l’aspetto prettamente musicale hanno avuto un impatto minore rispetto al “personaggio" K.D. Lang.
Il taglio di capelli, l’inclinazione per i blazer e il vestiario di taglio maschile portati con eleganza e il suo tranquillo coming out come lesbica fecero della cantante l’icona di stile “differente” che ancora mancava nello showbiz.

Non ha avuto la carriera lunga e sfolgorante che ci si poteva aspettare da una voce come la sua, ed è un peccato.



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venerdì, maggio 15, 2015

 

B.B.KING :-(



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martedì, maggio 12, 2015

 

Canzone d'Autunno



Canción de Otoño
Autumn leaves
Quando il mio pensiero
vola verso di te, si profuma.
Il tuo sguardo è così dolce
che diventa profondo.
Sotto i tuoi piedi nudi
c’è il candore della spuma
e sulle tue labbra
è riassunta la gioia del mondo.

L’amore passeggero
vive di un breve incanto
e offre lo stesso termine
alla gioia e al dolore.
Un'ora fa un nome
ho inciso sulla neve.
Un minuto fa ho confidato
il mio amore alla sabbia.

Le foglie ingiallite
cadono sul viale
dove vagano
molte coppiette innamorate.
E nella coppa dell’autunno
resta un fondo di vino
dove vanno a sfiorire,
primavera, le tue rose.
(Rubén Darío - José María Vitier)
Bello il testo scritto dal poeta nicaraguense Rubén Darío, semplice ma ispirata la musica dei cubani José María Vitier e Pablo Milanés. Sul Tubo è presente solo un live registrato in un teatro e la canzone inizia al minuto 5:46. Se volete ascoltare, seguite questo link.


Il testamento di Leo Burnett

Un giorno o l’altro, quando sarò finalmente fuori dal gioco, voi – o i vostri successori – sarete forse tentati di togliere il mio nome dalla porta.
Magari vorrete chiamarvi “Tizio, Caio e Sempronio S.p.A” o “Agenzia Futura”, o qualcosa del genere. Mi starà bene, se starà bene anche a voi.
Però lasciatemi dire quando sarò io a voler togliere il mio nome dalla porta.
Sarà quando spenderete più tempo a far quattrini e meno a fare la pubblicità. La pubblicità come la intendiamo noi. Quando dimenticherete che, per il tipo di gente che lavora nella nostra agenzia, il divertimento che il lavoro pubblicitario dà è importante almeno quanto il denaro che se ne ricava.

Quando perderete la sensazione che quello che fate non è mai abbastanza buono.

Quando perderete l’invincibile desiderio di fare il lavoro bene per se stesso, senza riguardi per il cliente, per i soldi o per la fatica.

Quando perderete l’amore per la completezza e l’avversione per le perdite di tempo.

Quando smetterete di ricercare lo stile, le sottolineature, la fusione di parole ed immagini che producono risultati freschi, memorabili e credibili. Quando smetterete di dedicarvi ogni giorno all’idea che “Leo Burnett” significa “pubblicità migliore”.

Quando non sarete più quello che Thoreau chiamava “un’azienda con una coscienza”, che per me significa solo un gruppo di uomini e donne coscienti di quel che fanno. Quando comincerete a compromettere la vostra integrità, che è sempre stata il cuore e la forza di quest’agenzia.

Quando vi fermerete davanti ai vantaggi immediati e razionalizzerete l’opportunismo per amore dei soldi. Quando mostrerete anche i più piccoli segni di asprezza, di incompetenza, di saccenteria perdendo quel sottile senso delle proporzioni.

Quando il vostro interesse principale sarà di porre come unità di misura della vostra opera la quantità invece che il buon lavoro, il lavoro duro che dà buoni risultati. Quando le vostre prospettive si ridurranno a contare i simboli del successo nel vostro ufficio. Quando perderete la vostra modestia e diventerete dei “pezzi grossi”… un po’ troppo grossi per le vostre scarpe.

Quando la mela rimarrà solo un frutto da mangiare (o da lustrare) anziché essere parte del nostro stile, della nostra personalità. Quando, trovando da ridire su qualcosa, tirerete in ballo non il lavoro in sé ma la persona che lo avrà fatto.

Quando smetterete di costruire su idee forti e vitali e vi accontenterete di una catena di montaggio.

Quando comincerete a credere che, nell’interesse dell’efficienza, lo spirito creativo possa essere delegato e amministrato, dimenticando che deve essere invece solamente nutrito, stimolato ed ispirato. Quando comincerete a sciacquarvi la bocca con la frase “Agenzia Creativa” e smetterete di esserlo davvero.

Quando, infine, perderete il rispetto per l’individuo: l’uomo solo alla sua macchina da scrivere, o al suo tavolo da disegno, o dietro la sua macchina da presa, o semplicemente immerso nelle scartoffie a lavorare tutta la notte su una pianificazione media.

Quando dimenticherete che solo l’individuo – e ne sia ringraziato Dio! – ha reso possibile la costruzione dell’agenzia che abbiamo adesso. Quando dimenticherete che è sempre stato l’individuo, tendendo la mano verso mete irraggiungibili, a toccare per un momento una di quelle calde, lontanissime stelle.

Allora, amici, vi chiederò di togliere il mio nome dalla porta. E, perbacco, quel nome sarà tolto. Anche se dovessi materializzarmi abbastanza a lungo, una notte, per cancellarlo da ogni piano del palazzo. E, prima di smaterializzarmi di nuovo, cancellerò anche quel simbolo con la mano e le stelle. E brucerò gli archivi e gli schedari. Magari, en passant, strapperò qualche annuncio. E butterò ogni stramaledettissima mela giù per la tromba delle scale. E la mattina dopo non riconoscerete più neanche il posto. Allora dovrete trovarvelo per forza, un altro nome.

Leo Burnett

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domenica, settembre 01, 2013

 

Incipit


AREAquote

Nel 1973 gli Area registrarono un LP dal titolo fortemente provocatorio: Arbeit Macht Frei (il lavoro rende liberi), riprendendo la macabra iscrizione che campeggia ancora oggi sopra il cancello principale del lager di Auschwitz.

Non meno deliberatamente provocatoria era una delle tracce, "Luglio, Agosto, Settembre (Nero)", politicamente schierata a favore della causa palestinese e incisa a distanza di appena un anno dalla Strage di Monaco, nella quale un commando del gruppo palestinese denominato Settembre Nero aveva rapito e ucciso 11 atleti israeliani che partecipavano alle Olimpiadi organizzate a Monaco di Baviera.

Nel contesto politico e musicale di allora nessuno, credo, si prese la briga di tradurre l'incipit della canzone, declamato in arabo da una voce femminile, presumendo che fosse una ricercatezza stilistica della band o, comunque, un semplice accessorio rispetto al testo "militante" in italiano. Per caso ho trovato la traduzione, scoprendo così che si tratta di un'accorata esortazione alla pace recitata da una donna che si autodefinisce "masriyya", id est "una egiziana".

Non so fino a che punto questa incongruenza tra arabo e italiano sia stata una licenza artistica o, piuttosto, il frutto scontato della schematizzazione ideologica del conflitto israelo/palestinese, con i palestinesi nella parte del popolo oppresso che vorrebbe vivere in pace, ma è costretto a prendere le armi per non essere schiacciato dall'oppressore; in altre parole, un antecedente storico del "Restiamo umani" caro a Vik Arrigoni.

In ogni caso, resta la valenza poetica e la drammatica attualità dell'incipit nei giorni che sembrano precedere l'intervento militare statunitense nella guerra civile siriana. Resta aperta, oggi come allora, l'ambiguità di fondo nell'uso della parola pace.

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mercoledì, giugno 19, 2013

 

La musica che non gira intorno


Frullato di musica italiana

Ho ascoltato le esibizioni live di due band italiane e, ancora una volta, sono stato colto dalla sconfortante idea di essere diventato vecchio dentro, un “matusa” come si diceva un tempo.

C’è però qualcosa che non quadra nello sfacelo dei miei neuroni sensibili alla musica: mancano i sintomi della classica sindrome passatista, quella che induce a stabilire inderogabilmente la morte della musica al termine di una decade ormai lontana e che, in nome di tale verità inconfutabile, dispone l’animo del malcapitato allo sdoganamento ecumenico di tutto ciò che è stato prodotto entro la fatale scadenza, fossero anche le porcate più immonde.
No, sia pure confusamente io resto possibilista, aperto all’ascolto, desideroso di emozionarmi ancora, senza pregiudizi, nazionalismi o esterofilia. Ho i miei limiti di genere, ovviamente, perché ci sono sonorità come quelle di tal Scrillex, feticcio della mia ondivaga figlia adolescente, che mi risultano congeniali come la nevralgia del trigemino.

Per farla breve, la prima band era in odore di contratto per andare suonare in Giappone e negli USA per meriti ignoti, visto che il repertorio era un rock vagamente orecchiabile, suonato i modo passabile ma anche sciapo e per nulla originale.
La chicca era la vocalist: un corpo estraneo, fuori tempo e fuori tono, di quelle cantanti che sospetti siano state messe al microfono perché non c’era di meglio, perché è lei la ragazza del leader o perché ha portato in dote il garage o la cantina dove si fanno le prove.

La seconda band - e già definirla tale è un complimentone - si è esibita in una riuscita imitazione dei cori “da gita scolastica del liceo”, sia pure con contorno di basi elettroniche e tastiere.

Siccome di band emergenti, magari non scalcinate come quelle descritte, ne ho ascoltate parecchie e l’alternativa sono le ugole seriali plastificate-talentate-amicate-sanremate, sapete che vi dico? Che è ufficiale, sono un matusa e ora, senza alcuna vergogna, mi sparo in cuffia Get Lucky.



RIP

Fino a poche settimane fa, sinceramente, il nome Claudio Rocchi mi diceva poco o tendeva a sovrapporsi a quello di Claudio Lolli. Immagino il ribrezzo degli estimatori per cotanta dimostrazione d’ignoranza. D’altra parte, però, avrebbe poco senso se millantassi che all’alba della pubertà disponevo dei mezzi tecnici (dischi, giradischi, radio, registratori ecc.) e, soprattutto, dei mezzi culturali per confrontarmi con un certo genere musicale e con liriche ad alta densità di metafore: questo tipo di giochetto si fa quando si è adolescenti in vena di “farsi belli”.

M’è bastato leggere su una bacheca un post terribilmente umano della compagna di Rocchi per spingermi ad ascoltare un po’ di repertorio datato su youtube.
No, non è scattato il colpo di fulmine, però la distanza tra la libertà poetica di Claudio Rocchi e il conformismo glitterato della canzonetta attuale è roba da panico. Si vede che è era tempo che facessi i conti con la sua musica, e ci sono arrivato quasi fuori tempo massimo.

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sabato, ottobre 22, 2011

 

AreAzione





Quando uscì il 33 Giri “Crac!” degli Area avevo 13 anni. Come tutti gli adolescenti di questo mondo, stavo abbandonando il conformismo acritico dell’infanzia e confusamente (molto confusamente) cercavo di mettere insieme un abbozzo di personalità autonoma.
Dal punto di vista musicale e dell’ideologia dichiarata, gli Area si collocavano agli antipodi dei riferimenti culturali di genitori e fratelli maggiori: era scontato, perciò, che ne facessi la bandiera delle mie velleità di smarcarmi dalla routine di una famiglia tutta casa e chiesa.

Per quanto possa suonare il massimo dell’incoerenza, di lì a poco sarei entrato nell’orbita di Comunione e Liberazione. A suo modo, anche quella era una scelta di rottura rispetto a un contesto cattolico che sentivo sempre più stretto e asfittico, ripiegato nella ripetizione abitudinaria della tradizione, privo di risposte e di significato.

Ma torniamo agli Area e alla loro musica.
L’Elefante Bianco mostra gli anni che ha sotto il profilo di un testo “ribellista” che pure adoravo. “Guarda avanti, non ci pensare, la storia viaggia insieme a te” e “spezza poi tutto con radicalità” erano benzina per le fantasie di un adolescente impacciato e solo apparentemente tranquillo.
Riascoltando oggi, però, la mia attenzione si concentra sull'aspetto prettamente musicale. Provo un pizzico di rimpianto per una stagione lontana in cui si osava ancora battere i sentieri della creatività e della sperimentazione musicale con esiti controversi, ma sempre stimolanti e spesso eccellenti.
La miscela di jazz, progressive, elettronica ed ethno music che anima il pezzo è assolutamente originale, così come la vocalità inconfondibile di quel benedetto folle di Demetrio Stratos.
Il drumming di Giulio Capiozzo e il basso e di Ares Tavolazzi creano un tappeto ritmico impressionante per precisione ed efficacia lavorando su tempi dispari di matrice balcanica, mentre le tastiere ricamano un fraseggio ossessivo "dandosi la voce" in una sorta di danza circolare.

Giù il cappello, e poco male se qualcuno storcerà il naso.

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domenica, maggio 23, 2010

 

Sunday Potage 05.23.2010



Franco Cardini sullo scontro di civiltà



Lo storico Franco Cardini batte uno dei suoi tasti preferiti: lo scontro tra civiltà è una figura retorica creata per nascondere la contrapposizione tra centri di potere che aspirano all’egemonia politica, economica e culturale.

Si tratta di una visione interessante, anche se non nuova e ben lontana dall’essere inoppugnabile, che però rimette al centro del tappeto il nodo irrisolto dei rapporti di strumentalizzazione reciproca tra religione e potere.
Giusto stamattina leggevo su Repubblica il reportage di Vittorio Zucconi sulla revisione ferocemente neocon dei testi di storia per le scuole del Texas.
Mi è venuto spontaneo pensare che la sola cosa che differenzia il virulento dogmatismo degli arciconservatori USA da quello dei taliban afghani o delle milizie shebab in Somalia è la scelta delle armi da utilizzare in battaglia.


Good Luck

Buona fortuna a Emidio, Il Dissociato, fresco sposo e autore di un simpatico e pensoso blog/diario Geova non vuole che mi sposi (sottotitolo “e nemmeno la mia mamma”) che proprio con l'avvenuta celebrazione delle nozze con Vera ha terminato la sua breve corsa nella blogosfera.

blogPerché ne parlo?
Perché il tema centrale del blog non sono le complicazioni spicciole che trasformano l’organizzazione di ogni matrimonio in una corsa ad ostacoli, ma il resoconto della dolorosa frattura consumatasi tra Emidio e i parenti più stretti a causa della sua dissociazione dal credo e dalle regole dei Testimoni di Geova.

Il fatto che ci siano di mezzo i Testimoni di Geova piuttosto che Dianetics, una setta ultraortodossa ebraica o una qualsiasi delle associazioni, fraternità o comunità “a maglie strette” riconosciute dalla Chiesa Cattolica è secondario.
La risposta standard dell’organizzazione alla crisi interiore e alla ricerca di risposte del singolo, infatti, è riprovazione e ripudio; è il cordone sanitario che isola il reietto, facendogli capire che le capacità personali e le doti umane non hanno mai contato nulla e che il diritto a essere riconosciuti come individui può essere revocato o soppresso.


Oro Blu

Chi viene dal sud, come il sottoscritto, non ha dimenticato cosa significhi la parola razionamento idrico. Tuttavia il problema di ricevere l’acqua potabile solo per due ore al giorno non è nemmeno lontanamente paragonabile alla situazione di centinaia di migliaia di persone - donne, uomini e bambini - che quotidianamente affrontano la roulette russa: utilizzare l’acqua delle rare pozze più o meno pesantemente infette o crepare di sete.

Questo spot per una ONG israeliana ha il dono della sintesi: fino a quando il problema non tocca direttamente i potenti della terra, quel problema NON ESISTE.




Ricordando
Falcone e Borsellino

Il ricordo di due eroi civili compie 18 anni: si può dire che è diventato maggiorenne.
Però finché la risposta dello Stato resterà contraddittoria, fatta di annunci roboanti e di favori indiretti (vedi alla voce Legge Bavaglio), varrà quanto diceva un capo mandamento mafioso: «Voi venite a parlarci di stato, di diritti e di onestà, e i nostri ragazzi vi stanno ad ascoltare. Ma una volta terminata la scuola, i ragazzi troveranno forse lo stato a dare risposte oppure sarà a noi che si dovranno rivolgere?»

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domenica, maggio 02, 2010

 

Mayflower Mix 05.02.2010



Il morso della salamandra

asbestosOrmai sono davvero poche, mi auguro, le persone che ignorano gli effetti nocivi per la salute prodotti dall’inalazione delle particelle di amianto che si staccano dalle coperture edili in eternit e da qualsiasi materiale o tessuto ignifugo contenente fibra di amianto, detta anche “lana di salamandra”.

Purtroppo, a quasi 20 anni dall’emanazione della legge che ha messo al bando tutti i prodotti contenenti amianto, l’economico eternit ondulato non è stato ancora sostituito sui tetti di molte abitazioni, un po’ per incuria un po’ perché il costo dell’intervento è considerato eccessivamente gravoso.
Va detto anche che in molti casi lo smaltimento dell’amianto è avvenuto “all’italiana”, ovverosia abbandonando l’eternit e i pannelli di amianto smantellati in discariche abusive a cielo aperto per risparmiare sui tempi di autorizzazione e sulle tariffe applicate al conferimento dei rifiuti classificati “speciali-pericolosi”.

In questi giorni 2 notizie hanno riportato d’attualità l’amianto: una positiva, una francamente rivoltante.
Cominciamo dalla buona nuova. Tre dirigenti dei cantieri navali di Palermo (Fincantieri) sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio plurimo e lesioni gravissime per la morte di 37 operai deceduti per mesotelioma pleurico e per la stessa patologia sviluppata da altri 26 operai.
Secondo il Tribunale di Palermo i dirigenti dell’azienda, che fa capo al Ministero dell’Economia attraverso la finanziaria Fintecna, sarebbero venuti meno all’obbligo di tutela dei lavoratori avendoli esposti al contatto continuativo con l’amianto senza informarli che si trattava di materiale pericoloso per la salute, cosa di cui i manager erano pienamente a conoscenza.

cappello da ammiraglioE ora la cattiva notizia. L’attuale maggioranza parlamentare ha riapprovato alla Camera dei Deputati il DDL Lavoro che contiene una norma, l’art. 20, che di fatto esclude la responsabilità dei vertici della Marina Militare per i danni alla salute del personale imbarcato causati dall'esposizione all'amianto presente sulle navi.
In sede di riformulazione, l’unica concessione ai rilievi della Presidenza della Repubblica è stata ammettere la possibilità di ricorrere al giudice ordinario: ç’est a dire che un eventuale risarcimento sarà liquidato - se tutto va bene - ai nipoti dei marinai falcidiati dall’asbestosi.
Aggiungiamo pure quest’altro mattone al "muro della vergogna" di questa invereconda Banana Republic, dove qualsiasi istanza di moralità, equità e giustizia deve cedere il passo alla pratica dello scambio di favori “a buon rendere”.


Vox clamantis in deserto

Rossana Rossanda
Il mercato è per sua natura sistemico. Esso non ha né compiti né doveri sociali, scambia merci e tende a ridurre tutto a merce.
Una sinistra che non tenti di abolirlo, come il comunismo nel 1917, o vigorosamente limitarlo, come Roosevelt o Keynes dopo la crisi del 1929 e i fascismi, cede ad esso ogni sua priorità e, di fatto, si dimette.


Rossana Rossanda (intervista pubblicata sull'Unità)




È tutta musica leggera



Per dirla alla Ivano Fossati, questa delicata Summer di Joe Hisaishi è “una canzone popolare che in una notte come questa ti lascia muto

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domenica, novembre 15, 2009

 

Sunday Trashcan 11.15.2009



Food for thought

pifferaio di hamelin


A questo mondo c’è penuria di pifferai,
in compenso abbondano i topi disposti a seguirli ciecamente











La bestia

bestialityLeggo una notizia di qualche giorno fa e già il titolo non promette nulla di buono: “Arrestato catechista pedofilo”.

Il caso, emerso in provincia di Bari, sbatte per l’ennesima volta nella centrifuga dei media un tema spinoso come la perversione sessuale che va ad annidarsi in luoghi come seminari, oratori e parrocchie, dove la continuità di contatto tra adulti e minori dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto o comunque sotto custodia.
A poco vale che, nello specifico, il catechista sia stato arrestato in relazione ad abusi perpetrati nei confronti di un nipote, dunque “fuori dall’esercizio delle sue funzioni”: il pentolone è stato appena scoperchiato.

Penso allo sgomento delle famiglie, al dubbio, allo sdegno e alla repulsione che travolgono fiducia e rispetto ormai imbrattati. Soprattutto immagino lo sconcerto, la vergogna e la frustrazione di chi ha lavorato per anni fianco a fianco di queste persone e che ora s’interroga su sospetti rimossi o taciuti, minuzie fino a ieri sembrate insignificanti o innocue, sottili crepe in una facciata assolutamente perbene.

Mi domando: si può odiare di colpo e profondamente qualcuno che credevi di conoscere da una vita?
Puoi voltargli le spalle e lasciarlo affogare ora che è stato svergognato, privato della sua maschera?
Puoi provare pietà e non solo schifo e rabbia?

Sonorità slave: il Cymbalom



Ho scoperto il cymbalom (si legge zimbalom) per caso, ascoltando un album di Max Manfredi. Questo suono antico mi affascina... cos’altro dire?

Radici

Cosa sono le radici per ognuno di noi? In tutta onestà, non so dire se siano qualcosa che ci inventiamo spinti dal bisogno di dare una parvenza di stabilità, una collocazione in un continuum storico in cui ancorare la nostra identità individuale, così fragile, precaria e (spesso) confusa, oppure siano qualcosa di ancestrale che ereditiamo e che dimora nei recessi della coscienza.

Per quanto mi riguarda, so solo che il suono delle launeddas provoca in me una risposta emotiva profonda, immediata, che ha poco a che fare con la musica o la melodia in senso stretto.
Quella che per altri è una sonorità aliena, querula e irritante, per me è un appello, un richiamo dolce e al tempo stesso doloroso.

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domenica, novembre 08, 2009

 

A gray sunday resume 11.08.2009



Primi in classifica!

È ufficiale: l’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OEDT) di Lisbona conferma che nel consumo di Cannabis noi italiani siamo sul gradino più alto d’Europa.
Wow, che emozione... pardon: che sballo!!

tabella sull'uso di cannabis

fadcocaine AdvIl rapporto fornisce una sorta di borsino aggiornato sull’uso degli stupefacenti in Europa e, nel caso del nostro Paese, ribadisce dati già di dominio pubblico.
Detto dei derivati dalla canapa indiana, che incontrano un favore trasversale - occasionale o continuativo - che va dal quindicenne al sessantaquattrenne, non sorprende che il consumo di eroina sia in calo mentre è in crescita quello di MDMA, specialmente nella fascia dei giovanissimi (15-19 anni).

Soprattutto, non stupisce che in Italia si consumi una quantità spropositata di cocaina.
Per un Piero Marrazzo costretto a fare outing sull’uso estemporaneo di coca, quanti sono gli insospettabili - politici, personaggi dello spettacolo, professionisti e manager in carriera - che si affidano alle piste per reggere i ritmi che si sono imposti?

Per farsene un'idea è sufficiente ricordare che il CNR ha rilevato a Roma concentrazioni di cocaina nell’aria pari a 0,1 nanogrammi per metro cubo e che i consumatori italiani di neve sono passati dai 400.000 del 2001 al milione del 2008.

Silvio GarattiniMa il termometro più efficace della febbre da cocaina in Italia lo si trova in quanto dichiarò a suo tempo il farmacologo Silvio Garattini sui metaboliti della cocaina presenti nelle acque nere di Milano.

"Abbiamo analizzato le acque che passano dal depuratore di Nosedo. I nostri lavori del 2006 e del 2007 indicano che ogni giorno a Milano si consumano circa 10.000 dosi di cocaina, che nel weekend salgono a 15.000. Abbiamo fatto analisi analoghe a Lugano e Londra. In percentuale al numero degli abitanti, Milano è la città dove il consumo è il più alto".



Design & Dintorni

Benché esistano pochi dubbi sulla mia granitica mancanza di buon gusto e senso estetico, il design m’incuriosisce per la sua capacità di trovare soluzioni originali e forme interessanti anche per oggetti di uso comune.

design origami tea bagsPrendiamo queste particolarissime bustine di tè disegnate dalla russa Natalia Ponomareva.
Tra tutti i possibili oggetti che circondano la quotidianità, chi di noi ha mai degnato di attenzioni la comune bustina di tè, karkadè, camomilla o tisana se non per inveire quando disgraziatamente si rompe nella tazza?
Non di meno, la designer russa è riuscita a conferire la grazia e l’eterea leggerezza degli origami a una cosa tanto umile e banale: non è cosa da poco.

Resta in sospeso una domanda assai poco alata: quanto sareste disposti a spendere per il piacere (effimero) di servire il tè con le bustine origami in tazza?


Recycling Music

Enrico Ruggeri non rientra tra i musicisti che prediligo, tuttavia nella sua altalenante carriera ha scritto e composto - per sé e per altri - canzoni che si elevano rispetto alla generale mediocrità della musica leggera italiana.
Uno di questi brani è sicuramente Portiere di Notte, un successo dei primi anni '80.
L’ho riascoltata qualche giorno fa in radio, trovandola ancora piacevole, ispirante e ispirata malgrado la voce di Ruggeri, anche se francamente dubito che possa essere interpretata da altri con altrettanta efficacia e personalità.



Buona settimana!

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domenica, ottobre 25, 2009

 

Sunday Mix 10.25.2009



A pesca nel torbido

«Buongiorno... È lei, dottor Marrazzo?»
«Sì, buongiorno, con chi parlo?»
«Ahem... dotto' ... ci manda RAI 3!»

Vizi privati e pubbliche virtù per una storia acida, quella che riguarda l'autosospeso Governatore della Regione Lazio, che mischia insostenibile debolezza per il trans (con la stampa che va in crisi sull'usare il "lui" o il "lei" per i vari Natalie, Judy e Gloria), lotta politica senza esclusione di colpi e una nuova fioritura di dossieraggi eseguiti su commissione e fatti filtrare in un circuito para-istituzionale.
Non vorranno farci credere che i filmati sulle effusioni clandestine di Piero Marrazzo sono frutto del caso e che, altrettanto casualmente, quel materiale è transitato dove poteva essere liberamente visionato e copiato anche dai quattro carabinieri-estortori?
Questo non toglie nulla al fatto che Marrazzo abbia fatto del suo peggio per delegittimarsi come amministratore, per di più danneggiando buona parte della credibilità e del lavoro svolto dalla giunta di cui era presidente. Non sono tanto le sue debolezze private o la sua imprudenza a condannarlo, quanto il fatto di essersi messo in una posizione istituzionalmente indifendibile con i suoi goffi tentativi di uscire dalla trappola prima, e di negare tutto poi.


Lezioni di cinismo

terror in baghdad«Per chiudere questo ciclo di guerra e arrivare alla pacificazione nazionale manca ancora un milione di morti». Questa frase sinistra, intercettata giorni fa in ambienti iracheni vicini a Muqtada Al Sadr, acquista il sapore di un avvertimento alla luce dei sanguinosi attentati di questa mattina nel centro di Baghdad (136 morti, oltre 500 feriti).


Non so a voi, ma a me ricorda tanto il cinismo di una frase di Benito Mussolini: «Ho bisogno di un migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace».


Gocce di memoria

Piccola concessione autoreferenziale per salutare i siti personali che da domani spariranno insieme a Geocities.

geocities.nurcopy

geocities.oc

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domenica, agosto 02, 2009

 

Semplicemente Ciao



È tempo di saluti. Da mercoledì sarò in Sardegna e per le prossime due settimane conto di dedicarmi full time alla vita in famiglia.
Le tre immagini qui sotto ritraggono Scivu e Piscinas, due posti di mare che - meteo e piromani permettendo - ritroverò con gioia.

Scivu by asphodelos.


Sardegna 2006 214 by Viktor28.


sunset on scivu 01 by focus_on_me.

Sensualità quasi mistica

Vi lascio questa "Sonu 'e anima"; sino a qualche giorno fa non la conoscevo affatto.
Mi ha stupito il testo, che si colloca nel solco del Cantico dei Cantici senza scadere nella rozza imitazione o nell'involontaria parodia.
Mi auguro che gradiate sia la musica che il testo, che ho riportato più in basso tradotto in italiano.



Sonu 'e anima
(Andrea Parodi - Michele Pio Ledda)

Dormi accanto a me
suono d'anima
che presto sarà giorno
Fuori è quasi l'alba
e i tuoi capezzoli
brillano ancora
sul corpo mio
pioggia e lacrime

Tu la sabbia mia
io l'onda tua
il sudore è il mare per noi

Il tuo respiro
è parola
i tuoi fianchi
nuvole e nebbia
ai miei occhi pare incredibile
Dormo dentro te
suono d'anima

Tu la sabbia mia
io l'onda tua
il sudore è il mare per noi

Nelle labbra mie
odore di donna
nei tuoi brividi
ancora fame
senza colpa
senza nome
Mi sveglio dentro te
suono d'anima

Tu la sabbia mia
io l'onda tua
il sudore è il mare per noi


Un cordiale arrivederci a quanti hanno preso la pessima abitudine di frequentare questo blog, con l'augurio che agosto sia generoso nel regalarvi momenti felici da ricordare.
A si biri

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domenica, luglio 26, 2009

 

Just a little mix



Quando il barbera diventa aceto

luigi zuninoAlcuni l'avevano definito "il piemontese glaciale" per il suo fare distaccato: mai una dichiarazione sopra le righe, un gesto o un capello fuori posto, come se ogni mattina si immergesse in una vasca piena di amido.
La persona di cui sto parlando è Luigi Zunino, 50 anni, fino a pochi giorni fa presidente di Risanamento S.p.A e uno degli immobiliaristi più in vista del Paese, travolto da un'esposizione finanziaria che sfiora i 3 miliardi di Euro.

Come altri rampanti del mattone, anche Luigi Zunino arriva giovanissimo a concludere affari che muovono centinaia di milioni di Euro sbucando quasi dal nulla, più precisamente da una tenuta agricola di Nizza Monferrato dove produceva vini di discreta fattura.
Zunino sa muoversi con rapidità e discrezione, senza mai attirare su di sé i riflettori dei media, contando su amicizie ed entrature che gli garantiscono robuste linee di credito e, persino, un posto fisso nel salotto buono di Mediobanca.

Lo sbarco a Milano, con due mega-investimenti da 2,7 milioni di metri cubi, doveva essere la consacrazione definitiva di Luigi Zunino, divenuto nel frattempo Cavaliere del Lavoro: è stata la sua rovina.

progetto falckIl presidente di Risanamento SpA, infatti, acquista l'area ex Montecity a Rogoredo, circa 1 milione di metri quadri di sito industriale dismesso all'entrata sud-est di Milano.
A progettare il nuovo quartiere di Santa Giulia viene chiamato niente meno che Lord Norman Foster, guru dell'architettura Hi-Tech.

Non pago, il piemontese glaciale rileva per 215 milioni di Euro le aree degli ex stabilimenti Falck Unione e Concordia: un bocconcino da 1,7 milioni di mq a Sesto San Giovanni, a nordest del capoluogo lombardo.
Anche in questo caso, Zunino ha in testa la città nella città e presenta in pompa magna il progetto disegnato da Renzo Piano: residenze di lusso, alberghi, centri commerciali, incubatori di imprese, recupero dell'archeologia industriale e una generosa spruzzata di verde attrezzato.

I cantieri non partono o vanno a rilento, così Zunino tenta di pompare ossigeno e liquidità in cassa cedendo per 475 milioni di euro le aree Falck al fondo Limitless Dubai, che fa capo al sultano Ahmed Bin Sulayem: dopo lunghe trattative, però, l'affare sfuma.

Il tracollo è storia di questi giorni. Per uno di quei beffardi paradossi della finanza, Risanamento SpA è troppo indebitata con le banche (Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banca Popolare in primis) perché queste ultime possano permettere che venga dichiarato il fallimento.
Il tentativo di salvataggio - sempre che vada in porto - costerà caro alle banche, per cui non è strano che la prima testa a saltare sia stata quella di Luigi Zunino; niente champagne per lui, solo un goccio di barbera inacidito, almeno a questo giro.


Thankful

leonard CohenUna tantum mi permetto di usare il blog per un ringraziamento indiretto.
Giusto tre anni fa mi è stato regalato un CD contenente diversi brani di Leonard Cohen, cantautore per cui non andavo matto.
Ragion per cui, prima mi sono limitato a "snobbare" il repertorio di Cohen, poi l'ho volutamente depennato.

Quasi per caso, in una delle mie solite notti insonni ho rispolverato quel CD, scoprendo così che Leonard Cohen può essere terribilmente efficace quando si tratta di sciogliere la tensione nervosa e costringere il cervello a rallentare i giri prima che fonda le bronzine.
Il bello è che Leo by night sembra funzionare a meraviglia non soltanto con il sottoscritto, per cui... prendete nota. :-)

Buona settimana!

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domenica, luglio 19, 2009

 

Sunday Resume 07.19.2009



Il futuro è già passato

immigrati scendono dal treno
Bastano questi tre dati relativi al 2008 raccolti dallo Svimez per fotografare lo svuotamento dello Stivale a sud di Roma, che si sta staccando dal resto del Paese come una suola logora.
La fuga dei giovani in cerca di un'occupazione, anche precaria purché remunerata con una busta paga appena non avvilente, non è certo una novità: c'è sempre stata sotto forma di stillicidio.
Ora però fanno le valigie in massa le intelligenze più promettenti, i laureati (38% di chi si è trasferito altrove nel 2007), e non si può dare loro torto se è vero - come è vero - che la previdenza sociale (trattamenti pensionistici e sussidi di disoccupazione) ha sostituito i redditi da lavoro come motore dell'economia di intere aree.

L'ho scritto tempo fa e con la stessa amarezza lo ripeto: oggi in regioni come Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna scegliere di non partire, cercare di farsi una vita nel paese dove si è nati e cresciuti vuol dire fare voto di ottimismo oppure essersi arresi alla rassegnazione. Come è stato fatto notare, il Meridione immobile e macilento cambia la pelle con la cartapecora.

Le Beatitudini aggiornate secondo il Piano Casa



Pubblicità - 1

La pubblicità in genere è un argomento che non richiede complesse elucubrazioni, almeno se la si guarda dalla prospettiva di chi sta davanti allo schermo o alla radio.
Gli spot, infatti, sono costruiti per essere consumati e metabolizzati velocemente, per destare attenzione, interesse e desiderio nel giro di una manciata di secondi; sarà la loro massiccia reiterazione nel tempo a fissare i messaggi nella memoria.
Ragion per cui quasi sempre uno spot piace o non piace, diverte o indispettisce "a pelle", senza particolari ragionamenti, senza che ci si debba impelagare in sottili distinguo tra contenitore e contenuto.

lapide ateaPerò ci sono casi in cui non si può fare proprio a meno di maneggiare uno spot con cautela.
Prendiamo questo spot che è stato in programmazione fino a venerdì scorso su un circuito radiofonico nazionale.
Il soggetto dello spot realizzato dall'agenzia Horace Kidman è un'opzione filosofica, una visione della vita e delle sue prospettive ultime capace di suscitare aspre controversie ovunque: quella di chi si definisce ateo o agnostico.

Se avete usato il link, forse converrete con me che dal punto di vista strettamente tecnico lo spot radio per l'Unione Atei Agnostici Razionalisti (UAAR) funziona, è incisivo anche grazie alla bravura dello speaker nel dosare tono, cambi di passo, pause ed enfasi.
Ben altra cosa è andare nel merito del messaggio, dove entrano in gioco fattori culturali e di educazione, ma soprattutto la capacità personale di tollerare l'esposizione di opinioni radicalmente in contrasto con il Credo professato.

La secolarizzazione e la caduta dei blocchi ideologici avranno anche annacquato il bando e l'ostilità latente verso i "senza Dio", però dubito che l'opinione pubblica di questo Paese sia pronta ad accettare che atei e agnostici divengano soggettivi attivi della comunicazione, che facciano proselitismo al di fuori di ambiti marginali.

Pubblicità - 2

- «Cos'è la vita senza un po' di... Arrogance
- «Già, e che sarà mai??»

- «Hey Gringo, la macchina vavabuma!»
- «???»

- «Chi fa le offerte come Opel? Nessuno Nessuno!»
- «Di', ma sei fuori??»

- «Ouì, je suis Catherine Deneuve...»
- «Ahahah! E io sono Ciccio di Nonna Papera!»

Chiedi chi erano i Beatles, cantavano gli Stadio, e un ventenne ti saprà sciorinare la discografia completa dei Fab-Four, bootleg inclusi.
Prova, invece, a esprimerti usando i tormentoni degli spot anni '80 e ci sono buone probabilità che il tuo giovane interlocutore ti scruti perplesso, indeciso se contattare la redazione di Voyager per segnalare un caso di possessione diabolica oppure concludere che il tuo ultimo neurone sano ha alzato bandiera bianca.

Sta a vedere che la vera frattura generazionale si consuma non nel look, nelle letture, nella musica o nei film, ma nella incomunicabilità che separa chi è cresciuto a pane e Carosello, che negli spot di un tempo riabbraccia un po' del suo io bambino, e chi, più prosaicamente, nella pubblicità vede solo... pubblicità.

Ogni generazione, divenuta adulta o adulterata, si guarda alle spalle e finisce per convincersi di aver vissuto anni formidabili, magici, creativi, assolutamente indimenticabili; è pronta a riabilitare con una lacrimuccia di commozione anche il ciarpame più ignobile.
Meglio, mille volte meglio, mettere in circolo gli anticorpi dell'ironia con una dose degli atroci, sgangherati, irriverenti Skiantos.




Buona settimana!

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domenica, giugno 07, 2009

 

Sunday stock



Emozione con dedica

Il compianto Andrea Parodi accompagnato alla chitarra da Al Di Meola per una versione limpida e intensa di Non potho reposare: un classico amatissimo del folklore sardo.
La lontananza dagli affetti è un tema che mi tocca da vicino, la vivo a modo mio nel bene e nel male, però ascoltando Parodi mi è venuto da pensare con un pizzico di tenerezza alla Coniglia e al suo Coniglio, separati di fresco dal mare, così giovani da essere assai più "in target" di me per una canzone d'amore e struggimento.


Non posso riposare, amore del cuore
sto pensando a te ogni momento
non essere triste, gioia d'oro,
non dispiacerti e non preoccuparti
ti assicuro che desidero solo te
perché t'amo, forte t'amo, t'amo e t'amo

Se mi fosse possibile dell'angelo
prenderei lo spirito invisibile
e ruberei le forme dal cielo,
il sole e le stelle, e formerei
un mondo bellissimo per te
per poter dispensare ogni bene

Amore mio, tesoro da voler bene
il mio affetto è dato solo a te
se avessi avuto le ali per volare
mille volte all'ora avrei volato
sarei venuto almeno per salutarti
e non per avvisarti di altre cose

Sei il sole che illumina la giornata
che spunta al mattino a oriente
fiorito giglio candido come la neve
l'amore mio solo a te è dato

Non posso vivere no, che è un'amarezza
stare lontano da te, amato cuore
A nulla vale la bella natura
se non sono vicino al mio tesoro
per dare consolazione e gioia
a te che t'ho amata più di me stesso.

Ti assicuro che desidero solo te
perché t'amo, forte t'amo, t'amo e t'amo

Distacco

Facebook® logo Salire sulla giostra non è mai troppo difficile e fino a qualche giorno fa credevo che avrei avuto problemi a schiodare le terga dal comodo cavalluccio.
Poi un fatto del tutto casuale, l'ennesimo utente che si è visto da un giorno all'altro messo alla porta del paese dei balocchi, mi ha fatto capire che era tempo di imboccare l'uscita dal set di The Truman Show.

Let's twist again...

Le creature so' piezz'e core, si sa, ma è altrettanto notorio che nella loro primissima infanzia sono capacissime di mettere alla frusta il sistema nervoso quando non c'è notte che non innestino a tradimento la loro "sirena d'allarme".
Può essere che il pupo voglia segnalarci che ha mal di pancia o ha appena scodellato la pupù, può essere che voglia coccole e rassicurazioni: solo con il tempo si riescono a riconoscere le piccole differenze d'intonazione.
Resta il fatto che manca un pulsante per disattivare la sirena e che certe notti ai genitori abbruttiti dalla stanchezza e dal sonno passano per la testa idee non proprio amorevoli sul conto della prole mentre la ninnano sperando che taccia.

Il filmato che segue è una burla televisiva sull'argomento che ho pescato da The Onion, un curioso aggregatore americano di pseudo-notizie ironiche e surreali.


New BabySafe Ball Makes Shaking Your Infant Guilt And Injury Free


Coraggio e cinismo



Lo sconcertante personaggio che ha realizzato questo video è - anche se non lo si direbbe - poco più di un bambino, vivace e sfrontato come lo si deve essere a quella età, ma soprattutto coraggioso.
Ci vuole coraggio o suprema incoscienza, infatti, per usare il web e YouTube per mostrare al mondo che si ha voglia di cantare, divertirsi e giocare come tutti i coetanei avendo stampati sul viso e sul corpo i segni di quella che con ogni probabilità è la Progerie, una rara e terribile sindrome di invecchiamento precoce che colpisce 1 bambino ogni 8 milioni, oppure dell'altrettanto rara Sindrome di Virkow-Seckel, nota anche come "nanismo dalla testa a uccello".
Il cinismo è quello di quanti si sono accodati alla scia del piccolo fenomeno mediatico per puro, maligno divertimento, manipolando i video e rilanciandoli su YouTube.

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sabato, marzo 21, 2009

 

Rude awakenings



Roads

Ohh, can't anybody see
We've got a war to fight
Never found our way
regardless of what they say

How can it feel, this wrong
From this moment
How can it feel, this wrong

Storm.. in the morning light
I feel
No more can I say
Frozen to myself

I got nobody on my side
And surely that ain't right
And surely that ain't right

Ohh, can't anybody see
We've got a war to fight
Never found our way
Regardless of what they say

How can it feel, this wrong
From this moment
How can it feel, this wrong

Portishead



I Portishead possono anche non piacere, tuttavia penso sia difficile che questa Roads lasci indifferenti. Definirla malinconica è riduttivo: ciò che la musica e il testo - spezzettato in frammenti che si ripetono in una angosciata circolarità - trasmettono è sofferenza, confusione, gelo, prostrazione.
Sono d'accordo con chi sostiene che la tristezza andrebbe presa a dosi omeopatiche, però se non ci fossero brani come questo, con tutto quel che di spiacevole e di amaro sanno evocare, anche le poche cose belle della vita avrebbero molto meno sapore.

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martedì, marzo 03, 2009

 

8 Marcio


Si avvicina l'8 marzo, una data che strada facendo ha smarrito significato e mordente, appiattendosi nell'effimero di sterili cliché e di eventi pubblici sempre più sbiaditi, strangolati dalla disillusione e dall'indifferenza generale.

L'efficace post di Giuliana ha l'effetto di una secchiata di sgrassatore sulla melassa dell'8 Marzo-Festa della Donna.
Leggendo le cifre sull'impennata nel numero delle lavoratrici che hanno dato le dimissioni - o per meglio dire sono state dimissionate - a causa di una maternità nella grassa, civile e progredita Lombardia, si ha la misura di un ritorno del passato o, meglio ancora, di un passato che non è mai passato avendo semplicemente assunto contorni più sfumati ed elusivi.

Nulla di cui non si avesse sentore già da tempo, solo che oggi qualsiasi denuncia o istanza passa attraverso le sabbie mobili di quella che qualcuno, icasticamente, ha definito ipocritocrazia, una democrazia che formalmente non discrimina nessuno e non nega alcunché, che all'occasione non fa mancare promesse di interessamento, pacche sulle spalle o espressioni compunte prima di voltare le spalle e fare zapping mentale.

L'ipocritocrazia mostra raramente in pubblico le sue vere opinioni. Se però dovessi associare un volto e una voce alla reale considerazione in cui è tenuta la donna oggi in Italia, scarterei a priori l'eterea Mara Carfagna e opterei per l'eloquio sanguigno di Ignazio La Russa durante l'alterco in diretta TV con Concita De Gregorio.

Dulcis in fundo, richiamo il ricordo di una grande e sfortunata interprete della canzone italiana.
"Vola", farina del sacco di Ivano Fossati, mi ronza in testa da alcuni giorni senza un vero motivo: forse è solo perché ha un testo che tocca i tasti giusti, giù nel profondo.

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venerdì, febbraio 27, 2009

 

Musica, maestro



A mezzanotte va
la ronda del piacere


quattro cani di ronda

Quattro cani per strada
e la strada è già piazza
e la sera è già notte...
Se ci fosse la luna
se ci fosse la luna
si potrebbe cantare


Francesco De Gregori - Quattro Cani




Una dedica ad hoc per i "probi" cittadini delle ronde fai-da-te e per le menti illuminate che hanno evocato questi nuovi angeli custodi perché veglino paternamente su di noi perlustrando nottetempo le strade, affinché nessuno osi disturbare il sonno della ragione.


Veleno a fior di labbra

Il testo di "Parliamo un po' di te" di Rosalino Cellamare (a.k.a Ron) non ha bisogno di parafrasi. Almeno una volta nella vita, tutti passiamo per questi laghi amari.
Un sms preoccupato con una richiesta di chiarimenti mi spinge a specificare che la scelta di "Parliamo un po' di te" è frutto unicamente dell'aver riascoltato questa canzone dopo tanto tempo.



Parliamo un po' di te
Ron
(1984)

Beccati 'sta canzone,
sto per scriverti una canzone,
ora tu non lo sai,
ma quando mi vedrai
o accenderai la radio
oh, quanto piangerai
Sarà anche un pò comica, come sei tu

Due rime per cominciare
e tanto per non sbagliare
parliamo un pò di te,
di come finiscono male
quelli che non sanno amare
sì, quelli come te
Sei così comica, ma come no?
così senza sentimenti,
io, in mezzo ai denti però, oh

Beccati 'sta canzone
con quel poco che c'è di me
chissà che faccia farai
vedermi dentro al TV show
sentire dire per radio
non ci rivedremo mai

Ma se non ti vedo non canto più
non starai bene nemmeno tu
ma non lo dirai
Io, io perchè l'ho detto non lo so,
ma adesso spegni la radio
o davvero piangerai

Tu così comica, io così solo

Sono a metà della canzone,
m'è venuta la tentazione:
mollo tutto e vado via.
Ma c'è la sua faccia sul divano,
buttata lì col bicchiere in mano,
ci sono anche i suoi.

Oh, io lo so tu come sei
io lo so adesso cosa fai
magari riderai
Cercherai di non pensare a me
parlerai o non parlerai,
quante arie che ti dai

Sei così comica davanti a me

Beccati 'sta canzone
con quel poco che c'è di me
chissà che faccia farai
vedermi dentro al TV show
sentire dire per radio
non ci rivedremo mai

Ma se non ti vedo non canto più
non starai bene nemmeno tu,
ma non lo dirai mai
Io, io perchè l'ho detto non lo so,
ma adesso spegni la radio
o piangerai

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domenica, gennaio 18, 2009

 

Il talento non è acqua


Dance me to the end of love

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic 'til I'm gathered safely in
Lift me like an olive branch and be my homeward dove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Oh let me see your beauty when the witnesses are gone
Let me feel you moving like they do in Babylon
Show me slowly what I only know the limits of
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the wedding now, dance me on and on
Dance me very tenderly and dance me very long
We're both of us beneath our love, we're both of us above
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the children who are asking to be born
Dance me through the curtains that our kisses have outworn
Raise a tent of shelter now, though every thread is torn
Dance me to the end of love

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic till I'm gathered safely in
Touch me with your naked hand or touch me with your glove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Leonard Cohen

Dopo una domenica trascorsa a lavorare su Keynote 09 per via di un filmatino didattico sulla Shoà preteso dall'insegnante di religione di mia figlia - e su questo genere di richieste "Hi-Tech" avrei parecchio da obiettare - respiro ascoltando un po' di musica.
Giù il cappello dinanzi a liriche ispirate come questa "Dance me to the end of love".
Ho riscoperto il brano di Cohen grazie alla straordinaria voce "nera" di Madeleine Peyroux e agli intriganti arrangiamenti jazz "vecchio stile" della sua cover.
Per non lasciarvi a bocca asciutta, ho scovato su YouTube un'altra cover molto più fatta in casa ma - ne converrete ascoltando - davvero apprezzabile.



Buona settimana!

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